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Renato Soru. Migranti e governance economica: il Consiglio europeo davanti alla sfida della coesione

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L’accordo sulla redistribuzione dei migranti raggiunto al Consiglio europeo di Bruxelles il 26 giugno non è quanto ci si aspettava, ma è comunque un punto di partenza che sancisce una consapevolezza nuova e irreversibile: la solidarietà e la responsabilità sono principi fondanti della coesione europea. Senza questi due pilastri, non c’è futuro per il progetto comunitario. Per questo l’Europa non si sottrarrà alla redistribuzione di 40 mila migranti dall’Italia e dalla Grecia, già a partire dai prossimi mesi. Ci sono ancora molte diffidenze ed egoismi da superare: i paesi dovranno concordare, tramite i loro ministri degli interni, il numero di migranti da accogliere, secondo una formula che non parla più di meccanismo “obbligatorio” ma che dovrà comunque fissare dei paletti per mantenere la sua efficacia.
Un fatto importante è poi la convergenza dei capi di stato e di governo sulla strategia più complessiva dell’Agenda per l’immigrazione, presentata a maggio dalla Commissione Europea: un mix di politiche integrate che prevede non soltanto l’assunzione immediata di responsabilità comuni sul fronte del monitoraggio, dell’accoglienza e dell’identificazione , ma anche il rafforzamento della politica estera europea, attivando sinergie con i paesi africani di origine e di transito per arrivare a una gestione legale e regolata del fenomeno migratorio. Un’azione che contempla anche il rimpatrio dei non aventi diritto, in un quadro di cooperazione fatto di regole certe, come ha ricordato anche il presidente Renzi nel suo recente discorso al Senato.

L’altra grande sfida affrontata dal Consiglio Europeo riguarda la discussione sul cosiddetto “Rapporto dei 5 presidenti”: un pacchetto di proposte sul completamento dell’Unione economica e monetaria europea, che prevede fra l’altro un sistema di autorità per la competitività nella zona euro, l’applicazione di una specifica procedura di compensazione degli squilibri macroeconomici, un maggior coordinamento delle politiche economiche nazionali nell’ambito del semestre europeo. Per la prima volta viene chiarito l’interesse prevalente alla crescita e al ruolo degli investimenti accanto al patto di stabilità, e viene citato il ruolo strategico del Piano Juncker, approvato l’altro ieri nella plenaria di Bruxelles. Un fatto molto rilevante per i socialisti e democratici europei è la maggiore attenzione posta su occupazione e performances sociali. A mio giudizio tuttavia il pacchetto di proposte può essere migliorato ancora di molto, introducendo ad esempio maggiori attribuzioni e responsabilità al Parlamento durante il semestre europeo, rafforzando il processo decisionale dell’Eurogruppo attraverso il ruolo del Commissario per gli affari economici e monetari, istituendo un Ufficio del Tesoro europeo, introducendo un nuovo quadro giuridico per sostituire la troika con un soggetto che offra maggiori garanzie democratiche .

Il Rapporto dei 5 Presidenti insomma rappresenta un piccolo passo nella giusta direzione, ma non il balzo che l’Europa attende e necessita.


di Renato Soru | 29 giugno 2015

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