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Sardara. Bricciole di storia. Il paese riscatta le terme dal marchese di Quirra

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Nel 1839 il re di Sardegna Carlo Alberto, consapevole che il regime feudale rappresentava un forte ostacolo al rafforzamento dei poteri dello Stato, ritenne che i tempi fossero maturi per abolire il feudalesimo. Per non scontentare i feudatari decise di ripagarli della perdita delle rendite feudali dietro pagamento di una somma equivalente al valore dei diritti stessi. Il riscatto fu addebitato alle comunità rurali, che dovettero quindi pagare a caro prezzo la loro libertà. Il riscatto dei feudi sottratti all'aristocrazia e all'alto clero non fu però calcolato sul valore reale dei terreni, ma in base alla soddisfazione degli interessi degli ex feudatari. Nel 1830 era stata nominata una regia Delegazione con il compito di individuare, attraverso le dichiarazioni dei feudatari confrontate con quelle dei Comuni, tutte le proprietà feudali, i diritti loro connessi e le somme percepite annualmente. Sulla base di questi riscontri, la Delegazione sarda doveva stabilire la cifra spettante ai singoli feudatari. La valutazione finale veniva però decisa da un'altra Delegazione che aveva sede a Torino ed era formata in maggioranza da Piemontesi. Tutti i feudi furono supervalutati, ma il caso del marchesato di Quirra, dopo tre anni di controversie, fu scandaloso. Le 2.023 lire stabilite a Cagliari diventarono 34.683 a Torino.
Anche le terme di Sardara furono oggetto di controversia. Quale compenso doveva essere dato per esse, considerato che il feudatario non poteva dimostrare che ne otteneva un reddito? Le quietanze concernenti le rarissime e insignificanti spese di manutenzione, non comprovavano l'esistenza di alcuna entrata. D'altra parte anche il Comune accampava dei diritti, anche se non poteva dimostrare le somme erogate per la manutenzione. La condizione deplorevole in cui erano venute a trovarsi le terme in quarant'anni di inutili richieste per la loro valorizzazione avrebbero dovuto consigliare il marchese di negare di averle mai possedute, invece Sardara si classificò al quarto posto tra i settantasette Comuni del marchesato pagando 1610 lire sarde. Nei paesi liberati dal giogo feudale si fece festa grande, ma ben più grandi dovettero essere i festeggiamenti che si tennero nelle dimore signorili degli ex feudatari. L'improvvisa ricchezza che pioveva loro addosso era ben più sicura delle incerte e precarie rendite feudali. Eppure nonostante il modo in cui venne realizzata, l'abolizione del feudalesimo rappresentò per la Sardegna una tappa di grande importanza storica, che giustificava ampiamente i canti, i balli e i rintocchi delle campane in tutti i villaggi. Anche a Sardara i festeggiamenti erano più che giustificati. Finalmente le terme appartenevano ai Sardaresi e il loro destino era nelle mani degli amministratori del Comune. Il paese contava allora 2.160 abitanti, 1.097 uomini e 1.063 donne.
Angelo Mascia

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