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Ignazio Locci (fi) Comunicato sul piano di eradicazione dei cinghiali nell'isola di Sant'Antioco.

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L’interessamento del Comitato faunistico regionale sui problemi causati all’agricoltura dalla fauna selvatica (cinghiali in particolare) è una buona notizia. Tuttavia occorre che in questa fase di predisposizione del Piano di eradicazione degli ungulati nell’isola di Sant’Antioco 

L’interessamento del Comitato faunistico regionale sui problemi causati all’agricoltura dalla fauna selvatica (cinghiali in particolare) è una buona notizia. Tuttavia occorre che in questa fase di predisposizione del Piano di eradicazione degli ungulati nell’isola di Sant’Antioco vengano obbligatoriamente rispettati gli equilibri tra gli interessi dei cacciatori (Autogestita di caccia) e degli agricoltori, entrambi portatori di diritti da salvaguardare e tutelare.
Se è vero che la tipologia di cinghiali in questione (presente in tutta la Sardegna) riesce a portare a compimento anche tre gravidanze all’anno proliferando in maniera incontrollata, di sicuro non si può risolvere il problema con qualche cacciatore in campo. È quindi necessario adottare soluzioni che in primo luogo coinvolgano i cacciatori dell’Autogestita antiochense garantendo, se necessario, almeno quattro giornate di caccia al cinghiale oltre quelle già previste dalla disciplina, in modo da assicurare la cattura di un consistente numero di prede. Il tutto naturalmente sotto il controllo attento del Corpo Forestale.
Per quanto riguarda gli agricoltori è doveroso che la Regione snellisca le procedure di risarcimento, senza costringere chi ha subito danni alle proprie colture ad attendere tempi infiniti. Il Comitato faunistico, inoltre, non deve sottovalutare i danni causati dalle cornacchie che, oltre a prendere d’assalto i frutteti isolani rendendo il prodotto non più appetibile per il mercato, sono protagoniste di un vero e proprio killeraggio nei confronti delle pernici. Dunque si rendono indispensabili anche misure di controllo per quanto riguarda questi volatili.
La Regione coinvolga tutti i soggetti interessati, dai cacciatori agli agricoltori, per stilare un piano che sia realmente rispettoso di tutti gli interessi in campo, senza dimenticare che l’attività venatoria è un’esigenza di tutta la popolazione.

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