NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
16
Thu, Apr
0 Nuovi articoli

Liberazione Silvia Romano. Scontro di inciviltà

Ritagli
Aspetto
Condividi

Il rientro in patria della volontaria italiana 24enne Silvia Romano è diventato in pochissimo tempo valvola di sfogo per molti italiani che hanno identificato nella giovane il capro espiatorio perfetto sul quale rovesciare inquietudini e incognite emerse in questi mesi di confinamento forzato. L’invito ad un’attenta riflessione sulle proporzioni del fenomeno generato è d’obbligo.
Ripercorriamo insieme i passaggi principali che hanno interessato questa vicenda. Il 20 novembre 2018 Silvia Romano, in Kenya da poche settimane in veste di volontaria internazionale per conto di Africa Milele, associazione onlus che sul suo sito web menziona diversi progetti rivolti all’infanzia sia in Italia che in Kenya, viene prelevata da un commando di tre uomini del gruppo somalo filo jihadista Al-Shabaab. Già dalle prime ore l’obiettivo sembra chiaro: ottenere il pagamento di un riscatto. Da lì in poi le tracce della giovane si perdono, le informazioni arrivano a singhiozzo e necessariamente da prendere con le pinze. Le trattative, al contrario, non si interrompono, procedono incessantemente nel silenzio stampa doveroso e già collaudato da altri sequestri di connazionali conclusisi positivamente.
Quello che accade dopo è storia dei nostri giorni, alimentata da una pressione mediatica foraggiata e rinforzata dal periodo storico che stiamo vivendo: una frustrazione dilagante accompagnata da una caccia alle streghe degna del peggior Medio Evo. Ed eccola lì, una giovane donna offerta su un piatto d’argento, appena reduce da una prigionia durata 18 mesi. Lo shock di vederla scendere gli scalini dell’aereo di Stato in abiti islamici è insopportabile, è la goccia che fa traboccare il vaso e, sapere dopo poche ore della conversione all’Islam, un pugno allo stomaco.
Dopo nemmeno una settimana dalla liberazione e dall’abbraccio di Silvia Romano ai suoi familiari, la polemica è accesissima e le tastiere roventi. Le informazioni che circolano sono tante, troppe per essere smistate e verificate. Per innescare la miccia è stato sufficiente pensare di sapere che è stato pagato un riscatto, che la giovane avrebbe scelto spontaneamente di convertirsi e che, addirittura, sarebbe stata riconoscente ai suoi carcerieri. Senza porsi troppe domande, ognuno di questi punti è stato preso, sviscerato e manipolato da milioni di persone inconsapevoli di quale sia la verità in questa vicenda, ammesso che ci sia dato conoscerla. Vengono attribuite foto, video, dichiarazioni, matrimoni e gravidanze. In pochi hanno avuto l’accortezza di fermarsi un passo indietro ad una ragazza di 24 anni, alla sua famiglia, ad una vita interrotta e ad altre sospese, quelle dei suoi affetti. Come nei peggiori processi, la condanna è stata unanime e priva di fondamenti. La condanna morale senza diritto di appello di un Paese in ginocchio. L’Italia oggi è un Paese più povero sotto tanti punti di vista. Forse riuscirà a risollevare il capo dalla melma nella quale sta annaspando, ma a quale prezzo? Sarà sufficiente a dirsi un Paese rinato? Gli interrogativi che aleggiano su questa vicenda sono tanti. Le risposte, quelle vere, sensate, ragionate e pesate, quasi nessuna. Resta, però, ancora una domanda da porsi, qual è la linea di inumanità oltrepassata la quale è impossibile tornare indietro?

Maria Fabiana Doi

foto: Web- adnkronos

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Iscriviti!! E' Gratis

Iscriviti attraverso il nostro servizio di abbonamento gratuito di posta elettronica per ricevere le notifiche quando sono disponibili nuove informazioni.
Pubblicità