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04
Sun, Dec

Iglesias. Iniziativa del Santo Monte per i 400 anni dall’elevazione ad Arciconfraternita

S.I. Oggi
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Iniziativa del Santo Monte per i 400 anni dall’elevazione ad Arciconfraternita: “Vultum Domini Quaeramus”, una mostra ed un convegno dedicati alla Sacra Sindone ;La Sacra Sindone ci aiuta ad immaginare il volto di Cristo, ed è importante lasciarsi affascinare da questo volto segnato da tante sofferenze, che diviene un simbolo di amore e di umanità”. Con questo parole mons. Giovanni Paolo Zedda, Vescovo di Iglesias, ha inaugurato venerdì 10 giugno, nella Chiesa di San Michele a Iglesias, una mostra dedicata alla Sacra Sindone. La mostra, intitolata Vultum Domini Quaeramus”, è stata organizzata dall’Arciconfraternita della Vergine della Pietà del Santo Monte di Iglesias, nell’ambito delle celebrazioni per i 400 anni dall’elevazione ad Arciconfraternita. Per 10 giorni, dal 10 al 19 giugno, la Chiesa di San Michele ospita una copia su tessuto a grandezza naturale della Sindone di Torino, in una mostra che unisce la descrizione del percorso storico;analisi scientifica ed una riflessione sull’importanza religiosa della reliquia. Oltre alla copia della Sindone, sono stati esposti dei pannelli tematici storici e scientifici, ed una serie di opere d’arte, tra le quali due quadri, prestati da don Gianni Cannas, parroco a Carloforte, ed una preziosa icona ;immagine che, secondo alcuni studiosi, riprende il volto della Sindone, realizzata da Michele Antonio Ziccheddu, maestro iconografo dell’Accademia Santu Jacu di Mandas. Paolo Pomata, delegato per la Sardegna del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, ha curato la mostra e, domenica 12 giugno, sempre a San Michele, ha tenuto una conferenza sul tema “Sindone, provocazione all’intelligenza”, durante la quale è stata affrontata la storia del Sacro Telo, è stata descritta la diatriba tra studiosi sui metodi scientifici di datazione utilizzati per la reliquia ed è stato proposto un itinerario di analisi culturale e religiosa. La Sindone ha una storia documentata solo a partire dal 1356, quando giunse in Europa per opera di un cavaliere francese, Geoffroy de Charny, i cui successori, nel 1453, la cedettero a Ludovico di Savoia e alla dinastia sabauda. Per il periodo precedente all’arrivo in Europa della reliquia, esistono solo ipotesi, che non hanno, per il momento, trovato sufficienti riscontri. Fin dai primi anni del Cristianesimo, ci sono testimonianze del culto per il Sacro Telo che aveva avvolto il corpo di Cristo dopo la deposizione dalla croce. Una di queste testimonianze parla di un telo di lino con impressa l’immagine del volto di Cristo, il “Mandylion”, che, secondo alcuni studiosi di epoca moderna, sarebbe la Sindone ripiegata. Durante i secoli nei quali è stata custodita dalla dinastia dei Savoia, la Sindone è stata gravemente danneggiata, in un incendio a Chambery, nel 1532. Dopo un restauro affidato alle suore clarisse di Chambery, il Sacro Lino è stato trasferito a Torino da Emanuele Filiberto Duca di Savoia, e, dal 1694, è conservato nella Cappella del Guarini, all’interno del Duomo.
Nel secolo scorso sono iniziati i primi studi scientifici, che hanno portato a risultati contrastanti, come quello dell’analisi attraverso il carbonio 14, che ha stabilito l’origine della Sindone in epoca medievale. Risultato al centro di controversie, visti i danneggiamenti che ha subito il telo e le numerose contaminazioni. Malgrado siano passati molti anni dalle ultime analisi approfondite, le ricerche proseguono.
Sulla Sindone sono state ritrovate delle tracce del polline di alcuni fiori provenienti dall’area mediorientale, ed è stato rinvenuta la possibile impronta di alcune monete risalenti al governo di Ponzio Pilato in Palestina.
Per riprendere il titolo della conferenza e citare una frase di Papa Giovanni Paolo II, la Sindone rappresenta una “provocazione all’intelligenza”, provocazione come desiderio di comprendere fino in fondo, non solo per motivi di fede, ma anche per amore della razionalità. Al di la degli studi, delle ipotesi degli storici e degli uomini di scienza, la cosa che maggiormente colpisce è però la grande devozione di tante persone per la reliquia. “Poiché – come ha affermato Paolo Pomata in chiusura della conferenza – nella Sindone vediamo uno specchio della condizione umana, con le sue grandi sofferenze e con i suoi momenti di difficoltà, ma nella immagine che vi è impressa riusciamo anche a percepire una parte del mistero del divino” Jacopo Casula

Sulcis Iglesiente Oggi