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Cisl. Denuncia: Unicredit investe nel SUD Italia, ma esclude la Sardegna.

Attualità Regionale
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“Con un budget di 17 miliardi, di cui sette per le famiglie e più di 10 per le imprese, Unicredit dà il via – si legge sul Sole 24ore di sabato 5 marzo - al nuovo piano triennale per il Sud, da attuare entro il 2018 in Campania, Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia. Un programma che si inserisce nella cornice più ampia del piano industriale dell’Istituto di credito. Sul Sud l’istituto ha deciso di scommettere per assecondare i timidi segnali di ripresa che in alcune aree si intravedono.”
La Sardegna è tagliata fuori, ancora una volta.
Noi, come sindacato che rappresenta i lavoratori bancari e che in Sardegna li rappresenta in modo fortemente maggioritario, non possiamo essere contenti, anche se tutta la nostra costante opposizione a questo modo di intendere le cose, non ha i margini di manovra che vorremmo. La nostra rappresentanza di interessi rischia spesso di vedersi imposto il confine ristretto della scarsa reattività della classe politica regionale.
E’ inaccettabile che ancora una volta venga scritto a chiarissime lettere che noi veniamo confinati al concetto poco filosofico di terra di raccolta del risparmio… Perché noi abbiamo bisogno, come collettività sarda, di investimenti, molti investimenti, per fronteggiare un presente con poche opportunità di lavoro, ma anche semplicemente di far famiglia, di far studiare i figli, di disegnare un futuro per una regione che da riarsa sta diventando sempre più desolata e non tarderanno a vedersi le svendite dei gioielli di famiglia.
Ecco perché leggere su Il Sole 24 Ore la notizia degli investimenti per il Sud ci offende. Perché noi siamo sud e anche peggio di ciò che si intende per Sud, dal momento che viviamo la difficoltà aggiuntiva del mare che ci separa dalla terraferma.
Eppure noi continuiamo a sollecitare la politica regionale a comprendere che le banche sono il convitato di pietra di ogni ragionamento di crescita e di prospettiva, un convitato senza il quale non si può fare quasi nulla. Continuiamo a sollecitare la politica a farsi parte attiva per un progetto di area che includa le banche, le renda partecipi e in qualche modo le spinga a reinvestire una buona parte di tutto quello che rastrellano nel nostro territorio. Occorrono segnali specifici verso gli investimenti nelle imprese e nell’imprenditorialità giovanile, così come occorrono specifici e seri segnali di investimenti fiduciosi nei giovani che tentano di costruirsi un lavoro che altrimenti non c’è e che vorrebbero anche costruire una famiglia, così come è stato possibile per noi e per i nostri padri.
Ma occorre che la politica batta un colpo! A più riprese abbiamo sollecitato il governo regionale nelle sue diverse composizioni affinché riprenda a parlare con le banche e di banche.
Nel caso di Unicredit, poi, stiamo parlando di un colosso internazionale che potrebbe veramente aiutare la rinascita dell’isola se opportunamente coinvolto. Ad Unicredit si potrebbe chiedere di investire sui giovani, sulle famiglie e sulle imprese, magari ipotizzando una qualsiasi forma di corresponsabilità da parte delle istituzioni. Si potrebbe, perlomeno, spingere l’istituto a spendere meglio i soldi per le necessità che la sua stessa rete ha in Sardegna. Anche piccole cose: più ore per le pulizie delle sedi, più aziende sarde per le ristrutturazioni e per le manutenzioni, più materiali acquistati nell’isola anziché importati da chissà dove, più assunzioni di personale isolano, più personale per sostenere impegni gravosi quali il mantenimento delle tesorerie…
Si potrebbero poi fare anche discorsi di più ampio respiro con il Pianeta Casa, la nuova linfa che attrae Unicredit, in un’isola come la nostra che potrebbe schierare fior di persone capaci di far rete.
Si potrebbe aprire un serio discorso di micro-credito che sarebbe salvifico per moltissime situazioni di difficoltà temporanea. Si potrebbe ragionare di un’estensione dei benefici derivanti dalla sospensione dei pagamenti delle rate in caso di perdita di lavoro.
E via dicendo in un florilegio di idee che potenzialmente non ha confini e che necessita solo che la politica regionale batta un colpo. E se decidesse di farlo, ora potrebbe essere una delle ultime buone occasioni, almeno chiedendo di rientrare a pieno titolo nella definizione che Unicredit dà di sud.
Noi della CISL e di First Cisl ci siamo e ci saremo, sempre a difesa del lavoro e dei lavoratori.


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