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Thu, Apr

Io lo so

RACCONTI E POESIE ì
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Io lo so, la curiosità è un forte istinto umano, ci spinge a voler vedere e sapere ciò che non conosciamo, è grazie a lei che dalle caverne rischiarate dal fuoco siamo arrivati a costruire e vivere in una stazione spaziale che orbita intorno alla terra, altre volte più prosaicamente, ci porta a scandagliare la vita del nostro vicino di casa.
Conosco bene la zona di Capo Sperone, amo quel luogo, così selvaggio, silenzioso, con ancora le ferite aperte dalla seconda guerra mondiale: gli agganci per il filo spinato, la santa barbara per le munizioni, le postazioni delle mitragliatrici, nel profumo dell’elicriso che si sparge nell’aria, sembra quasi di sentirlo quel dolore sordo, quelle sofferenze.
Quando posso ci vado ma, non in macchina, ci vado in mountain bike o a piedi partendo da Maladroxia, una lunga camminata, non nella strada, ma nei sentieri, in mezzo alla vegetazione, permette di pensare, di riflettere, diventa un viaggio dentro sé stessi.
Ho visto tanta gente recarsi in questi giorni a Capo Sperone, per vedere, per fotografare il gigante sconfitto dalla tempesta, la nave che si è arresa al mare e si è distesa sulla scogliera.
Forse qualcuno di loro non era mai stato lì, ma non ci trovo niente di male, sono arrivati sino ai piedi della scogliera per poter vedere in prima persona la tragedia.
Io lo so, avete fatto tanti filmati, scattato tante fotografie, forse domani racconterete ai vostri nipotini questa storia.
Ma se sé dovreste tornare ancora in quel luogo affascinante, voltate le spalle alla nave, volgete lo sguardo alla collina, nella direzione del Semaforo, a un centinaio di metri da voi potrete ammirare un altro gigante, le costruzioni in pietra de “Sa guardi de su turcu”, antiche di migliaia di anni, fate le foto e raccontate anche questo ai vostri nipotini: la nostra isola è antica, intrisa di cultura e paesaggi struggenti, un gioiello posato sul mare turchese. Si… raccontate anche questo.

Roberto Locci