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08
Thu, Dec

Sant'Antioco. Giubileo dei presbiteri e dei diaconi

S.I. Oggi
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La semplicità, la sobrietà e l’aria di fraternità sono state le note che hanno caratterizzato la celebrazione del Giubileo da parte del clero diocesano a S. Antioco, il 2 giugno. Accolti da un sole primaverile, i sacerdoti e i diaconi presenti si sono ritrovati col vescovo Giovanni Paolo nella chiesa parrocchiale di S. Maria Goretti per un breve momento di preghiera prima di incamminarsi processionalmente verso la Basilica del Santo Patrono. Davanti alla Porta Santa, tutti hanno baciato la croce prima della solenne concelebrazione, durante la quale il Vescovo, lasciandosi guidare come sempre dalla Parola di Dio, ha commentato le letture proposte dalla liturgia del giorno, suggerendo alcune piste di riflessione per vivere il Giubileo della Misericordia, in quanto ministri ordinati.
Prendendo spunto dalla lettera di Paolo a Timoteo (2Tm 2, 8-15) ha sottolineato l’imperativo dell’Apostolo al discepolo, come rivolto a ciascuno dei presenti: «Ricòrdati!». Il ricordo che ci fa rimanere fedeli, come Dio alle sue promesse, è possibile unicamente trasformando la nostra vita intera in un memoriale della misericordia di Dio in Cristo Gesù. Tutti siamo chiamati a questa trasfigurazione, in forza del Battesimo e, per quanto riguarda i ministri ordinati, in forza dell’Ordine e dell’Eucaristia presieduta ogni giorno. Il brano del Vangelo sul primo comandamento – l’amore di Dio e del prossimo – ci interpella personalmente su come sia possibile rimanere fedeli all’amore misericordioso che in Gesù trova il compimento. Innanzitutto a partire dalle relazioni all’interno del Presbiterio. E il Vescovo ne ha dato l’esempio chiedendo a tutti perdono per i propri limiti nel vivere quella vicinanza e paternità che l’episcopato gli pone di fronte come dovere imprescindibile. E, immediatamente dopo, ha dichiarato la sua disponibilità e volontà di misericordia verso ciascuno, riconoscendo che se da un lato le fragilità possono spingere al giudizio e alla sfiducia, dall’altro occorre che prevalga l’invito del Signore al perdono vicendevole «fino a settanta volte sette» (Mt 18, 22). Lo stesso Gesù, insieme al perdono, ha anche invitato i suoi discepoli alla correzione fraterna, a proposito della quale il Vescovo ha aggiunto: “Non è facile trovare parole e momenti giusti per esercitarla. Dobbiamo superare continuamente la tentazione di darci la colpa l’un l’altro, o di pensare che noi non possiamo farci nulla e che perciò possiamo – o è addirittura meglio – lasciar perdere! Non chiudiamoci in noi stessi. Non rinunciamo a correggerci a vicenda e ad incoraggiarci nei diversi impegni del nostro ministero, con vera misericordia e carità sacerdotale, valorizzando gli aspetti positivi di ogni nostro confratello, pregando ogni giorno gli uni per gli altri, e cogliendo tutte le occasioni per manifestarci reciprocamente la fraternità che deriva dal nostro essere inseriti nell’unico sacerdozio di Cristo”.
A questo punto, il Vescovo, che aveva fatto distribuire, dopo la lettura del Vangelo, il testo dell’intervento fatto da Papa Francesco all’assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, riunita al fine di riflettere sul rinnovamento del clero a partire dalla formazione permanente, ha voluto riproporlo integralmente, con qualche brevissima puntualizzazione. L’intervento di Papa Francesco, ribalta consapevolmente la prospettiva usualmente utilizzata per affrontare temi come questo e, piuttosto che tracciare una riflessione sistematica sulla figura del sacerdote, invita tutti ad uno sguardo capace di andare all’essenziale, facendo passare davanti agli occhi uno qualsiasi dei tanti preti che si spendono nelle nostre comunità e lasciandoci interpellare da alcune apparentemente semplici domande: che cosa ne rende saporita la vita? Per chi e per che cosa impegna il suo servizio? Qual è la ragione ultima del suo donarsi. È evidente l’intenzione del Papa. Nessuno sforzo organizzativo, nessun ripensamento di itinerari formativi e nessuna riorganizzazione pastorale avrebbero senso, né potrebbero, in quanto tali, produrre i risultati desiderati, se venisse a mancare la relazione viva con Gesù, il sapersi afferrato per il Regno, la coscienza del tesoro nascosto che dà gioia.

Nico Grillo

Sulcis Iglesiente Oggi