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Wed, Nov

La bambina dietro la finestra (racconto di RobertoLocci)

Poesie | Novelle | Romanzi
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C’erano quattro bambini, il destino decise di farli incontrare, avvenne un giorno, in una classe di prima media. Divennero amici inseparabili, si incontravano tutti i pomeriggi nel garage della casa di uno di loro, quel garage divenne il loro rifugio, il nido segreto costruito sul ramo dell’albero. Arrivavano sin lì in sella alle loro grazielle, oggi in pochi sanno cosa sia stata la graziella, era una bicicletta, un icona di quei tempi lontani.
Da lì si partiva tutti assieme, in esplorazione sulle colline dove la vegetazione era più fitta, dove si poteva sognare di essere dei naufraghi in un’isola sperduta in mezzo al mare.
Un giorno andarono in “fuga” a Maladroxia, era il tempo in cui il cordone ombelicale che li legava ai loro genitori iniziava irrimediabilmente a sfilacciarsi, cominciavano ad assaporare lo stordimento unico che regalava loro la libertà.
Al ritorno a casa, non fu facile convincere mia madre che le patelle e le lumachine di mare le avevo raccolte nel campo vicino a casa.
Davanti quel garage c’era una casa, dietro la finestra una bambina passava il suo tempo ad osservarli, ma loro, loro non la vedevano, lei aveva sollo otto anni, in più era femmina, loro avevano ben altro per la mente: esplorare il mondo.
A volte, quando il tempo era brutto e non si poteva andare in giro, trascorrevano le ore a parlare, un giorno uno di loro racconto di aver visto una donna nuda, allora non esisteva internet per verificare le proprie conoscenze in materia, quei primi turbamenti cominciarono a disturbare la loro amicizia e i loro sogni, ancora non lo sapevano ma, era l’adolescenza che bussava alla porta.
Fu con l’inizio delle scuole superiori che il destino decise che era arrivato il momento di rimescolare le carte e cambiare gioco.
La graziella venne riposta in un angolo ad impolverarsi, i più fortunati andavano in giro col motorino nuovo, io col vecchio vespino di mio padre, ma di certo meglio di niente.
Cambiarono le amicizie, alcuni andarono via, altri si aggiunsero, il garage subì una trasformazione radicale, i contenitori che si usavano per le uova rivestirono le pareti, la fredda luce del neon venne sostituita da luci colorate che si accendevano seguendo il ritmo della musica, uno stereo diffondeva delle canzoni dolci e lente, soprattutto lente, perché se devi stringere a te la tua compagna di scuola, allora la musica deve essere lenta.
Quel garage vide nascere i primi amori acerbi, sbocciare quei primi fiori primaverili, senti il battere di quei cuori impazziti.
La bambina stava ancora lì, malinconica, dietro la sua finestra, ad osservare un mondo da cui lei era esclusa.
Arrivo il tempo del diploma, e ancora una volta il mazzo di carte della vita venne rimescolato, il nostro torrente di montagna arrivo al mare, ci disperdemmo in mille correnti, qualcuno si perse in paesi lontani, altri trascinati in fondo al mare, i più ammainarono le vele e cercarono rifugio in un porto sicuro, rimpiangendo poi di non aver navigato in acque sconosciute.
La bambina chiuse la finestra ed andò via.
Dopo quarant’anni, “quasi” per caso ho rivisto quella bambina, è diventata una splendida donna, per la prima volta i nostri sguardi si incontrarono, in quel preciso istante ho compreso il significato di “tuffo al cuore”: per un momento il cuore ha smesso di battere, il respiro si è fermato, in una frazione di secondo ho pensato a tutto ciò che era stato, a tutto quello che avrebbe potuto essere ma non si è avverato, a quello che il domani forse avrebbe potuto ancora offrirci, una bolla di sapone ci univa in quel momento e provavo terrore al pensiero che potesse dissolversi per sempre.
Adesso vorrei avere la mia graziella, per andare con lei a vedere un tramonto sul mare, ma ormai non so più dove sia, forse il suo metallo è divenuto parte di nuove bici più moderne, andremmo a piedi, non importa come, non importa dove, quello che conta che ci andremmo assieme.
Come a volte capita nella vita, dove questa storia è iniziata, dopo un lungo cammino, ritorna allo stesso punto di partenza, dietro al vetro di quella finestra, oggi, io e lei guardiamo quel vecchio garage, e riusciamo a vedere quei bambini che tanto tempo fa innalzarono le loro vele per affrontare il meraviglioso viaggio della vita.
Roberto  Locci