Nonostante la pandemia, disegnare la scuola di domani è l’impegno che insegnanti e personale amministrativo tecnico e ausiliario aderenti alla Cisl sarda si sono dati per l'appuntamento a Cagliari per il VII Congresso regionale aperto alla presenza del segretario generale nazionale aggiunto della Cisl Scuola, Ivana Barbacci, e del segretario generale regionale Gavino Carta.
La tempesta coronavirus è stata per la scuola un autentico tsunami, che ha generato in Sardegna numerosi problemi, elencati da Maria Luisa Serra, segretaria generale regionale della Cisl Scuola, nella sua relazione. Con una costatazione preoccupata: «La Dad ha dimostrato che, se mai ci fossero ancora dubbi, che il diritto allo studio non è garantito per tutti». Anche la dispersione scolastica è la logica conseguenza di questo diritto allo studio problematico per molti ragazzi, a seconda della provenienza territoriale: il 23% dei giovani sardi di età compresa tra 18 e 24 anni non ha un diploma, è in possesso soltanto della licenza media (media italiana al 12%). Si va da un picco di dispersione del 50% circa nella provincia di Nuoro al 10% nella provincia di Oristano.
La Cisl Scuola indica tre principali modalità di contrasto del fenomeno dell’abbandono scolastico: la prevenzione, l’intervento e la compensazione. «La prevenzione dell’abbandono scolastico - ha detto Maria Luisa Serra - include le iniziative che riguardano il miglioramento dell’insegnamento, della cura già nella prima infanzia e successivamente nell’orientamento scolastico e professionale. L’intervento può consistere nella creazione di gruppi di lavoro, nell’utilizzo delle compresenze, se ci sono, nell’attribuzione di compiti diversificati senza lo stigma dei ruoli immutabili. La compensazione - ha aggiunto la segretaria generale Cisl Scuola Sardegna - diventa uno strumento di “giustizia commutativa”, ovvero, il sistema di formazione professionale, può rappresentare senz’altro uno strumento più agile per i ragazzi che non sono riusciti a completare i loro rispettivi corsi di studio. Possono trovare, infatti, nella formazione professionale un valido iter utile a raggiungere il mondo del lavoro con un’adeguata qualificazione in entrata».
Preoccupazione degli insegnanti per gli effetti scatenati da Covid sui ragazzi. «La Dad, da strumento necessario e formidabile per tenere in essere i contatti con la scuola e per la prosecuzione degli studi, ha determinato - ha detto Maria LuisaSerra - una serie di strascichi di rilevante importanza, sia tra gli adolescenti, sia tra gli studenti universitari che hanno affrontato in solitudine il confinamento forzato. I numeri aiutano a capire il fenomeno: recenti studi delle Università di Cagliari e Sassari calcolano che i ragazzi in Sardegna trascorrano il 79 % del tempo sui social ovvero più di quattro ore al giorno cioè 120 ore in un mese. Nel 90 per cento dei casi, i social sono per loro l’unico modo per mantenere i contatti con l’altro anche se il 74 per cento sostiene che li lascino comunque soli. In un’indagine realizzata a maggio 2021, l’81% dei giovani confessa di avere sensazioni sgradevoli, cioè di sentirsi agitato, pronto a spaccare tutto, demotivato e impotente».
Cagliari. VII Congresso Cisl Scuola Sardegna. « La Dad ha dimostrato che il diritto allo studio non è garantito per tutti».
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