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Nuoro. Aperti i lavori del 10° Congresso territoriale della CISL

Politica Regionale
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La grande emergenza in Sardegna, in particolare nelle  zone interne, è il lavoro dei giovani. Il segretario generale della Cisl di Nuoro, Michele Fele, ha voluto indicare subito all’assemblea degli oltre 80 delegati partecipanti al 10° Congresso territoriale - in rappresentanza di 18 federazioni e di oltre 17 mila iscritti -  iniziato nel pomeriggio di oggi nei locali dell’EXME’( Piazza Mameli), il tema che dovrà essere al centro della riflessione: la mancanza di lavoro per gli under 35. “Contrariamente  a quanto avveniva in passato, oggi – ha detto Fele nella relazione che ha aperto i lavori presieduti dal segretario confederale Piero Ragazzini e dal segretario generale Cisl sarda, Ignazio Ganga -  vanno via laureate e laureati, per mai più tornare, perché la loro terra non offre niente, e cercano la loro realizzazione fuori dalla Sardegna e dove il loro sapere è messo a disposizione di altri popoli. Su questa fuga senza ritorno  dobbiamo interrogarci tutti, classe politica e forze sociali. I giovani, che si sentono traditi e senza speranze, sono costretti a recidere il cordone ombelicale con gli affetti più cari”. Fele ha indicato gli interventi più urgenti per rimediare alla “situazione disastrata del nostro territorio. Servono  - ha detto  nella relazione - nuove politiche attive del lavoro, sgravi fiscali per chi assume giovani e donne, più investimenti in ricerca e innovazione e un rapporto forte tra scuola e impresa. Solo così si potrà incidere, in un territorio come il Nuorese, che da oltre un decennio è affetto da uno spopolamento giovanile irreversibile”.  In apetura di congressdo il segretario generale Michele Fele nella sua relazione (25 pagine) ha auspicato una nuova strategia manifatturiera accompagnata da aperture verso tutte le eccellenze dell’agroalimentare con il marchio Sardegna. “Al fine di evitare il rischio di deindustrializzazione, che ormai registra un calo del settore tanto alto da portarci a essere il fanalino di coda dell’intero Mezzogiorno. L’ISTAT, infatti, dal mese di dicembre ultimo scorso disegna per la Sardegna un’ ulteriore discesa del PIL, rispetto al periodo 2011-2015, dello 0,7 % con un contributo al valore aggiunto regionale del comparto industriale di appena il 7,7%. Un dato superiore alle regioni Calabria e Sicilia (siamo quindi terz’ultimi su base nazionale) con uno stacco di 3,5 punti percentuali rispetto alla media del Mezzogiorno e, purtroppo, con una distanza siderale dalla media nazionale del 18,5 % e inferiore come indicatori al sistema produttivo sardo prerinascita, sia in termini di contributo alla crescita regionale, sia in termini di addetti, oggi scesi al minimo storico del 10,2% dell’intero mercato del lavoro regionale e parte dei quali coinvolti nel vortice del sostegno al reddito”.  Fele nella relazione ha indicato le “croci” più rilevanti del “cimitero” industriale del Nuorese e le realtà in difficoltà. Nel settore tessile, un tempo fiore all’occhiello nel territorio barbaricino, nel Marghine e nella Baronia. “Nel Marghine addirittura già dai primi del 900 con la presenza a Macomer della grande ALAS, primo esempio – secondo Fele - di grande industria tessile, con l’inserimento lavorativo femminile, con il passaggio dal telaio domestico delle famiglie al concetto di lavoro in fabbrica per più persone, per poi essere traghettati ai primi anni Settanta con l’avvento della TIRSOTEX. Ormai questo comparto è stato interamente cancellato”. Il segretario Cisl ha elencato le industrie scomparse: ALAS, la ex LEGLER (TEXFER) Macomer Ottana – Siniscola ( 1300 dipendenti suddivisi in tre stabilimenti). Calzificio QUEEN Macomer (400 dipendenti). ALSAFIL (filatura specializzata) Macomer (30 lavoratori)

(foto Manolo Mureddu)

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