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Cagliari. Rimpasto giunta Regionale. Il parere di Ignazio Locci (fi) sulle dichiarazioni del Presidente Pigliaru

Politica Regionale
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La politica, il grande catino dove ribollono idee, pensieri, proposte ed analisi di piccole o grandi amministrazioni è sempre l'agorà del mondo politico e di chi lo rappresenta. E' il teatro dove le idee e le proposte si fronteggiano, a volte alla ricerca di un voto in più ma anche, per fortuna, per cercare di dare un contributo fattivo alla società e al mondo in cui il cittadino deve vivere ed operare. Nei giorni scorsi la giunta regionale, guidata dal presidente Pigliaru, è stata al centro di quello che in gergo politico amministrativo si chiama "rimpasto" cioè uno scambio di poltrone nei posti di comando o con l'introduzione di nuovi attori che avrebbero come obbiettivo quello di migliorare il lavoro dell'amministrazione. Operazione che avviene in genere a metà legislatura per impegni presi con i partner politici nella fase preelettorale che porta al varo poi della formazione dell'esecutivo, oppure per dissidi interni venutisi a creare tra i compagni di viaggio o per abbandono, come successo in consiglio regionale, di alcune forze politiche dal progetto politico originario. Sul risultato poi, come avviene in politica, si assistino a prese di posizione, critiche, distinguo per sostenere o condannare quanto successo. Non poteva non succedere dopo il recente rimpasto della giunta regionale. Tra le critiche all'operazione maquillage interviene con un comunicato il Vicepresidente Consiglio regionale Ignazio Locci eletto nelle liste di Forza Italia sardegna (che pubblichiamo) e che giudica dal punto di vista dell'opposizione l'operazione totalmente negativa.

"Nel tentativo maldestro di giustificare il suo fallimento politico-amministrativo, in occasione del giuramento dei nuovi assessori il Presidente Francesco Pigliaru ci propina una sequela di “cose fatte” dalla sua Giunta, convinto che le parole, ancorché pronunciate nella massima assemblea dei sardi, siano più forti dell’ineluttabile fatto che la Sardegna stia finendo alla deriva a causa di tre anni e rotti di malgoverno. Avrà anche cambiato quattro assessori, il Governatore, ma non potrà certamente cancellare con la sua proverbiale arroganza la pochezza dell’azione di governo. I fatti parlano chiaro. Patto con il Governo (cosiddetto Patto per la Sardegna): i risultati sono sotto gli occhi dei sardi. Si veda la questione trasporti con la continuità aerea sempre in affanno e, sul fronte marittimo, il sostanziale monopolio con i prezzi più alti d'Europa. Riforma Sanità e istituzione ATS: nessun risparmio. Secondo i dati della stessa Regione, infatti, si prevedono 357 milioni di disavanzo sanitario nel 2017. Per non parlare dei servizi territoriali nel caos e delle liste d'attesa che, secondo i dati delle aziende sanitarie, si allungano costantemente Reis e contrasto alle povertà: il Presidente chieda ai Comuni quali difficoltà sussistono ancora, oppure si faccia informare dall'assessore Arru dello stato di attuazione delle direttive non ancora impartite ai comuni. E il risultato è che un solo Comune ha avviato la misura Reis (Masainas). E a ogni buon conto, sono state eliminate tutte le misure di contrasto alle povertà estreme. Riforma Enti locali: ad oggi ancora incompleta e non è stato ancora definito il piano di assetto territoriale, assolutamente necessario per dare attuazione alla riforma. E si prepari Pigliaru ad affrontare il prossimo default delle Province (mancano per il 2017 ben 34 milioni di euro). Vada a chiedere conto delle finanze degli enti di area vasta al sindaco metropolitano e ai commissari delle Province da lui nominati. Igea: risanata e capace di pagare gli stipendi, certo. Ma ci elenchi il capo dell’Esecutivo il numero di bonifiche iniziate, a parte quella delle aree ex Sardamag di Sant'Antioco che procede a ritmi più che sindacali. Polo industriale di Portovesme: abbia il pudore di tacere sulla situazione e non dimentichi Porto Torres e Ottana. Questione Ati-Ifras: i 525 operai, che attendono pazientemente l’avvio dei progetti, sono ancora in Naspi (peraltro non ancora incassata), nonostante la legge beffa e le rassicurazioni del centrosinistra. La Regione metta subito in campo le soluzioni e la smetta di prendersi gioco dei lavoratori con false promesse.Mi corre inoltre l’obbligo di richiamare l’attenzione sulla questione edilizia. Pigliaru, se ha tempo, dia un’occhiata al monitoraggio eseguito dagli uffici tecnici sulla legge regionale 8/2015 e valuti le politiche di risultato della succitata legge. Noi non lo facciamo per decenza e per il rispetto verso imprenditori, artigiani e cittadini.
Sono questi i trionfali traguardi della Giunta dei professori che oggi Pigliaru ha elencato in aula? A noi sembra invece un fallimento clamoroso. E non sarà un rimpastino di Giunta a salvare questo centrosinistra dal giudizio impietosi dei sardi".

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