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03
Sat, Dec
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Capelli (CD). Uscire dal confronto demagogico sul tema delle Basi Militari in Sardegna.

Politica Regionale
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Premetto che, come credo tutti i Sardi, vorrei/voglio che la mia Regione venga liberata da questa presenza di stampo coloniale, da sempre subita e da sempre sopportata, ma nel contempo ho l’obbligo di essere realista e quindi cercare in tutti i modi di rendere il più possibile “produttiva” , finchè ci sarà, questa ingombrante presenza salvaguardando in maniera certa ed assoluta, la salute dei nostri conterranei più esposti e del personale civile e militare che vi opera a tutti i livelli, nonché il nostro patrimonio archeologico ed ambientale. Assunta la certezza che lo Stato non intende recedere dalla “…disponibilità dei poligoni…” presenti in Sardegna e in particolare del poligono di Capo Teulada, vorrei proporre alcune riflessioni:

a) Siamo certi che i territori interessati dalla presenza delle basi militari siano del parere di chiudere immediatamente le stesse, soprattutto in mancanza di un reale programma di sviluppo di quei territori? La Maddalena docet!

b) Non sarebbe più opportuno trattare unitariamente, parti politiche, istituzionali,sociali ed economiche sarde , con lo Stato Italiano un più equo e certo, indennizzo finanziario? Sottolineo finanziario, (non la miseria di oggi, per giunta gravata da notevoli ritardi nell’erogazione), e non quantificabile in termini di servizi resi dallo Stato o beni demaniali da trasferire, per altro quest’ultimo atto già dovuto per legge!

c) Tale indennizzo non sarebbe opportuno destinarlo a quei territori interessati dalla presenza delle basi per consentire tutti quegli interventi infrastrutturali, e di bonifica, che possano servire a programmare e progettare un futuro diverso, stabilendo tempi e modi che nel tempo rendano, se non nulle, meno ingombranti queste presenze statali di stampo coloniale?

d) Per quanto riportato nei precedenti punti, non sarebbe più opportuno o produttivo indirizzare l’interlocuzione istituzionale, che deve guidare il confronto, non solo al Ministero della Difesa ma anche e soprattutto al Ministero dell’economia e al Capo del Governo?

Io credo che se noi tutti mettessimo a disposizione le nostre energie per ottenere ciò che realisticamente è ottenibile, non rinunciando a fare bottino pieno nel tempo soprattutto quando si tratta di diritti, renderemmo un miglior servizio alla nostra gente. So bene che queste mie considerazioni possono prestare il fianco a facili strumentalizzazioni da parte di quel mondo populista e inconcludente che parla alla pancia e non alla ragione e so altrettanto bene che c’è chi pensa che non bisogna recedere di un passo contro lo Stato Italiano “tiranno ed invasore”. A costoro chiedo: cosa si è ottenuto in oltre 60 anni di “lotta”? Che alternativa è stata realmente costruita? Non credete che con un passo alla volta si possa raggiungere la meta invece di urlare dal via che vogliamo raggiungere il traguardo senza spostarci di un centimetro?

Certo è che se neanche la proposta di mitigare il danno e rendere più equa l’ingombrante presenza militare in Sardegna non dovesse essere recepita, non rimarrebbe altro che una seria, decisa, vigorosa, e non saprei più quanto civile, reazione di tutto il popolo sardo.

Roberto Capelli

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