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Cisl. L’emergenza ambientale deve essere inserita tra le priorità della Giunta

Politica Regionale
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L’emergenza ambientale deve essere inserita tra le priorità della Giunta. Necessari un nuovo modello di sviluppo e un progetto industriale ecocompatibili. Nel 2010 disponibili 500 milioni di euro per il risanamento ambientale

L’esatta misura dell’inquinamento ambientale sardo è ancora da determinarsi in tutta la sua grandezza. La Regione dodici anni fa ha censito 364 siti inquinati di cui 157 derivanti da attività minerarie, in larga misura dismesse, 45 da attività industriali, 59 siti interessati da attività di smaltimento di rifiuti solidi urbani, 98 per stoccaggio di idrocarburi, 3 di stoccaggio abusivo di rifiuti contenenti amianto. A questi si aggiungono 2 siti contaminati d’interesse nazionale. A queste aree vanno sommate quelle ricadenti dentro i perimetri militari. Difficilmente misurabili i danni temporanei e definitivi procurati a spiagge, terreni, coltivazioni, mare e corsi d’acqua.

Si è davanti a un’emergenza che richiede dalla politica e dalle istituzioni regionali conseguenti iniziative per il risanamento dei terreni e del mare, per attività di prevenzione e controllo, per un nuovo sviluppo ecocompatibile. Le risorse ci sono – cinque anni fa ammontavano a oltre 600 milioni euro - e possono essere trovate e soprattutto si può costringere gli inquinatori pubblici e privati a pagare per i danni provocati all’ambiente. La Cisl è pronta a qualsiasi iniziativa, ma è necessario, sulla materia, il protagonismo della Regione. Tutta la Sardegna, considerata la dislocazione dei siti industriali, è coinvolta nella catastrofe naturale, diventata altare sul quale molti operai e cittadini hanno immolato la vita – non si conoscerà mai il numero esatto delle vittime di questo sacrificio - pur di poter avere un lavoro. Non occorrono master in scienze ambientali per accorgersi che le grandi concentrazioni industriali in molte parti dell’isola hanno compromesso l’aria, i corsi d’acqua, il mare, oltre che i terreni circostanti fabbriche e centrali termoelettriche, il paesaggio. Un inquinamento di lunga data, accentuatosi col passare del tempo, proprio quando si confidava nell’avveniristica strumentazione per tenere sotto controllo le emissioni di gas, rifiuti e scorie di ogni genere.

La Cisl ribadisce ancora una volta, con fermezza, che non vi è alcun contrasto tra l’esigenza di bonificare il territorio con la permanenza di un sistema industriale. Anzi, l’azione di risanamento costituisce un primo tassello su cui costruire un nuovo modello di sviluppo dell’Isola agendo proprio sui fattori di prevenzione dei rischi da attività industriali.

Il sindacato sollecita che le politiche ambientali siano messe al centro dell’azione della Giunta. Il baratto tra libertà di inquinare e conservazione dei posti di lavoro non ha mai avuto cittadinanza in casa del sindacato - basta riandare alle centinaia di documenti approvati dalle rappresentanze aziendali - che continua a credere che occupazione e tutela dell’ambiente possono essere un binomio inscindibile.

L’iniziativa della Regione è oggi facilitata anche dall’UE. I “pionieri” del piano Juncker sono stati vincolati a presentare progetti che saranno valutati non solamente in base al tasso di ritorno economico, ma soprattutto al loro impatto ambientale.

La Cisl è pronta a impegnarsi a fondo perché siano accelerate le bonifiche, per la messa in sicurezza permanente dei siti, per il ripristino ambientali e il risanamento del territorio considerati una risorsa per il rilancio dell’occupazione in Sardegna.

 

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