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Cagliari. Cisl: Lettera Aperta al Presidente della Regione Criticità ed emergenze da affrontare nella parte finale della legislatura

Politica Regionale
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"manca poco più di un anno e mezzo alla fine di questa legislatura, e considerato l’impegno delle forze
politiche regionali per il prossimo appuntamento elettorale che rinnoverà il Parlamento italiano, ci si avvia già
alla fase di predisposizione della manovra economica e finanziaria per il 2023 che eviti, auspichiamo, un
lungo esercizio provvisorio anche per il prossimo anno.
In considerazione anche delle ingenti risorse finanziarie a disposizione della Regione, in primo luogo quelle
del PNRR e del nuovo Quadro comunitario di sostegno, è indispensabile predisporre una programmazione
delle attività e di spesa utile ad affrontare, con tangibili risultati, almeno alcuni dei problemi più importanti
per le famiglie sarde.
In questa direzione è da tempo che sollecitiamo un patto sociale con un ruolo attivo dei sindacati e delle
rappresentanze economiche dell’Isola.
Senza questo apporto e consenso è difficile, anche per gli Esecutivi numericamente forti, mettere in campo e
attuare gli interventi tempestivi necessari a superare l’attuale crisi economica e del lavoro, spendendo presto
e bene le ingenti risorse finanziarie disponibili.
Si tratta di partire dalle criticità più evidenti e laceranti della società isolana, e da quanti soffrono
maggiormente il peso della crisi, del disagio sociale, della solitudine e della emarginazione, della grave
carenza di servizi alla persona e socio-sanitari (sulla spesa sanitaria le singole e principali voci di spesa sono, il
36% per il personale, il 21% per i beni e servizi, il 17% per la farmaceutica, il 14% per le prestazioni da
privato, e solo il 6 % per la medicina di base).
Gli indicatori più importanti cui fare riferimento sono ormai noti: il declino demografico di intere comunità e
territori ( 47,3 anni l’età media della popolazione - 222 anziani ogni 100 giovani), lo spopolamento nelle aree
interne e nei comuni minori, le migrazioni culturali verso le aree più forti del continente europeo di giovani
laureati e con competenze importanti, il tasso di disoccupazione giovanile a livelli costantemente alti (oltre il
40%), i fenomeni dell’abbandono e della dispersione scolastica (la percentuale media nell’Isola e’ del 18%,
con punte intorno al 40% nel nuorese), l’assenza o la inadeguatezza di servizi sociali, sportivi e culturali nella
gran parte delle comunità.
A questi si aggiungono la povertà e l’indigenza spesso causate dalle basse retribuzioni (imponibile IRPEF/
giorno in euro, in Sardegna 76,50, in Italia 90,10) e da una crisi che porta a un utilizzo consistente di tutte le
varietà degli ammortizzatori sociali, da pensioni con importi molto ridotti e inferiori a quelli medi delle
regioni del centro-nord e della stessa soglia di povertà (importo medio mensile vecchiaia 1.151,76 euro,
invalidità 664,92, superstite 616,21, pensioni/ assegni sociali 435,57, invalidi civili 466,57 - per un totale nel
privato di 472.818 prestazioni previdenziali con un importo medio mensile di 784,27 euro).
Gli interventi utili a sanare o ridurre queste difficoltà e svantaggi sono certamente molteplici, ma, in primo
luogo riteniamo urgente chiedere alla Regione di predisporre e approvare in questa ultima fase di legislatura
un programma pluriennale di lotta alla disoccupazione, soprattutto quella giovanile e femminile, e misure
utili a potenziare le attività di formazione professionale, oltre ad una legge quadro sullo invecchiamento
attivo, il tutto utilizzando proficuamente le risorse del PNRR, dei Fondi strutturali e dello stesso Bilancio
regionale.
Alcuni altri contenuti, da discutere con le parti sociali, riguardano inoltre: il sostegno e l’incentivo
all’equilibrio retributivo di genere e il disincentivo verso le differenze retributive, eventuali incentivi
economici alle famiglie con anziani non autosufficienti, insieme al potenziamento dei servizi di assistenza e
integrati alla persona.
In secondo luogo programmi e sostegni alla partecipazione attiva degli anziani alla vita della comunità
attraverso le associazioni di volontariato e del terzo settore, e dell’università della terza età.
In terzo luogo il potenziamento della medicina territoriale e dei servizio domiciliari alla persona.
Ma il Patto sociale deve anche valutare il disagio sociale e le difficoltà dei più giovani, e la necessità di
sostenere la natalità e la genitorialità, rimuovendo o attenuando le criticità che ostacolano la generatività, e
che portano le nostre comunità a un tasso di invecchiamento eccessivo per via della scarsa o inconsistente
natalità.
Su questi problemi e proposte si basa dunque la centralità delle politiche sociali e del lavoro in primo luogo a
favore delle persone più in difficoltà , che devono essere il fulcro di questo accordo incentrato sui diritti di
cittadinanza, sul lavoro, sulla lotta alle povertà.
Un segnale importante potrebbe arrivare da parte della Regione anche sul versante istituzionale con la
creazione dell’Assessorato alle politiche sociali e ai diritti di cittadinanza, che metta insieme funzioni oggi di
competenza di diversi assessorati.
Si tratta di proposte che vanno certamente inserite in un contesto di interventi strutturali riguardanti le più
generali strategie per lo sviluppo, quali le politiche industriali, quelle energetiche, la mobilità delle persone e
delle merci, l’attuazione dei provvedimenti che rendano esigibili i frutti del riconoscimento dello status di
insularità nella Costituzione, le politiche infrastrutturali, materiali e immateriali….
Ma intanto occorre mettersi tutti intorno a un tavolo per valutare le priorità e per far si che ciascuno nelle
proprie responsabilità si attivi positivamente al superamento delle emergenze e dei problemi più pressanti
per le famiglie sarde, e in primo luogo per le categorie più in difficoltà".

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