Sul tappeto arabescato vedo intricate vie che seguo con le dita, immaginando percorsi fantastici e stradine popolate da esseri presenti solo nella mia mente. Nella grande stanza che oggi si chiamerebbe esoticamente “living” o soggiorno allora più comunemente, sala da pranzo, gli arredi sono costituiti da un divano anni settanta con fantasie optical crema/caffè, buffet e contro-buffet rigorosamente sistemati uno di fronte all’altro, tavolo centrale e le immancabili sei sedie, due per i lati lunghi e due da “capotavola”. Nel camino arde un ceppo e delle tavole che scoppiettano e, la calda luce del fuoco, trasmette serenità alle mie fantasiose avventure. Gioco sotto il tavolo, tra le “gambe” delle sedie, sopra un tappeto rosso scuro. Mia madre prepara la cena con mia sorellina sul seggiolone. Mio fratellino fa correre avanti e indietro una macchina telecomandata, ambito regalo ottenuto per Natale. Sto bene e mi sento rassicurata. Siamo tutti dentro casa, c’è anche papà che solitamente è impegnato con la compilazione dei “ruolini” dell’altoforno oppure è proprio in fabbrica, invece questa sera è steso sul divano che legge. Tra poco in tv andrà in onda “happy days”, mamma porterà in tavola la cena, Carosello e…nanna. Ho otto anni anagrafici, ma il mio cervello deve essere molto più vecchio. Tutti i miei sensi sono stimolati da quel che avviene attorno a me. Sono serena, questo lo ricordo bene e, mentre le mie dita percorrono strade ghirigoreggianti nel morbido tappeto di lana, le mie narici sono solleticate dai profumi della cucina, mi accorgo di sentire il respiro più lento e sospirato di mio padre, si è assopito sul divano. Il giornale, la Settimana Enigmistica, gli è scivolata di lato. Il viso è rivolto dalla mia parte. Mi metto a sedere e lo guardo. Giovane uomo di circa trentacinque anni. Biondo. E’ un pochino trascurato, ha la barba spinosa. E’ bello. Leggermente in sovrappeso avendo smesso l’attività sportiva per gli impegni di lavoro. Odora di tabacco e Vidal. E’ proprio bello. Penso alla sua gioventù e mi sento infinitamente fortunata di avere un papà così. Penso anche che, se fossi stato maschio, sarei potuta essere la sua preferita. Continuo a guardarlo e intuisco che non rimarrà sempre cosi fresco, capisco che il tempo passerà e sfiorirà la sua bellezza…più ci penso e più mi commuovo. Le lacrime cominciano a scorrere sulle mie guance. Sfiorirà, invecchierà e morirà, come farò senza di lui? Le lacrime sono diventate singhiozzi. Mio padre si sveglia, chiede cosa sia successo e, tra le lacrime gli rispondo che lui non dove morire, deve promettermelo. Me lo promette tra le risa e nel frattempo arriva dalla cucina mia madre. Papà e mamma ridono della mia “scioccheria” e io, tranquillizzata dalla promessa, rido con loro e le lacrime ancora rigano il viso.
Questa sera, chissà quale ghirigoro mentale, ha riportato a galla questo ricordo. Da allora a oggi sono trascorsi 42 anni. Io e mio padre siamo cresciuti. Continuo a vederlo bello nonostante siano tanti gli anni trascorsi da quella sera. Le mie dita allora seguivano tracce immaginarie su un morbido tappeto rosso, quel tappeto è riposto in soffitta, c’è ancora. E’ logoro, sbiadito, ma resiste. Era il mio tappeto volante. Anche oggi, ha fatto la sua magia riportandomi tra le strade misteriose dei miei ricordi. Buonanotte senza Caroselli con la speranza di nuovi Happy Days
Claudia Serra
Sul tappeto arabescato vedo intricate vie
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