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Concluso il lavoro dell'Eurosummit, si aprono le porte dell'intervento del fondo salva-Stati.

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Accordo fatto: la Grecia avrà il suo terzo piano di aiuti per uscire dalla crisi. Dopo l'indiscrezione del primo ministro belga Charles Michel, la conferma ufficiale è arrivata dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk: "L'Eurosummit ha raggiunto un'intesa unanime. Siamo pronti per partire con il programma di supporto finanzario del fondo Salva stati e riforme serie". Dopo oltre 30 ore di negoziati, 17 delle quali solo per un EuroSummit da record, il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese Francois Hollande, il premier greco Alexis Tsipras e il presidente del Consiglio europeo Tusk sono arrivati a convergere su un'intesa della quale, però, non sono ancora noti i dettagli.

"Domani e mercoledì il Parlamento greco dovrà legiferare" sui vari aspetti concordati oggi, "se tutto va bene entro la fine della settimana può essere deciso il mandato per negoziare il sostegno dell'Esm (il fondo salva-Stati, ndr)", ha spiegato il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, dopo il vertice. Proprio i ministri finanziari devono ora discutere di un prestito ponte per fornire subito liquidità alla Grecia, che il 20 luglio deve rimborsare 3,5 miliardi alla Bce. Il numero uno della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, ha cercato di ricomporre la frattura aperta durante le trattative, quando Tsipras aveva parlato di un tentativo di umiliare pubblicamente la Grecia con le richieste dei creditori: "In questo compromesso non ci sono né vincitori né sconfitti. Non penso che i cittadini greci siano stati umiliati, si tratta di un accordo tipicamente europeo", ha affermato Juncker.

Dal canto suo, Tsipras ha parlato di una "battaglia dura", nella quale la Grecia ha "lanciato un messaggio di dignità" ed è arrivata a un'intesa che mette Atene "nelle condizioni di stabilità finanziaria", per tornare a "lottare per la crescita". Il leader greco ha poi garantito che il peso delle riforme sarà ripartito "secondo criteri di giustizia sociale", e che questa volta ricadrà anche su coloro "che non hanno pagato con la crisi". Sempre in conferenza post-vertice, Merkel ha spiegato che "l'accordo raggiunto ha più vantaggi che svantaggi", che la strada resta "lunga e difficile" e che la fiducia verso Atene resta "da ricostruire". Per il premier italiano, Matteo Renzi, "è stata una nottata di grande impegno e anche di qualche tensione", ma è stato raggiunto "un accordo importante che in molti momenti della nottata non è apparso scontato". A chi chiedeva di un'Europa con la Germania sola al comando, Renzi ha notato: "La discussione è stata aspra e questa notte ha dimostrato il contrario".

Quanto ai contenuti tecnici, di nuovo Merkel ha precisato che si tratta di 82-86 miliardi. Una fetta da 25 miliardi permetterà di ricapitalizzare le banche, subito. L'ultimo scoglio da superare nella notte era rappresentato dal nodo sul Fondo fiduciario nel quale far conferire gli asset di Atene a garanzia degli aiuti. Si tratta di un veicolo fino a una cinquantina di miliardi di valore, che sarà basato in Grecia e vedrà una governance "con la presenza di esperti che verificheranno quali saranno i beni che meglio si prestano" allo scopo, ha spiegato Dijsselbloem. Sul possibile taglio del debito, Merkel ha aggiunto che un haircut sul valore nominale resta impossibile, ma si ragionerà su "possibili soluzioni di grazia per prolungare le scadenze, a patto che l'attuazione del programma sia positiva". Dopo le iniziali resistenze, la Grecia aveva accettato un ruolo attivo da parte del Fmi nella gestione del piano di salvataggio. La diplomazia ha comunque ammorbidito la posizione dei falchi che al termine dell'Eurogruppo chiedevano una resa incondizionata per mantenere Atene nella moneta unica.

A una prima lettura, sembra che le condizioni chieste dai creditori siano tutto sommato contenute nell'accordo, a partire dalla pressione sul Parlamento greco per legiferare prima di aprire il portafogli. Ecco dunque che la palla torna in campo ellenico, dove si rischia di vedere un forte malumore per le condizioni strappate da Tsipras ai creditori e l'ala estrema di Syriza è pronta a far sentire la sua voce.
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Con le banche ancora chiuse e le possibilità di prelevare contanti limitate a 60 euro (visto che le casse degli istituti sono quasi vuoti), si attende ora la decisione della Bce sul piano di liquidità d'emergenza alle banche greche (Ela): è stato congelato a 89 miliardi in attesa degli sviluppi politici e Mario Draghi, che si è speso per non far saltare il tavolo delle trattative, potrebbe ora tornare a pompare ossigeno nei polmoni degli istituti ellenici. Oggi i governatori si sentiranno in conference call per decidere dell'aumento dei finanziamenti: dalla Grecia si spera in 1,5-2 miliardi di aumento dell'Ela.

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