Caccia vietata a Sant'Antioco nelle zone costiere e di campagna densamente abitate. A sancirlo è una direttiva del sindaco di Sant'Antioco Ignazio Locci. <abbiamo semplicemente riproposto il divieto di caccia in zone ormai popolate del territorio in tutti i mesi dell'anno- spiega Ignazio Locci- relativamente alle zone a rischio sicurezza con l'attività venatoria >. Le zone “proibite” alle doppiette sono quelle che un tempo erano in prevalenza destinazione agricole che oggi però registrano un numero elevato di presenze residenziali e turistiche attraversate da strade che oltre al passaggio di autoveicoli sono interessate anche da una cospicua circolazione turistica e locale sia a piedi, in bici o a cavallo. “Così persistendo le condizioni che hanno determinato l’assunzione delle ordinanze nelle quattro stagioni venatorie precedenti, recita l'ordinanza, si ritiene opportuno per ragioni di pubblica sicurezza, “proteggere” mediante segnalazione e tabellazioni le aree nelle quali vi è maggior densità di residenze sparse e nelle quali sarebbe comunque vietato l’esercizio della caccia in rispetto alle persone, alle abitazioni, alle strade e ai terreni coltivati. <un'ordinanza suffragata dal fatto che in passato sono state segnalate numerose inottemperanze al rispetto delle distanze dagli immobili e dalle strade da parte di cacciatori- conclude il sindaco- con conseguente grave disagio e pericolo per la pubblica incolumita di residenti e turisti>. Le zone interessate sono le così dette “zone libere”, porzioni di teritorio un tempo facenti parte dell'”autogestita isola di Sant'Antioco” che al giorno d'oggi risultano aree ormai antropizzate con finalità turistiche e agricole con numerose case sparse. Tra queste per esempio il borgo marino di Maladroxia, Calasapone, Co'e quaddus e Canai oltre zone vicinisime ormai alla città come Monte La Noce e Su Pranu. Tito Siddi Ci sono però ancora anche zone che pur essendo antropizzate da attività turistiche o industriali rimangono all'interno del perimtero dell'autogestita. < posti dove i cacciatori si guardanno bene di andare ad esecitare la caccia proprio per garantire la sicurezza delle persone – spiega il presidente dell'autogestita isolana Gianfranco Agati- ma che per legge dovrebbero diventare “oasi di protezione faunistica” dove vige il divieto assoluto di caccia>. Uno status che spetta alla Regione deliberarlo ma che sinora non è stato fatto. <Abbiamo come autogestita già uno studio pronto per queste porzioni di territorio - continua Gianfranco Agati- ma devono essere i Comuni e la provincia a farne richiesta alla Regione. Come autogestita – conclude il presidente - abbiamo fatto presente da tempo l'argomento ai sindaci auspicando un loro interessamento per risolvere il problema>.
Sant'Antioco. Ordinanza di divieto di caccia in zone agricole e turistiche antropizzate
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