Sulla scia di giorni tumultuosi abbiamo festeggiato Pasqua cantando sui balconi e l'arrivo dell'Estate come una liberazione sussurrando la fine di un incubo, poi l'Autunno con le sue foglie ha ricoperto le strade e abbiamo contato di nuovo i morti ad alta voce ascoltando l'eco dei loro nomi nel silenzio di una chiesa. È arrivato timidamente un altro Natale e le sue luminarie sui giorni con la voglia di rinascita , davanti al Presepe abbiamo affidato le nostre paure e le nostre speranze lontani dagli affetti salutandoci a distanza attraverso uno schermo. Anch'io mi ci sono aggrappata sfogliando negli sguardi la tristezza e la nostalgia di luoghi e di volti conosciuti. Quest'anno non ho ascoltato il frastuono del mare d'inverno e il suono del vento tra le fronde degli alberi o l'orizzonte tingersi di rosa, le mie orme sono rimaste nel sepolcro dell'attesa dove riposano desideri di giorni migliori e il ritorno della normalità.
La tavola delle feste è rimasta vuota, imbandita con un solo coperto da chi aspettava i figli lontani.
Guardo finalmente l'ultimo giorno dell' anno senza rimpianti se non per le persone che si è portato via per sempre. In fondo a questo tunnel 2020 cerco di scorgere una luce senza voltarmi indietro. Abbasso la saracinesca di quest'anno nefasto come il sipario di un teatro nella speranza che ogni brindisi di mezzanotte porti con sé, lontano, il male, il dolore e le lacrime , facendo di ogni giorno un capolavoro e delle mascherine un grande falò.
Auguri e che sia l'alba di un nuovo anno, un'esplosione di speranza per tutti.
Donatella Pintus
EDITORIALE. ANNO 2020 (di Donatella Pintus)
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