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Cisl. Riforma della sanità in Sardegna: si riparta dal territorio

Politica Regionale
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La riforma della sanità in Sardegna, secondo la Cisl regionale, è iniziata al contrario. Sarebbe dovuta partire dalla riorganizzazione e dal rafforzamento del territorio, per poi passare all’emergenza urgenza, arrivando solo a conclusione del processo all’eventuale ipotesi di riorganizzazione della rete ospedaliera.

La riforma della sanità in Sardegna, secondo la Cisl regionale, è iniziata al contrario. Sarebbe dovuta partire dalla riorganizzazione e dal rafforzamento del territorio, per poi passare all’emergenza urgenza, arrivando solo a conclusione del processo all’eventuale ipotesi di riorganizzazione della rete ospedaliera.
Secondo limite della riforma in cantiere è voler riordinare la rete ospedaliera considerando il tema della sanità un costo anzichè, come dovrebbe essere, un investimento. La Cisl chiede, inoltre, che non ci siano tagli nelle politiche a favore della non autosufficienza. Il sindacato, qualora sul bilancio di prossima emanazione si dovessero riscontrare tagli rispetto alle reali necessità del sistema assistenziale re-gionale, non esiterà a mettere in campo dure forme di mobilitazione e di lotta.
Dalla riorganizzazione del territorio- secondo la Cisl - si potrà riprogrammare un modello sanitario e socio assistenziale sardo capace di contenere, da un lato, le attuali distorsioni che hanno portato a quel costoso primato del 70% di ricoveri ospedalieri inopportuni più volte denunciati dalla Regione e dall’altro porre rimedio alla complicata questione delle lunghe liste d’attesa, parzialmente presa di petto dalle le misure di efficientamento del sistema salute regionale.
Solo gestendo la domanda di salute su centri di prossimità, si potrà attenuare l’attuale concezione ospedalocentrica, costosa proprio per le sue inappropriatezze. Il progetto proposto dalla Regione, secondo la Cisl sarda, riscontra reazioni negative perché non dà serenità al territorio e rischia di mortificare e tagliare le legittime aspettative delle comunità locali. Tutto questo in un momento in cui l’attuale tensione sociale esigerebbe un ripensamento della Giunta in ordine a possibili razionalizzazioni di diversi presidi oggi messi in discussione dall’ipotesi di riorganizzazione, rischiando di aumentare, inoltre, i costi per le famiglie.
Se la riforma della rete ospedaliera dell’Isola, avesse visto il tema della sanità come investimento e non come un costo, sarebbe rientrata nell’agenda economica della Regione a pieno titolo e, magari, si sarebbe potuto approcciare in maniera più razionale alla questione del disavanzo che semplicisticamente e inopportunamente la Giunta intende compensare attraverso l’innalzamento dell’addizionale Irpef a carico dei cittadini sardi.
Come Cisl sarda, pensiamo che la rete territoriale, senza il potenziamento dei distretti, non potrà garantire alla Sardegna condizioni di omogeneità nell’offerta dei servizi alle persone, dovunque esse siano, andando a ledere il principio di sussidiarietà e di cittadinanza.
Per questo l’eventuale scelta di una ASL unica dovrà essere seriamente meditata, per evitare pericolose concentrazioni di potere in ossequio a una futuribile quadratura dei conti piuttosto che sulla reale necessità di apportare beneficio al sistema sanitario regionale. Un risparmio che, secondo la Cisl sarda, è ancora tutto da dimostrare considerato che sovente è nelle megastrutture che si sono realizzate rendite di posizione e sprechi.
Lo snellimento della burocrazia in sanità, secondo la Cisl, non passa per la riduzione del numero delle Asl, ma attraverso modalità e strumenti nuovi di governance che favoriscano realmente il risparmio e l’intervento su centri di costo fuori controllo generatisi a seguito di un preoccupante consumismo sanitario che ha visto, nel tempo, l’aumento esponenziale delle prescrizioni. Si parla infatti di 19.000.000 ( diciannove milioni) di ricette a conferma di un sistema di monitoraggio che negli ultimi anni ha dimostrato tutta la propria inadeguatezza e che non può ricadere, oggi, in termini di penalizzazione sull’intera cittadinanza regionale.
Il contenimento delle inefficienze gestionali, che contribuirebbe ad orientare meglio il sistema sanitario al cittadino, è, a parere del sindacato, la questione più delicata e sulla quale si dovrà mettere ordine al più presto. Riportare il centro delle cure sulla Comunità locale e sul territorio aiuterebbe, secondo la Cisl, a dare risposte ad un preoccupante invecchiamento della società sarda che ha diritto a una sistema salute completamente ripensato soprattutto in ordine all’evoluzione delle esigenze epidemiologiche e sociali dei cittadini di quest’Isola.
E’ in tale direzione che, secondo la Cisl regionale, debbono andare i futuri investimenti nell’Isola, intensificando il confronto e la contrattazione sociale con le rappresentanze organizzate compreso il Sindacato confederale.
Per la Cisl è altresì fondamentale far funzionare realmente il binomio sanità - socio assistenziale, insistendo maggiormente su un idea integrata fra salute e welfare, da sempre sollecitata dalla Cisl, evitando di riprodurre anche in tale ambito l’inopportuna pratica dei tagli lineari con ricadute negative su una popolazione sarda sempre più bisognosa di interventi sul fronte della non autosufficienza. Aspetto periodicamente messo in discussione dalla Giunta di quest’Isola, a causa della sua onerosità. In tal senso, la Cisl sarda, qualora sul bilancio di prossima emanazione si dovessero riscontrare tagli rispetto alle reali necessità del sistema assistenziale regionale, non esiterà a mettere in campo dure forme di mobilitazione e di lotta.
" come Sindacato, avremmo voluto, in questi mesi- conclude ,Ignazio Ganga- Segretario regionale della Cisl sarda  discutere maggiormente del lavoro e delle professioni sanitarie e di un piano per la deprecarizzazione del comparto sanitario regionale".

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