La protesta contro l’assalto delle rinnovabili in Sardegna approda al Palazzo di Giustizia. I comitati anti speculazione energetica hanno presentato alla Procura, a Cagliari, un esposto. La notizia della denuncia del Comitato Scientifico Insularità in Costituzione che è stata è pubblicata sui media ed anche nel blog di Angelo Porcheddu con la seguente motivazione. “Per potenziale conflitto di interessi, potenziale presenza di mafie o criminalità organizzata, o per presunto uso non corretto di fondi regionali ed europei nelle autorizzazioni e nella gestione dei parchi per le energie rinnovabili in Sardegna”.
“Vogliamo che la magistratura indaghi e faccia chiarezza”, ha spiegato Giulia Moi dell’associazione “Progresso Sostenibile”, annunciando la trasmissione dell’esposto anche a Roma, all’Autorità anticorruzione e alla direzione Antimafia, e poi a Bruxelles, all’ufficio europeo Antifrode. Nel mirino c’è anche il gruppo di lavoro chiamato dalla Regione a definire la mappa delle aree idonee: “Siamo sicuri – ha detto Moi – che non ci siano conflitti di interessi in tutti i suoi componenti?”. I comitati hanno confermato la mobilitazione per tutto agosto. A sostegno dell'iniziativa davanti al palazzo di giustiziasono state esposte bandiere e striscioni. Parola d’ordine: “Difendiamo il nostro cibo e la nostra terra”.Una delegazione di quattro donne si è poi spostata nella vicina sede della Questura, in via Amat, per riproporre le ragioni dell’esposto-denuncia. A spiegare i termini dell'iniziativa è stata anche Maria Antonietta Mongiu archeologa ed ex assessore regionale alla Cultura: «Perché il fondamento stesso dell’insularità è la Sardegna. Prima, durante e dopo la modifica della Costituzione abbiamo organizzato conferenze tematiche sulla tutela del paesaggio o dei paesaggi. Ciò che oggi sta accadendo nell’Isola vìola il patto per le future generazioni con una devastazione su larga scala: è illegittimo. Siamo per la transizione energetica e di supporto alle istituzioni, ma pensiamo che sia doveroso passare sotto la lente i procedimenti autorizzativi, a partire da ciò che chiama in causa tutta la filiera amministrativa, non solo quella politica. Era necessario un esposto al potere giudiziario affinché mettesse in atto le azioni per individuare i responsabili, per accendere un faro su chi non ha osservato le norme europee e quelle costituzionali, dalle convenzioni europea del paesaggio e di Aarhus sino ai principi della Costituzione. Siamo stati anche sentiti dalla polizia giudiziaria su delega della Procura della Repubblica di Nuoro».