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Bricciole di storia. Ancu ti currada su buginu, Carlo Felice e le terme di Sardara

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Nel 1718 la Sardegna cessò di essere spagnola e Vittorio Amedeo II di Savoia diventò il XVII sovrano del Regno di Sardegna. Per le Terme di Sardara cambiò poco perché continuarono ad appartenere al marchese di Quirra e ad essere amministrate dal suo podatario. Gian Battista Lorenzo Bogino, ministro e capo del governo piemontese in Sardegna introdusse importanti riforme ma anche nuove tasse e utilizzò misure repressive. Ancora oggi usiamo il detto ‘Ancu ti curra su Buginu’ (che ti perseguiti Bogino) riferito alla sua severità. Su Buginu non si occupò mai delle terme di Sardara. Il 28 giugno del 1801 il viceré Carlo Felice scrisse una lettera a don Gioacchino Grondona, amministratore generale dei beni del Marchesato di Quirra, invitandolo a restaurare i bagni di Sardara. L'inerzia manifestata dal marchese fino a quel momento, spinse il viceré a scrivere personalmente al re
A Sua Maestà
Il podatario e regidore di Quirra, Don Giuseppe Fancello, ha promesso a nome del Marchese suo committente dimorante in Spagna di restaurare gli antichi bagni di Sardara, luogo del suo feudo. Questa promessa, che ha egli fatta a voce nella R. Segreteria di Stato e ratificata alla presenza mia, soggiungendomi che era già combinato il piano ed il disegno e che si era inoltre indirizzato a terraferma per gli articoli necessari all'edificio, che qui non potevansi comodamente ritrovare, si vuole ora render vana con dei sotterfugi e pretesti. Restano intanto inoperose per molti questo acque termali salutifere, giacché li benestanti in caso di necessità prendono imbarco per i bagni di Pisa od altri, e li poveri o non ne profittano, o mentre tentano di ricuperare la salute, sono compresi da altri malori prodotti dall'aria aperta e dalla mancanza di letti e di assistenza. Io sono stato spettatore di tali infelici e m'impegno perciò a promuovere un'opera così utile o necessaria por ristoro o salute degli infermi. … Quindi mi determinerò di fargli passare i miei ordini, s’egli mal cospirando colle intenzioni del marchese suo principale, che saranno certamente uniformi alle mie, si renderà renitente e pertinace all’eseguimento di suo dovere e dei miei ordini, nè potrò prescindere dal prescrivere il sequestro delle rendite baronali per la concorrente necessaria a siffatta ristaurazione di bagni.

Angelo Mascia

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