«Arrivederci al 2019», aveva scritto l’assessore alla Cultura Sabrina Sabiu agli interlocutori del Cedac, al termine del messaggio di posta elettronica attraverso il quale comunicava la decisione dell’amministrazione comunale di non confermare il finanziamento al cartellone di teatro e danza. Dalle parole che l’esponente della giunta a Cinque Stelle ha usato per rispondere all’interrogazione del consigliere di opposizione Daniela Garau, che chiedeva un ripensamento, si è capito come l’«arrivederci» sia piuttosto un addio, almeno per il tempo in cui al governo della città ci sarà l’attuale compagine. In sostanza, la giunta e la maggioranza pentastellate hanno deciso di interrompere una storia che, fatto salvo il periodo in cui il Teatro Centrale è rimasto chiuso per il restauro, è iniziata nel 1982 e che, dalla sua riapertura nel 2003, è andata avanti ininterrottamente fino all’anno passato, riscuotendo sempre un grande e meritato successo e richiamando un folto pubblico da tutto il territorio. Argomento che, evidentemente, non ha fatto breccia nella considerazione degli amministratori comunali, i quali pensano con tutta evidenza che sia giunta l’ora di cambiare, affidando l’allestimento della prossima stagione teatrale, tutta ancora da pensare e costruire, alle compagnie locali: Teatro del Sottosuolo e La Cernita, si suppone. Daniela Garau, esponendo l’argomento della sua interrogazione, ha sollecitato l’assessore a riconsiderare una decisione ritenuta dannosa per la città e in controtendenza quanto alle aspettative dei tanti cittadini che hanno mostrato di gradire anno dopo anno la proposta del Circuito Teatrale Regionale: «Una manifestazione – ha detto l’esponente della minoranza – che ha posto Carbonia al centro del territorio, come polo di attrazione per gli appassionati del teatro. Assurdo disperdere un rapporto che va avanti da decenni e che ha consentito al pubblico di approcciare spettacoli di levatura nazionale e internazionale». L’assessore Sabiu, prima di entrare nel vivo dell’argomento, ha stigmatizzato l’atteggiamento dei responsabili del Cedac, rei a suo dire di aver diffuso un messaggio di posta elettronica riservato, allo scopo di esercitare un’indebita pressione nei confronti dell’amministrazione comunale. Ad ogni modo la giunta e il gruppo consiliare del M5S ritengono di dover imprimere una svolta decisa nell’allestimento dei programmi: no ai cartelloni preparati e forniti a scatola chiusa, per la serie “prendere o lasciare”, e coinvolgimento al massimo livello dei soggetti che in città si occupano di teatro e che, a detta dell’assessore, sarebbe in grado di provvedere a programmi di pari valore, rispetto a quelli finora erogati dal Cedac. L’indirizzo politico del M5S è questo: come già scritto nella famigerata email, il 2018 sarà, nei programmi della giunta Massidda per la cultura, l’anno della celebrazione dell’ottantesimo compleanno della città e tutte le manifestazioni saranno improntate a questo avvenimento. Nessuno spazio, dunque, per ripensamenti di sorta: si chiude una storia, se ne apre un’altra e si vedrà con quali esiti.
Quello che si può dire, per ora, in attesa di sapere che cosa attende agli appassionati rimasti per ora a bocca asciutta, è quello che il Cedac avrebbe previsto per il 2018 e che l’amministrazione comunale ha rifiutato. Si tratta di cinque spettacoli di prosa e due di danza. Il primo di questi era previsto a gennaio: uno “Schiaccianoci” innovativo, trasferito dal Balletto di Roma e dal coreografo Massimiliano Volpini in una periferia urbana. Sempre a gennaio, il via alla prosa, con “Le relazioni pericolose”, tratto, come il celebre film di Stephen Frears che vedeva nel cast Glenn Close, John Malkovic, Michelle Pfeiffer, Uma Thurman e Keanu Reeves, dal romanzo epistolare di Choderlos de Laclos, messo in scena dalla coppia già più volte applaudita al Centrale – l’ultima volta in una “Antigone” di gran vaglia – formata da Elena Bucci e Marco Sgrosso. A febbraio, Michele Riondino, attore che ha dato volto al “Giovane Montalbano”, avrebbe portato “Angelicamente anarchici”, lavoro sul rapporto fra don Andrea Gallo e Fabrizio De Andrè, con musica dal vivo. A marzo sarebbe tornata la danza, con la proposta di una compagnia più volte apprezzata dal foltissimo e appassionato pubblico che segue da sempre gli spettacoli coreutici: “Odyssey Ballet”, in cui la Physical Dance di Mvula Sungani si fonde con le musiche etniche dell'area mediterranea, per un’opera incentrata sulla contaminazione, la forte matrice etnica e il tema dell’integrazione. Sempre a marzo, c’era in programma “Da questa parte del mare”, con Antonio Cederna, volto importante del cinema e del teatro italiano, alle prese con la biografia e le canzoni di Gianmaria Testa. Il mese successivo avrebbe visto l’arrivo di “Vania”, rilettura del celebra “Zio Vanja” di Čechov, portato nel clima di una provincia italiana contemporanea in cui i personaggi si muovono in una realtà soffocante. Sempre ad aprile, quello che a prima vista apparirebbe come il clou del cartellone mancato: “Profumo di donna”, dal romanzo di Giovanni Arpino, plot prescelto per film che hanno visto come protagonisti giganti del cinema quali Vittorio Gassman e Al Pacino. Nello specifico, il ruolo principale è affidato a Massimo Venturiello, attore dalla ricca carriera per il grande e piccolo schermo, prescelto da autori come Scola, Bertolucci, i fratelli Taviani, Salvatores, Mikhalkov, Lizzani.
Questo, in conclusione, è quel che si è perduto, e non è poco. La speranza di avere in cambio proposte di equivalente qualità non si sa quanto sia fondata.
Giovanni Di Pasquale