La luce abaccinante dei lunghi e polverosi pomeriggi. Due bimbetti biondi, chiari occhi verdi. Vestiti con pantaloni corti sorretti da bretelle e vecchie camicie non più buone per i giorni di festa. Il più grande dei due sulla bicicletta da uomo e il più piccolo sul cavalluccio di canna gli troterella al seguito. Entrambi scalzi. Le piante dei piedini dure come suole di scarpe. Il pallone di pezza nel cestino della bici e gli amici ad aspettare nell'aia di Is Serafinis. Tore aspetta il piccolo Efisio. Si ferma nella carrereccia e osserva tutto intorno. Lentischi, mirto e gli oleandri accanto al fiume quasi a secco. Oltre il fiume, le pale dei fichi d'india. Efisio è dietro la curva. Sente la canna strisciare frusciando e il pestio dei piedini sulla terra battuta. L'estate è appena iniziata e la partita a pallone con gli amici, è l'unico svago concesso dalle famiglie i cui figli maschi fin dalla fanciullezza, devono aiutare il padre coi lavori in campagna.
- Efisiu! Est trigariu... Movidindi. Ndeghinou no acureus (Efisio! È tardi... Muoviti. Altrimenti non facciamo in tempo...)
Tore guarda nuovamente la vegetazione e sgrana gli occhi. La gola è polverosa, ora completamente secca. Accanto al fico d'india, un uomo altissimo, enorme, completamente nero, agita la mano destra invitando Tore ad avvicinarsi. Ha paura. Ne è attratto.
Efisio arriva accanto al fratello nel momento in cui questi, lasciata a terra la bicicletta, come ipnotizzato, muove incerti passi verso la figura nera. D'improvviso si risveglia e intontito, si gira su se stesso, dimentico del fratellino, corre a perdifiato verso il paese. Urla con quanto fiato ha in gola. Efisieddu, gli corre appresso col cavallo di canna che striscia e solleva nuvole di polvere. Entrano in paese così. Due bimbetti biondi che pestano e strisciano sulla strada impietrata.
A casa Tore racconta l'accaduto, brividi e lacrime sembrano non avere fine. La madre chiede a Efisio se anche lui si sia spaventato nel vedere l'Uomo Nero. Efisio non si è accorto di nulla. Pensa solo al gioco perso e al fratello impaurito. Così, mentre la madre "afumentat" (una pratica sarda antica dove, bruciate le palme benedette e indirizzato il fumo verso lo spaventato, si recitano delle preghiere per allontanare le paure) Tore, Efisieddu corre a Is Serafinis per capire cosa possa aver spaventato in tal modo suo fratello. Sul bordo della carrereccia, la bici a terra e il pallone di pezza poco lontano. Efisio guarda oltre gli oleandri verso le pale dei fichi, non senza timore osserva. Trascorre del tempo ma, niente di strano sembra scorgere. Il gorgoglio del fiume e...rumore e voci di bimbi che giocano nell'aia. Raccoglie la bicicletta e il pallone e si avvia verso gli amici. Si ferma. Si gira. Un ombra nera tra gli oleandri e i fichi gli fa segno con la mano...
Il caldo, la luce abaccinante e la polvere. Pomeriggi assolati di un'isola misticamente abitata
"Contus de forredda"
Claudia Serra
La luce abaccinante dei lunghi e polverosi pomeriggi
Aspetto
- Font Size
- Default
- Modo Lettura