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Carbonia. Rimborsi delle spese di viaggio agli assessori:«D’ora in poi solo in caso di appuntamenti istituzionali»

Politica Locale
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Rimborsi delle spese di viaggio agli assessori non residenti a Carbonia: si cambia. Lo ha spiegato il dirigente degli Affari Generali, Giorgio Desogus, nella risposta alla richiesta di chiarimenti presentata dai consiglieri di minoranza Michele Stivaletta, Massimo Usai, Fabio Usai, Federico Fantinel, Ivonne Fraternale, Ugo Piano, Giuseppe Casti e Pietro Morittu (nella foto ), che hanno sollevato il caso nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale. Una riunione piuttosto agitata, con l’opposizione all’attacco della giunta e della maggioranza su un tema delicato, soprattutto per chi, come il Movimento 5 Stelle, ha da sempre propugnato l’oculatezza e la riduzione delle cosiddette “spese per la politica”. Secondo le minoranze, sulla base di pronunciamenti della Sezione autonomie e delle sezioni regionali di Lombardia, Puglia e Toscana della Corte dei Conti, la corresponsione del rimborso è legittimo solo in caso di riunione istituzionale, mentre finora a gli assessori “forestieri” è stata rimborsata la spesa per il viaggio in qualsiasi occasione questo stia stato effettuato, comprese manifestazioni e riunioni di maggioranza. È stato inoltre chiesto un chiarimento al dirigente comunale che ha risposto annunciando un cambiamento in direzione delle tesi sostenute dai richiedenti. «La normativa di riferimento è costituita dall’articolo 84 comma 3 del decreto legislativo 267/2000 – ha scritto Desogus – secondo il quale “Agli amministratori che risiedono fuori del capoluogo del Comune ove ha sede il rispettivo ente spetta il rimborso per le sole spese di viaggio effettivamente sostenute per la partecipazione ad ognuna delle sedute dei rispettivi organi assembleari ed esecutivi, nonché per la presenza necessaria presso la sede degli uffici per lo svolgimento delle funzioni proprie o delegate”. Si tratta di una norma in vigore da oltre sedici anni e mai modificata».
L’interpretazione, corroborata negli anni da pareri forniti dal ministero dell’Interno, è stata modificata successivamente dai giudici contabili in senso “minimalista”: «Sostengono, infatti – prosegue il dirigente – che sia tale [che sia legittimo il rimborso della spesa di viaggio, ndr] solo quando “quella presenza sia qualificata da un preesistente obbligo giuridico dell’interessato, che non gli consentirebbe una scelta diversa per l’esercizio della propria funzione, salvo il non esercizio della funzione stessa”. E rafforzando il concetto, precisano che “è da escludersi pertanto la rimborsabilità delle spese di viaggio sostenute per le presenze in ufficio rimesse discrezionalmente alla valutazione soggettiva dell’amministratore locale”, come “ad esempio, in giorni diversi da quelli delle sedute degli organi di appartenenza”. Quando non vi sono riunioni, sostengono i giudici, “tali costi (di viaggio) devono considerarsi coperti dall’indennità di funzione”. Quando vi sono riunioni o obblighi giuridicamente vincolanti di presenza, però, per i rimborsi dei viaggi può esserci “l’autorizzazione rilasciata dal Sindaco all’uso del mezzo proprio in assenza di mezzi di trasporto pubblico idonei, ovvero quando l’orario degli stessi non ne consenta la fruizione in tempi conciliabili con l’espletamento delle incombenze connesse al mandato… L’uso del mezzo di trasporto personale è da ritenersi necessitato soltanto se finalizzato all’effettivo e obbligatorio svolgimento delle funzioni proprie o delegate, e quando ne sia accertata la convenienza economica nei casi in cui il servizio di trasporto pubblico manchi del tutto o non sia idoneo a consentire l’agevole ed utile svolgimento della funzione”. In tali casi è possibile e lecito il rimborso di un quinto del prezzo di un litro di benzina verde per ogni chilometro percorso».
L’interpretazione si fonda insomma su una distinzione delle tipologie di presenza, innovativa rispetto a una prassi consolidata: «Successivamente a tale parere della Sezione Autonomie (esattamente il 18 gennaio 2017) – chiarisce Desogus – sorse più di un dubbio in alcuni Comuni e questo provocò dapprima l’intervento della Corte dei Conti, sezione Lombardia, poi sezione Puglia. In entrambi i casi si espressero nel modo più severo, escludendo la possibilità di ottenere un rimborso al di fuori dei casi necessitati da riunioni degli organi collegiali dei quali fa parte l’Amministratore. Ancora più rigida è stata la presa di posizione della Corte dei Conti della Toscana, che con la deliberazione n. 127/2017/PAR del 19 aprile 2017, esclude qualunque possibilità di interventi regolamentari e/o classificatori delle diverse fattispecie da parte dei Comuni. La quale precisa inoltre che “non possono dar luogo a rimborso” i casi di presenza in ufficio per ricevere il pubblico, per incontri istituzionali, incontri con responsabili dei servizi e neppure per partecipare a riunioni delle commissioni consiliari, quantunque formalmente convocati».
La conclusione è scontata: «Alla luce di questi interventi giurisprudenziali, aventi carattere innovativo, come si è visto, pertanto l’Ufficio competente si atterrà alla interpretazione fornita dalla Corte dei Conti nei pareri citati».

Giovanni Di Pasquale

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