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Roma. Il Consiglio di Stato boccia il “progetto Eleonora”. Domanda: il gas, c’è o non c’è?

Politica Regionale
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Ma il gas c’è o no c’è? Viene da porsi questa domanda, e si spera che sia ascoltata nel bel mezzo del frastuono festante che ha respinto il ricorso della Saras contro la sentenza del TAR della Sardegna che ha impedito l’esplorazione del cosiddetto “progetto Eleonora”, che nel comune di Arborea, in provincia di Oristano, pretendeva di realizzare una esplorazione per l’estrazione di idrocarburi, in particolare gas.
Il Consiglio di Stato ha accolto quanto sentenziato dal Tar Sardegna il 3 ottobre 2015, che rigettò il ricorso presentato dalla società petrolifera. Insomma, il progetto dei Moratti non è compatibile con i vincoli paesaggistici, in quanto, nella fascia della costa isolana, potrebbero essere realizzati esclusivamente «interventi edilizi di manutenzione e consolidamento statico, ed inoltre di ristrutturazione e restauro, a condizione che essi non incrementino la volumetria esistente o alterino lo stato dei luoghi»: così si legge nella sentenza depositata nella giornata odierna. Nel corroborare la decisione, i giudici del CdS marcano un dato: il pozzo non ha qualità tali da essere assimilato a quello descritto nel ricorso dai legali della Saras: non ha insomma le caratteristiche di temporaneità e precarietà attribuite. Ma non è tutto: «L’opera – scrivono i giudici di ultima istanza del processo amministrativo – risponde nel caso di specie ad esigenze di produzione industriale ed esula quindi dalle ipotesi contemplate dall’art. 102 delle norme tecniche di attuazione del piano paesaggistico della Regione Sardegna». Così avevano scritto i giudici del Tribunale Amministrativo di Cagliari nella sentenza discussa dal CdS.
Evviva? Chissà. La decisione del CdS dice in sostanza che il bene paesaggistico prevale sulle prospettive economiche del possibile rinvenimento di un giacimento di gas. Il quale, è bene dirlo, non è petrolio, idrocarburo inquinante, bensì metano che impatta esclusivamente sul paesaggio. Interesserebbe sapere, in sostanza, quale sarebbe l’entità – laddove fosse possibile quantificarla – del previsto giacimento e se fosse caso mai prevedibile una estrazione non impattante quale quella non ammessa dalla giustizia amministrativa.
Perché, laddove fosse accertato che nel sottosuolo della Sardegna fossero presenti quantità industriali di gas, non è accettabile pensare di non poter conciliare il rispetto dell’ambiente con il diritto dei sardi ad avere un fornitura a prezzi convenienti di una forma di energia fondamentale.

Giovanni Di Pasquale

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