Quasi 50 anni fa quando ci dicevano che occuparsi di PRO LOCO toccava a chi di turismo vive e non a noi studenti, rispondevamo “ Ma sarà un modo per difendere la nostra isola dalla speculazione edilizia, proprio perchè più nota e più amata”. Non ci sbagliammo: con un vincolo paesaggistico, anticipando di 30 anni la legge regionale sarda di salvaguardia delle coste, fu impedito a tanti che si definivano “volenterosi” di versare cemento a Portu su Trigu e a Porto Sciusciau come già era successo a Polifemo, Peonia, Maladroxia e ad altri centri. Grazie a questa scelta Sant’Antioco, non rischiando di assomigliare a Rimini o a Santa Marinella incominciò ad attrarre turisti provenienti da molte parti di’Italia e non solo. .
Ora questo risultato sembra raggiunto e le coste di Sant’Antioco sono conosciutissime e apprezzate praticamente da tutti, ma ora dobbiamo fare i conti con il fatto che le nostre attrattive naturali sono minacciate da almeno 4 eventi:
1. L’aumentato numero dei fruitori. Fino agli anni ’60 andare al mare riguardava un’élite dei pochi che avevano la macchina e degli altrettanto pochi che amavano andare al mare. Oggi al mare ci vanno o ci vorrebbero andare tutti.
2. L’aumento del livello del mare, causato dallo scioglimento di tutti i ghiacciai, anche di quelli delle Alpi, con le conseguenti erosione e riduzione della sabbia.
3. Il fatto che non piova! Come è noto le spiagge si formano e si mantengono grazie al trasporto di minuscoli detriti cristallini da parte dei ruscelli, che se non scorrono perchè non piove, non potranno mantenere la spiaggia. Anche a Maladroxia, dove 10 anni fa circa furono spesi 1 milione e duecentomila Euro di denaro pubblico per spondare un rio praticamente asciutto da oltre 20 anni.
4. Il fatto che non ci sia freddo. Ancora per i cambiamenti metereologici, per cui il clima estivo dura almeno 6 mesi consentendo a molti di stare al mare da Maggio a Novembre.
Non cito fenomeni quali notti di in concerto e corse con moto o macchine in spiaggia, ritenendoli ancora marginali.
Se vogliamo, ma dobbiamo, salvare le Spiagge di Sant’Antioco, come è successo in altri comuni sardi, diventa oggi inderogabile razionalizzare, controllandolo !, l’afflusso dei, piuttosto che turisti, “Pendolari del Mare”, che da tutti i paesi del Sulcis e non solo si riversano quotidianamente nelle spiagge, che appaiono piccole e fragili, comunque non in grado di affrontare tale afflusso.
Con il numero limitato otterremo ciò che d’altre parti viene apprezzato dagli stessi turisti e daremo respiro agli arenili, oggi eccessivamente sfruttati.
P. Giorgio Testa