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Riforma Scuola. Proposte del sindacato per fermare il trasferimento dei docenti

Politica Regionale
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Regione e sindacati cercano di correre ai ripari per salvaguardare 1747 insegnanti dal trasferimento in altre regioni, anche geograficamente molto lontane dall’isola. Un salva-taggio che dovrà essere operato entro il prossimo 11 settembre, termine entro il quale gli insegnanti dovranno accettare la destinazione decisa stamattina dal MIUR e comuni-cata via mail agli interessati, pena la cancellazione definitiva dalla graduatorie a esauri-mento e da quelle concorsuali.
Il sindacato, nel corso di un incontro nel pomeriggio di oggi, ha condiviso con l’assessore Firinu la necessità di presentare al Ministro Giannini, con il quale si incontrerà venerdì 4 settembre, le seguenti proposte per ridurre ai minimi termini disagi o in-dividuare altre formule meno penalizzanti per gli insegnanti :
- Salvaguardare dalla decadenza automatica i docenti che non accettano a causa di oggettive difficoltà ( figli a carico, disabili in famiglia da accudire,anzianità dei genitori e tutte quelle situazioni familiari che hanno un costo sociale altissi-mo). L’età media degli insegnanti trasferibili supera 45 anni, oltre il 70% donne.
- Accelerare la fase delle assegnazioni delle supplenze conferite dai dirigenti sco-lastici sardi così da consentire agli insegnanti impossibilitati a trasferirsi di lavo-rare in Sardegna almeno ancora per l’anno 2015-2016.
- Aumentare il numero di coloro che Sardegna avranno i posti in fase C ( cioè nell’organico potenziato stabilito dalle singole scuole). A tal fine il sindacato chiede il potenziamento del tempo pieno.

Per la Cisl sarda le debolezze e quindi il fallimento della “buona scuola di Renzi trova riscontro nei numeri degli operatori sardi che hanno presentato le domande di insegna-mento. Hanno infatti aderito al progetto sulla buona scuola appena il 40% dei precari sardi. Una riforma dai tempi troppo stretti per evitare pasticci rispetto alla quale il detta-glio delle procedure pratiche si è conosciuto solo ai primi di agosto.
Per la Cisl sarda serve allora un criterio capace di salvaguardare gli operatori della scuola della Sardegna nel quale la questione di un "organico regionale" è stata sottovalutata. La Regione dovrà pretendere delle deroghe adeguate al più presto per evitare un ulterio-re arretramento del servizio educativo pubblico. Con i docenti deportati partono intere famiglie compresi i ragazzi/alunni a cui intestare il futuro riscatto dell'Isola. Oltre al fatto che si perde utenza da scuole già in sofferenza. Un terremoto antropologico da evitare perché accelera il processo di desertificazione in atto.
Bisogna attuare lo statuto sardo tramite una specifica norma a tutela del personale della scuola sarda non solo docente ma anche ATA, che merita adeguate tutele. Il personale ATA non è contemplato all'interno del decreto sulla buona scuola. La finanziaria Renzi, purtroppo va ad inibire la stabilizzazione del personale amministrativo tecnico ausiliario in attesa di nomina allo scopo di surrogare quelle posizioni attraverso eventuali esuberi provenienti dal processo di riforma degli enti intermedi.
La “buona scuola” rappresenta per la Sardegna una questione politica delicatissima e non tecnica (così come è stata gestita dall'ufficio scolastico regionale fino ad oggi). E’ importante mobilitare i parlamentari sardi affinché nelle norme attuative della legge di riforma le specificità sociali, geografiche, identitarie e culturali dell'Isola possano essere recuperate a tutela di una prossima gestione autonoma degli organici dei dipendenti della scuola sarda.
Per la Cisl bisogna mettere in campo al più presto una strategia in un'ottica di rafforza-mento dei diritti, utile a rafforzare l'istituzione educativa pubblica sarda. Questo sarà possibile solo attraverso una norma regionale che operi con forza in un'ottica inclusiva dando dignità al lavoro degli operatori della scuola sarda ed utile ad abbattere il pesante fardello della dispersione scolastica.
La Sardegna in parte per responsabilità del MIUR in parte delle Università sarde non ha formato al sostegno tutti i docenti necessari sia pur assegnati dal ministero. Siamo infatti un debito di formazione per 160 insegnanti che avrebbero potuto già oggi coprire le esigenze del sostegno isolano e che invece vedranno assegnate le cattedre a docenti di provenienza extra regionale.
Secondo la CISL sarda dovrà essere sollevata col ministero, la questione della mancata assunzione degli insegnanti non inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, ma che co-munque si sono abilitati al pari dei loro colleghi. Troppi docenti sardi hanno fatto a loro spese la formazione abilitante sostenendo costo di oltre 3.000 euro pro capite. Molti dei quali oggi si trovano tagliati fuori dalla riforma Renzi.


Maria Luisa Ariu Ignazio Ganga
Segretaria regionale Cisl Scuola Segretario regionale Cisl sarda

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