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SOCIETA' AL PERISCOPIO. LA LINGUA DOMINANTE di PG Testa

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Neanche Sant’Antioco è riuscita a risparmiarsi suggestioni anglofone ormai diffuse anche nell’intero territorio sardo, anche a disdoro di quanti si battono per un discorso identitario, quindi varie attività commerciali e non solo hanno preferito intitolarsi con roboanti nomi inglesi, quasi che in questo modo si riesca ad apparire più “IN”. E’ divertente come alcuni credano alla normalità di tale fenomeno e che, essendo l’Inglese, la lingua più parlata del pianeta, sia naturale doverla studiare; ma non è proprio così.
Intanto facendo i conti in maniera realistica la lingua più parlata al mondo è il Cinese, ma non credo che sia quello della diffusione il vero motivo che ci spinge oggi parlare inglese: per analizzare questo fatto bisogna scomodare diversi aspetti.
1. 60 anni fa la lingua straniera più studiata nelle scuole medie superiori e inferiori italiane era il Francese, che veniva considerata la lingua della Cultura e della Diplomazia. Infatti fino a pochi anni fa la lingua di comunicazione in tutte le ambasciate era quella dei nostri cugini transalpini. L’inglese lo si studiava negli istituti per ragionieri, proprio per indicarne il vero significato, cioè l’utilizzo di quella lingua nell’ambito commerciale; quindi l’aumentata pressione commerciale degli USA giustifica in modo chiaro il LORO bisogno che si studi la loro lingua. 
2. Un grande pensatore tedesco dell’800, oggi caduto in disgrazia e per questo diventato innominabile, diceva che la lingua è anche un veicolo attraverso il quale modi di vivere, abitudini, aspirazioni e, soprattutto beni di consumo, possono essere più facilmente trasferiti da una Nazione ad un’altra. E forse per questo che gli italiani, come già nel 1954 ironizzava Alberto Sordi, furono presi, da una frenesia irrefrenabile di sembrare americani, incominciando dall’ imparare qualche lemma inglese e soprattutto a usare jeans e scarpe sportive in tutte le occasioni. Il film, “Un americano a Roma” non riuscì a insegnare il senso del ridicolo, per cui la smania d’America continua a pervadere gli Italiani che, mai come nel secolo attuale, ne studiano la lingua. Si sta imparando l’Inglese però in un modo particolare: cioè radio televisione, giornali etc. insegnano ad utilizzare termini inglesi al posto delle parole italiane. In effetti si è sentito da qualcuno dire che le parole song o bike o policeman suonano meglio delle vetuste espressioni quali “Canzone, Bicicletta o Poliziotto. Il provincialismo nostrano, che, beninteso, è stato alimentato, è diventato tanto grande, che in un prossimo dicembre potremmo trovarci di fronte alla pubblicità del nostro più diffuso dolce natalizio, che verrà indicato come “Big Bread” e qualcuno sosterrà che per motivi economici sia giusto così.
3. Nei paesi di lingua tedesca, l’Inglese è conosciuto e parlato da quasi tutti; per essere l’Inglese una lingua di derivazione germanica, per loro è molto facile e lo utilizzano sapendo che è un’altra lingua, diversa e ben separata dalla loro, per cui è difficile trovare in Germania, come d’altronde anche in Francia, questa abbondanza di insegne in Inglese che c’è da noi e non si sognerebbero di permettere al glossario inglese di sostituire quello tedesco.
4. Si arriva addirittura all’assurdo: in Università italiane, sostenere in Inglese esami di Medicina, Biologia e Ingegneria, quindi non di lingue, è considerato titolo di merito e agevola la promozione. Qualcuno potrebbe trovare in questo la Bandiera Bianca, della nostra Accademia con il beneplacito connivente di tutte le Autorità italiane, le quali fingono o non vedono l’aspetto colonialistico di tale fenomeno.
E’ vero che apprendere una nuova lingua rappresenta un irrobustimento della cultura di una persona, ma quando si arriva alla monolingua, cioè se per parlare l’Inglese non sapremo più parlare l’Italiano allora non si tratterà di un progresso culturale ma, il sospetto è forte, si potrà temere che l’Italia si presti ad un gioco che distrugga la propria per agevolare altre culture.
Ah….., quindi speriamo che non si senta avvilito il proprietario de il Caffè del Corso e che non si affretti a rinominare il suo locale “The Coffeehouse of the Avenue”
P. Giorgio Testa

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