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Portovesme. Svanisce il progetto di rilancio ex Ila e terme Quequaddus

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Politica Locale
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Doccia fredda per i lavoratori dell'ex Ila di Portoscuso che da tempo presidiano con le tende il palazzo della Regione, in viale Trento a Cagliari e per i disoccupati di Sant'Antioco e del Sulcis che speravano nella realizzazione di un centro termale a Coaquaddus.  La Port.Al ha infatti annunciato di voler "accantonare definitivamente il progetto di riattivazione dello stabilimento del polo industriale di Portovesme per la produzione di laminati di alluminio"."La decisione - fa sapere l'azienda - è stata assunta per l'impossibilità di mettere in campo l'ennesimo piano industriale elaborato per il riavvio dell'attività produttiva a causa della burocrazia che ha paralizzato di fatto qualsiasi iniziativa". Inoltre lo stesso gruppo starebbe valutando la possibilità di rinunciare anche alla realizzazione dell'hotel con centro termale a Coequaddus, nell'isola di Sant'Antioco. Il progetto del centro termale prevede un investimento di 20 milioni di euro con la creazione di 200 posti di lavoro stabili.  "visto che dopo cinque anni d'attesa dalla Regione – dice Ninetto Deriu- non è arrivato ancora il via libera all'iniziativa ".  Gli impianti dell'ex Ila erano stati rilevati tre anni fa dal fallimento della Ila. La Port.Al, del gruppo Reno, era stata costituita nel giugno del 2012 per rilevare la fabbrica di laminati per 3 milioni e 280 mila euro assumendo anche 12 dei 160 dipendenti ex Ila. "In questi tre anni - denunciano i vertici del gruppo - tra mancati ricavi, spese di gestione, manutenzione e personale la Port.Al ha speso oltre 10 milioni di euro. Avrebbe dovuto riprendere la produzione a dicembre del 2012, ma tutti i tentativi di realizzare il piano industriale con infrastrutture in grado di abbattere i costi dell'energia si sono sempre scontrati contro il muro di gomma della burocrazia". L'ultimo piano industriale presentato alla Regione prevede un investimento di 50 milioni di euro - da finanziare in parte con il Piano Sulcis, in parte con fondi privati - e la realizzazione di un nuovo impianto di produzione: tutto è legato alla possibilità di cedere l'area dell'attuale stabilimento alla Mossi e Ghisolfi per dar vita a un impianto per la produzione di bio-fluel. "Ebbene, sembra destinato a finire anche questo in un binario morto - dice l'amministratore unico della Reno, Ninetto Deriu - Sono amareggiato. Ostacoli e difficoltà di ogni genere bloccano qualsiasi investimento: dopo tre anni di promesse e di rinvii ci sentiamo presi in giro, per questo abbiamo deciso di gettare la spugna accantonando il progetto Port.Al. Ci dispiace per i lavoratori: altri quaranta perderanno l'assegno di mobilità a giugno e resteranno senza ammortizzatori sociali, ma noi non possiamo più fare niente per loro". (foto ansa)

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