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Cagliari. Prime valutazioni sui dati Istat relativi al primo trimestre 2017. Ganga (cisl) “Sei mesi difficili per la Sardegna sul fronte del lavoro.

Politica Regionale
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Sul fronte del lavoro gli ultimi sei mesi – ottobre/dicembre 2016 e gennaio/ marzo 2017 – sono stati particolarmente difficili per la Sardegna. L’ultimo rapporto trimestrale Istat è impietoso e preoccupante. Finita l’ubriacatura estiva con contratti di breve durata che hanno registrato l’impennata di 582.000 occupati, dal primo ottobre fino a dicembre 2016 i dati dimostrano una costante perdita di posizioni lavorative fino al tetto di 25000 in meno rispetto al terzo trimestre 2016. L’emorragia lavorativa è continuata anche nel nuovo anno 2017, con altri 25 mila occupati in meno rispetto al quarto trimestre 2016. In sei mesi la Sardegna ha visto sparire 50 mila posti di lavoro.

Numeri drammatici che richiedono una nuova stagione di politiche per il lavoro, per lo sviluppo e per la crescita con confronto immediato fra Sindacati e Giunta regionale utile ad aggredire i preoccupanti indicatori congiunturali del mercato del lavoro che relegano l’Isola al quint’ultimo posto fra le regioni italiane per tasso di disocupazione.

Un confronto che operi su un solco utile a dare speranza ai 134.000 nostri corregionali che – secondo l’ISTAT – sono alla ricerca di un posto di lavoro e che attendono di comprendere quale sarà il proprio futuro in un’Isola che appare come una zattera sulla quale attendono – secondo l’ASPAL (Agenzia sarda per le politiche attive del lavoro) - l'esito del proprio destino esattamente 433.738 nella condizione di disoccupazione e inoccupazione mappati dai Centri per l’Impiego.

L’indice di disoccupazione certificato dall’ISTAT iscrive il 1° trimestre 2017 come uno dei peggiori - se non il peggiore - della serie storica 2004/2017.

Un trimestre che attesta per l’isola un indice di disoccupazione del 20,1% con un aumento di 2,5 punti percentuali rispetto al 17,6% del 4°/2016, ma soprattutto che supera - per la prima volta negli ultimi quattordici anni - la soglia del 20%.

Anche i valori assoluti degli occupati e delle persone in cerca di occupazione fanno registrare i valori peggiori di qualsiasi trimestre dal 2004, escluso il tasso di occupazione, che comunque è il secondo peggiore del periodo.

Una performance negativa che evidenzia come si siano sgonfiati gli effetti della decontribuzione triennale sulle assunzioni a tempo indeterminato degli anni passati, frutto dei provvedimenti di sgravio in capo al Job Act, che avevano sospinto le posizioni lavorative vivacizzando il mercato del lavoro anche in Sardegna e delle stesse politiche per il lavoro della nostra Regione messe in campo per rallentare gli effetti della persistente crisi che attanaglia il nostro territorio.

Ci sembra di poter dire che il piano articolato sulla Delibera Giunta Regionale, “priorità lavoro” messo in campo da metà del 2015, non ha ancora espresso i risultati attesi, nonostante importanti misure messe in campo, che non sono riuscite a incidere opportunamente sulle debolezze del mercato del lavoro isolano. Una situazione che richiederà al più presto una verifica degli strumenti e delle strategie.

Purtroppo si assiste a un brusco calo del lavoro dipendente che scende di 27.000 unità, con il lavoro autonomo che compensa parzialmente attraverso un incremento di 2.000 posizioni lavorative.

La Cisl aveva già valutato, sulla base anche degli ultimi report dell’INPS, il fatto che le assunzioni a tempo indeterminato, in Sardegna, erano aumentate nel 2015 del 55,7% rispetto all’anno precedente, a causa dell’introduzione dello sgravio di 8 mila euro introdotto a livello nazionale con legge di stabilità. Purtroppo è da evidenziare che con la riduzione dei benefici al 40%, già nel 2016 le assunzioni a tempo indeterminato sono calate in Sardegna del 43,1%, ritornando a valori inferiori allo stesso 2014, quindi a livelli ante Jobs Act.

Altri dati, anche in parallelo alla fonte ISTAT, confermano le criticità del mercato del lavoro isolano.

Una Sardegna che non riesce a ridurre il pesante deficit legato alla sua sofferenza culturale che inquadra un giovane su 4 disperso scolasticamente e oltre 50.000 disoccupati con appena la licenza elementare insieme a 200.000 sardi con la licenza media. Non è un caso che uno degli ultimi dati attestava che il 7% dei disoccupati con patto di servizio siglato presso un centro dell’ASPAL era in possesso della sola licenza elementare, il 48,9% la licenza media.

La domanda di lavoro isolano, inoltre, si caratterizza per una bassa richiesta di personale altamente scolarizzato o professionalizzato, con una previsione della domanda di queste risorse che è meno della metà rispetto al valore nazionale (6,6% Sardegna – 13,6% Italia), come rivela l’indagine Excelsior.

Un mercato del lavoro sardo dove le donne rappresentano il 40,2% del totale degli occupati, ma che purtroppo evidenzia per loro una perdita, fra fine 2016 e inizio 2017, di 21.000 unità.

Un’Isola che dal punto di vista della composizione dei disoccupati per classe di età vede valori allarmanti nella fascia anagrafica giovanile 15/24 anni che si attesta sul 56,3%, contro 37,8 della media della disoccupazione giovanile del Paese e il 51,7% del Mezzogiorno.

Una realtà confermata dal numero dei neet sardi ( non lavorano, non studiano, non seguono corsi di Formazione professionale) attestati a quota 73.000, nella fascia d’età di “Garanzia giovani” (15-29 anni), con un’incidenza (30,5%) inferiore rispetto a quella del Mezzogiorno, ma decisamente superiore a quella nazionale del 24,3%.

Si tratta di aspetti che riverberano sulla caduta verticale del PIL regionale (un dato così basso del valore pro capite regionale – 18.539 euro per abitante - non si registrava dal 1997), che continua ad aggravare lo stato di dipendenza della nostra Isola.

Per la CISL, la Sardegna ha necessità di far ripartire la crescita e mai come oggi occorre lavorare, con impegno e creatività, per mettere insieme una “nuova” cultura dello e per lo sviluppo regionale che aiuti a promuovere una nuova Rinascita rivista e corretta, rimettendo in circolo le stesse volontà, lo stesso clima sociale, le stesse passioni ed anche le stesse diversità di 57 anni orsono.

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