In occasione del Dies Natalis di Sant'Antioco Martire pubblichiamo un articolo a firma di Roberto Lai e Marco Massa. Papa Onorio III e l’epistola del 5 ottobre 1218
Questo prezioso documento, ritenuto finora una bolla papale e noto da tempo attraverso stralci riportati da vari studiosi, viene qui pubblicato, nella sua versione originale e integrale, per la prima volta.
Nel 2011, in occasione della stesura del libro S. Antioco da primo evangelizzatore di Sulci a Glorioso Protomartire ‘Patrono della Sardegna’ , avendo la grande fortuna di poterci avvalere, per le nostre ricerche, del supporto dell’illustre e compianto Professor Roberto Coroneo, con il quale amavamo consultarci nella forte convinzione che ubi maior minor cessat, portammo alla sua attenzione, attraverso una serie di mail, la questione sulla lunga vertenza fra monaci Vittorini, cassinesi e vescovi sulcitani, che si chiuse definitivamente con il privilegium protectionis, accordato da Onorio III alla diocesi e ai suoi vescovi il 5 ottobre 1218 . In esso le venivano riconosciute, tra l’altro, le 6 chiese assegnatele dal legato pontificio, dopo il concilio celebrato in Sardegna negli anni 1073-1074, quando essa era stata appena ripristinata, e che le erano state così a lungo contese dai monaci di Montecassino. Il provvedimento di Onorio segnava anche la conclusione di un’altra lite, quella aperta con i Vittorini a proposito della chiesa di Sant’Antioco, perché i vescovi di Sulci non dovevano aver cessato di rivendicare la loro antica e prestigiosa cattedrale. Il privilegium di Onorio risolveva a loro favore anche quest’aspirazione: veniva, infatti, disposto che «la chiesa del beato Antioco fosse ritenuta, secondo l’antica consuetudine, la [vera] sede della diocesi» di Sulci . Questa frase, come dicevamo prima, è proprio quella che ritroviamo riportata in vari testi, estrapolata dal documento in esame, a prova del fatto che, con il vescovo, anche la sede vescovile si fosse spostata a Tratalias, per poi tornare, da quel momento in poi, presso la chiesa di S.Antioco (sita ad saec. IV vel III). In realtà, non esistono fonti documentarie riferite a quest’eventuale trasferimento, se non pubblicazioni del XX secolo che riguardano la storia dell’arte (La Storia dell’arte di Dionigi Scano, pp. 141 sgg.; Delogu, L’architettura, pp. 171 sgg.). Nella stessa pubblicazione sono, però, precisate le fonti documentarie sul trasferimento della diocesi da Sulci a Iglesias: “Iterum traslata est ad civ. Ecclesiensem approbante Iulio II a. 1503. Episcopatus a Leone X suppressus a. 1514, a Clemente XIII restitutus a. 1763 etiam nunc suffragatur Caralitanae ecclesiae ”. Insomma, anche se appariva chiaro che il vescovo si fosse trasferito a Tratalias, niente provava che a questo evento corrispondesse la traslazione in quella stessa città anche della sede vescovile. Più preciso il Motzo: “la costruzione della chiesa di S. Maria in Tratalias là dove i vescovi risiedevano di fatto non fece perdere a quella di S.Antioco il diritto di esser considerata sede della diocesi…” . Manifestammo al Professor Coroneo il nostro dubbio che l’interpretazione data fino a quel momento non fosse idonea, e si dovesse invece ritenere che, nonostante il trasferimento del vescovo a Tratalias, in realtà, la sede vescovile non fosse mai stata spostata, rimanendo ufficialmente a Sulci. Il Professor Coroneo considerò lecita l’osservazione, e ci incoraggiò a scovare il testo originale da cui quella frase era stata tratta, al fine di avere un quadro più chiaro della situazione e arrivare alla verità, visto che, per decenni, ci si era affidati a pure deduzioni, senza mai curarsi di rintracciare il testo nella sua interezza. Ci siamo subito attivati presso l’Archivio Segreto del Vaticano e, una volta rinvenuto il documento, venne alla luce, innanzitutto, che non si tratta affatto di una bolla papale, ma di un’epistola indirizzata dal Pontefice Onorio III, in data 5 ottobre dell’anno 1218, appunto, al Vescovo sulcitano Mariano. Sappiamo con certezza che, già dopo i primi decenni dell’VIII secolo, la Sardegna fu sottoposta alle continue e devastanti incursioni arabe, che costrinsero, in alcuni casi, al quasi totale spopolamento delle città costiere (basti ricordare che Liutprando fece di tutto per mettere al sicuro le reliquie di Sant’Agostino, trasferendole a Pavia, perché non venissero profanate da quei crudeli pirati, e che gli stessi abitanti di Cagliari si spostarono lentamente verso ovest, dando vita al centro di S. Igia, presso il quale si stabilì, ovviamente, anche l’arcivescovo della città) . Alcune fonti arabe, riferite soprattutto alla prima incursione del 703-704, coinvolgono la nostra Isola e la flotta navale bizantina, che qui aveva la sua base.
