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Thu, Apr

"COIXEDDA" (seconda parte)DECAMERON IN TEMPO DI CORONAVIRUS.

RACCONTI E POESIE ì
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Poco dopo, si svegliarono entrambe allarmate. Assieme indovinarono la provenienza del rumore. Si affacciarono dalla porticina della camera da letto e constatarono che una delle ceste de “su strexu de fenu” giaceva nella cucina di sotto. La più anziana delle due, con la candela, scese a raccogliere e riappendere la cesta che tornò al suo posto. Mentre la donna compiva l’azione, nonna, sentì distintamente grattare alla parete, ma non disse nulla. Si rimisero a letto e poco dopo, uno ad uno, tutto “su strexu de fenu”, finì di sotto. A quel punto, la mia bisnonna, sempre temendo potesse essere una mano umana e comunque malintenzionata, decise di tirar su “sa scala ‘e gatu” nel tentativo di isolare la camera da letto. I fruscii alla parete continuavano e “parera ca totus is tiaulus de s’inferru impari, funta badendi in basciu e in picius” (sembrava che tutti i diavoli dell’inferno, stessero ballando di sotto e di sopra). Si fece giorno e le due donne, portate via le cose indispensabili, lasciarono la casa.
Quando nonno tornò, nonna era dalla madre e raccontò al suo giovane Manueli, ciò che era capitato e nonno ricordò ciò che era successo durante la prima notte. Tuttavia non raccontò ancora e chiese alla moglie di tornare con lui alla loro casa. Pur spaventata, vi tornò. La notte, si addormentarono ma, ne sonu, ni tontonu (all’improvviso), le ceste cominciarono a spiccarsi dalla parete e Coixedda riprese ad agitarsi dentro la parete. Anche mio nonno dovette arrendersi all’evidenza, essì che era stato il primo ad aver avuto chiara la sensazione che non fosse qualcosa di terreno. Così il giorno dopo, Manueli e Giuannica, tornarono da mia bisnonna.
Nonno ripartì. Prima della sua partenza cercarono di capire come uscire da quel inghippo. Bisnonna, parlò con alcune conoscenti che avevano avuto alcuni episodi strani nelle loro abitazioni e raccontarono che di lì a qualche giorno, un santone, guaritore ed esorcista, si sarebbe recato nel più grande centro di Santadi. Così la nonna e sua madre, si incamminarono in quella direzione. Vennero ricevute dall’uomo e ascoltata la storia con attenzione, fornì loro le indicazioni per liberare la casa da Coixedda. Madre e figlia erano fiduciose. Ad atterrirle era il pensiero di dover nuovamente recarsi nella casa e trascorrervi la notte. Quando tornarono da Santadi, si accinsero a preparare l’occorrente per l’esorcismo. Non era niente di complicato, ma dovevano eseguire tutto come era stato prescritto. Un sasso arrotondato recuperato accanto alla casa e facile da impugnare, un rosario, quello della mia bisnonna, ed entrambe avrebbero dovuto recitare una preghiera a San Benedetto, santo riconosciuto dalla Chiesa come estirpatore delle influenze demoniache. Mentre la madre, rosario in mano iniziava sa pregadoria, nonna avrebbe dovuto raccogliere il sasso di spalle e “a manu imbressi” a mano rovescia, la sinistra, col polso ruotato verso l’esterno. Fatto ciò, avrebbe dovuto scagliarlo contro la casa. All’imbrunire si incamminarono. Non mangiarono quella notte ed entrambe erano consapevoli che non avrebbero dormito. Aprendo la porta, furono aggredite da un forte odore sgradevole e indefinibile. Aprirono le finestre e cercarono di illudersi di ingannare il tempo parlando di argomenti diversi, benché tutt’e due avessero l’attenzione focalizzata verso ciò che di lì a poco avrebbero dovuto affrontare. Nessuna delle due riusciva a risolversi a dire all’altra di salire in “s’aposentu”, ma in fine, concordarono tacitamente di farlo.
Nella convinzione di non dormire, si addormentarono. Il letto una zattera di affetto e terrore stretto in un abbraccio.
Come ormai era d’abitudine, tutto cominciò con le ceste che cadevano dalla parete, sedute sul letto e strette l’una all’altra, sentivano il raspare di Coixedda dentro le mura. Aspettarono che albeggiasse e uscirono con le orecchie e la testa piene dei rumori della casa. Mai i rumori erano stati così vibranti, oppure mai in vita loro le due donne ebbero tanta paura da sentire tutto amplificato. La frescura dell’alba, i suoi profumi sembravano per contrasto, rendere tutto più reale e doloroso. La nonna si posizionò di spalle al sasso, ma di modo che le fosse facile prenderlo e la madre, impugnato il rosario cominciò a pregare in sardo con una voce rotta dalla paura. Nonna riusciva a bisbigliare appena, tuttavia cercò di restare concentrata sul suo compito. Di mano che la preghiera veniva recitata, i fenomeni dentro la casa parevano essere più intensi o forse era solo il loro terrore e l’ansia per un possibile fallimento, a farli sembrare tali. Al momento concordato col presunto santone, nonna raccolse il sasso e con le poche forze residue, lo scagliò contro il muro di fronte. Un piccolo tonfo sordo e poi…
Silenzio!
Questo è ciò che sentirono. Solo i rumori di un paese che si risveglia. I rumori della natura e una serenità interiore che da tempo le due donne avevano perso.
Davvero?
Nella cucina dove l’unica luce era quella del camino, cinque persone in perfetto silenzio. Lo scoppio di un nodo legnoso e le scintille, lo ruppero. “Nonna, poi cosa è successo?”
“Candu est torrau nonnu tu, seus andaus a domu nosta. Non ci fura prus nudda”
Nella bellezza di quei legami affettivi, quel pomeriggio ha creato un momento di condivisione misto a terrore e, alla “buonanotte” portò me, mio fratello e mia sorella, a controllare in ogni angolo della nostra piccola camera. In tre su due lettini. Una piccola abat jour a pile, portata per l’occasione sotto le coperte a illuminare la nostra formidabile fratellanza.
Buonanotte anime inquiete!

Claudia Serra