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Carbonia. Scontro in consiglio comunale sui rimborsi spese per i viaggi degli assessori

Politica Locale
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In tempi di commemorazioni della disfatta di Caporetto, verrebbe da dire che ieri, in consiglio comunale, potrebbe essere andata in scena la “Strafexpedition” dell’opposizione contro la maggioranza a Cinque Stelle: attaccata proprio sul terreno ad essa più caro. Quello delle “spese per la politica”, cavallo di battaglia del Movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio e punto forte del programma presentato dal sindaco Paola Massidda nella campagna elettorale per le comunali del 2016. Ma, proprio come accadde cent’anni fa dopo l’offensiva degli austro-tedeschi, non è detto che la “spedizione punitiva” della minoranza ottenga il risultato atteso, ovvero: destabilizzare la giunta e la maggioranza fino alla crisi irreversibile e definitiva e, dunque, alle dimissioni del sindaco, con le conseguenti elezioni anticipate. E non conduca, invece, le vicende politiche ad un ribaltamento del “fronte”, per cui chi attacca finisce per doversi difendere o, addirittura, pentirsi di aver agitato le acque.

Il tema, manco a dirlo, riguarda, i rimborsi per le spese di viaggio richiesti e ottenuti da alcuni assessori – nomi e cognomi non ne sono stati fatti ma è facile arguire di chi si parlasse – che sono residenti lontano dalla città di cui sono amministratori comunali. Nella compagine guidata da Massidda, questi sono la maggioranza, per cui la questione è sempre stata oggetto di critica da parte delle minoranze. Ieri però la minoranza ha deciso di affondare il coltello nelle carni del grillismo, con effetti in apparenza devastanti per la maggioranza, in realtà tutti da verificare. Ad aprire le danze, tuttavia, è stato il sindaco che, nelle comunicazioni porte in avvio di seduta, ha stigmatizzato l’iniziativa della consigliera Ivonne Fraternale tesa a riportare al rispetto della norma regolamentare l’attività di verbalizzazione delle riunioni di commissione. Va detto che tale attività sarebbe compito del segretario comunale o di un dipendente comunale delegato ma per consuetudine da anni, al fine di risparmiare sui costi dell’attività politica, tale compito è stato assegnato di volta in volta a un componente degli organismi consiliari. Per questo motivo, Massidda ha criticato Fraternale, rea a suo dire di aver chiesto il rispetto del regolamento adesso che sta all’opposizione e non quando, nel precedente mandato del consiglio comunale, era presidente di una commissione: «Ci costringe – ha detto il primo cittadino – a presentare una modifica al regolamento, con tutto il contorno di riunioni di giunta e commissione che aggravano i costi dell’attività politica». Apriti cielo.

Da quel momento è cominciato il tiro al bersaglio della minoranza, in riferimento anche a una azione di verifica dei rimborsi di spese di viaggio richiesti e ottenuti, come detto sopra, da alcuni assessori non residenti in città, effettuata in commissione Garanzia e Controllo. Da Michele Stivaletta a Giuseppe Casti, da Ugo Piano a Fabio Usai e Daniela Garau è stata fatta emergere una realtà fatta di assessori non meglio identificati che ricevono rimborsi ogni qualvolta devono recarsi in città per le più svariate attività, legate all’impegno politico ma, a detta dei consiglieri del’opposizione, non consentiti a termini di legge. Stivaletta ha citato sentenze di sezioni regionali della Corte dei Conti – prima istanza, nel procedimento giurisdizionale amministrativo – che determinano la rimborsabilità della spesa solo in caso di sedute istituzionali, mentre dai resoconti citati risultano rimborsi in occasione di sagre, feste, matrimoni e pure un funerale, questo per altro officiato in occasione del decesso di un illustre cittadino di Carbonia (e non se ne menziona l’identità, a differenza di quanto fatto altrove con sprezzo del rispetto per i defunti, per il riguardo che a tali evenienze è dovuto a norma di civiltà). L’atto d’accusa è stato pesante: Massimiliano Zonza, a nome del Movimento 5 Stelle, è intervenuto spiegando che la maggioranza avrebbe avviato una verifica ma che il partito di governo non avrebbe accettato di essere messo con le spalle al muro, visto che nel precedente mandato del consiglio comunale, si sarebbe verificata l’erogazione di rimborsi a consiglieri domiciliati stabilmente a Carbonia ma fittiziamente residenti altrove. Anche in questo caso, niente nomi.