Al tempo della lettera in esame, quel pericolo non era ancora cessato, e il vescovo Mariano, quindi, preferisce allontanarsi, per la propria incolumità, verso l’interno, come avevano fatto altri suoi colleghi. Il Pontefice Onorio III, allora, sull’esempio del suo predecessore, Pasquale II, che accordò alla diocesi di Sulci il privilegium protectionis circa un secolo prima, riconoscendo lecito, evidentemente, il bisogno del suo vescovo, si preoccupa per le chiese a lui affidate e si premura di estendere la sua personale protezione su di esse, sulle terre e sui possedimenti ad esse pertinenti. Dopo aver enumerato con cura tutte le chiese e le proprietà annesse (“servi, terre, vigne, pascoli..”), in possesso in quel momento della diocesi di Sulci, proibendo che venissero sottratte alla giurisdizione del vescovo e dei suoi successori, scrive la famosa e tanto citata frase: “Statuimus insuper ut episcopatus tui sedes iuxta morem antiquum apud beati Antiochi ecclesiam habeatur”. È proprio nelle parole “morem antiquum” che noi riteniamo si possa inequivocabilmente ravvisare che la sede non fosse mai stata traslata a Tratalias e continuasse, invece, a trovarsi a Sulci. Nella sua lettera, infatti, il pontefice lo ricorda in maniera perentoria anche al vescovo, dicendogli che, nonostante egli soggiornasse a Tratalias, “secondo il costume antico”, appunto, la vera sede fosse Sulci. Ora, la pubblicazione di questa lettera rafforza la suddetta tesi, per cui è più opportuno ritenere che, nonostante la lunga “vacanza” del vescovo, la città di Sulci, con la sua chiesa di S. Antioco , non perse il titolo di sede vescovile prima dell’ 8 dicembre del 1503, quando, con la bolla di Papa Giulio II (Aequum reputamus), fu sancito il trasferimento da Sulci a Iglesias. Per anni, quindi, prima di quella data, Tratalias e Iglesias non furono altro che una piacevole dimora del vescovo. Il ritrovamento di questa lettera e la sua pubblicazione aprono la strada a un nuovo dibattito e a una diversa visione delle vicissitudini della sede vescovile di Sulci. Noi siamo certi che ulteriori ricerche, relative soprattutto ai registri redatti dal Pontefice Onorio III sulle rendite della Chiese e sulle sue proprietà (Liber censuum romanae ecclesiae), ci permetteranno di esplorare nuovi orizzonti, attraverso i quali potremo risalire, con documenti probanti, a ulteriori verità storiche rimaste sepolte per troppo tempo.
Roberto Lai - Marco Massa
Ringraziamo il Prof. Marco Bonocore, scriptor Latinus e Direttore "Sezione Archivi" della Biblioteca Apostolica Vaticana, Presidente della Pontificia Accademia Romana di Archeologia Biblioteca Apostolica Vaticana, per aver collaborato nella ricerca e nella traduzione del testo del Pontefice Onorio III, datata 5 ottobre dell’anno 1218. Cfr R. Turtas, La Diocesi di Sulci tra il V e il XIII secolo, Sandalion, vol. 18, 1966, pp. 165-166
Pubblicato in Annali di storia e Archeologia Sulcitana vol. 2 2012. ( a cura di Roberto Lai).
R.Lai – M.Massa, da S.Antioco da primo evangelizzatore di Sulci a glorioso Protomartire ‘Patrono della Sardegna’ Edizioni Arciere – Monastir (CA), maggio 2011.
Archivio Segreto Vaticano .Reg. Vat., 10, ff. 15v-16r.
Statuimus insuper, ut episcopatus tui sedes iuxta morem antiquum apud beati Antiochi ecclesiam habeatur,
Cfr. P. F. Kehr, Regesta Pontificum Romanorum, Italia Pontificia, vol. X Calabria-Insulae, 1975, p. 415
Cfr. B. R. Motzo, La donazione dell’isola sulcitana a S.Antioco, Archivio Storico Sardo 13, 1920, p. 88.