Lo scorso 30 agosto il carlofortino Antonello Rivano si è aggiudicato il secondo posto nel concorso internazionale di poesia “Carlo Bo – Giovanni De Scalzo” nella sezione “poesie nei dialetti liguri” che ogni anno si tiene a Sestri Levante. È una notizia bella sicuramente per la comunità carlofortina, e che fa bene al mondo della “tabarchinità”. D’altronde Antonello Rivano si è affermato con la poesia “Ràixe” (radici) che scrisse nel 2019, in occasione dell’inaugurazione del progetto “Ràixe, spazi digitali per la cultura tabarchina” promosso dalla cooperativa Millepiedi e dal Comune di Calasetta. La lirica nella quale l’autore esterna un grande legame alle proprie origini è anche un invito a tutti i tabarchini a restare uniti per portare avanti la propria cultura della quale vanno tutti orgogliosi. “Émmu da tegnise pe man,/figiö da stéssa stória,/pe nu pèrdise mòi”(dobbiamo tenerci per mano,/figli della stessa storia,/per non perderci mai). Antonello Rivano è autore di numerose poesie in tabarchino e in italiano pubblicate sul web. Nel 2018 ha dato alla stampa “La forma della felicità” un racconto che si dipana attraverso le vicende intrecciate di due famiglie (manco a dirlo) una di Pegli e l’altra di Carloforte, che partono dalla fine del Settecento per arrivare ai giorni nostri. Ultimamente durante la quinta edizione de “l’Isola dei libri” organizzata dall’associazione Saphyrina della quale è socio, ha presentato, nella serata dedicata al tabarchino (nella quale ha partecipato il massimo esperto, il prof. Fiorenzo Toso) un suo saggio “C’era una volta il tabarchino” che è un invito ad usare la lingua dei padri. “Dobbiamo essere padroni del tempo per non far dimenticare le nostre tradizioni” recitano alcuni versi della sua premiata poesia.
fonte Sulcis Iglesiente Oggi . Nicolo Capriata