È chiaro che laddove agli assessori “forestieri” fosse inibito il rimborso delle spese di viaggio anche per la presenza extraistituzionale, qualcuno di essi potrebbe gettare la spugna, creando una nuova fase di crisi nella compagine a Cinque Stelle.

Fra gli intervenuti a nome delle opposizioni, si è distinta la sola Garau la quale, non rinunciando a chiedere al sindaco e ai dirigenti comunali un’applicazione superiore nell’affrontare la materia, ha richiamato l’attenzione su un passato non del tutto adamantino, quanto a spese per incarichi professionali ma ha pure avvertito come la demagogia populistica in tema di spese per la politica stia conducendo l’opinione pubblica a considerare il mestiere della politica – temporaneo quanto si voglia, ma pur sempre necessitante di tempo, studio e competenze “multitasking” – come una sorta di volontariato di basso profilo, ciò che condurrebbe a un pericoloso detrimento della qualità nei rappresentanti dei cittadini.

Ed è questo, probabilmente, il nodo di tutta la questione. Prima di sciogliere il quale non si può nascondere che l’apparato normativo che dovrebbe dirimerla non è affatto univoco. In senso contrario alle sentenze citate da Stivaletta, si potrebbe proporre infatti il comma 3 dell’articolo 84 del Testo Unico degli Enti Locali, il quale prescrive che agli amministratori non residenti nel comune in cui esercitano la funzione «spetta il rimborso per le sole spese di viaggio effettivamente sostenute per la partecipazione ad ognuna delle sedute dei rispettivi organi assembleari ed esecutivi, nonché per la presenza necessaria presso la sede degli uffici per lo svolgimento delle funzioni proprie o delegate». Si tratta qui di comprendere se partecipare a riunioni di partito, presenziare a eventi pubblici promossi o patrocinati dall’amministrazione comunale, cerimonie civili o religiose cui sia opportuna la presenza di un rappresentante del comune siano ricomprese nella fattispecie delle «funzioni proprie o delegate». Discussione che sarà portata, si pensa, al più presto – almeno si spera – sulla scrivania del dirigente del comune che ha autorizzato il cassiere ad erogare il rimborso, unico responsabile del fatto contestato.

Quanto invece alla questione delle famigerate “spese per la politica”, bene ha fatto Daniela Garau a porre il tema nei termini detti. La politica è attività nobile, significativa, pregnante per chi la svolge in virtù della scelta dei destinatari di questa azione. La vulgata demagogica e populista che, negli ultimi anni, anche a causa di comportamenti scorretti e perfino illegali, ha finito per dominare il dibattito, ha fatto credere che il tempo dedicato a tale attività debba svolgersi poco più che gratuitamente: come avveniva ai tempi del parlamento sabaudo o dei primi decenni del Regno, quando i rappresentati erano eletti fra la classe, unica a detenere il diritto di voto attivo e passivo, dei proprietari mobiliari e immobiliari. La repubblica democratica ha altresì consentito anche ai disoccupati e ai nullatenenti di sedere sugli scranni delle Camere e tale opportunità deve essere consentita ancora, pena l’ulteriore scadimento della qualità della nostra democrazia. Sostenere con risorse pubbliche l’attività politica di un componente delle istituzioni è, dunque, doveroso. Sicuramente, da parte del M5S, aver calcato la mano, con forzature propagandistiche, su tutta una serie di questioni relative agli emolumenti percepiti dal personale politico, espone oggi la formazione politica alla guida della città al contropiede degli avversari politici: chi è causa del suo male, verrebbe da dire, pianga se stesso.

E tuttavia, ieri sera, si sono sentite filippiche da parte di chi, ai tempi della provincia di Carbonia Iglesias, non solo non ha mosso un dito ma anzi ha favorito un andazzo vergognoso – denunciato perfino dall’allora presidente Tore Cherchi – nella abbondante convocazione di riunioni di commissione finalizzate alla sola percezione del gettone. Un altro dei protagonisti di questa vergogna sghignazzava e bofonchiava nelle file del pubblico, pensando che ormai, delle sue imprese, ci si fosse dimenticati. E invece no.

Giovanni Di Pasquale

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