Tradizioni. Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis. Mode e Tessuti nel Sulcis: “Is Cuncordias”
Su giponi, ovvero la giacchetta che componeva l’abito femminile sulcitano, presentava particolari guarnizioni sulle maniche dette cuncordias. Si tratta di bordure decorative, inframmezzi, applicazioni meccaniche finemente lavorate con un intreccio di filati e trame. Apporre is cuncordias a su giponi era un’arte, espressione del gusto della donna sulcitana ma anche affermazione della propria posizione sociale.
Cuncordia, letteralmente concordia, fa riferimento a quanto è concorde, in armonia e ben si combina con qualcos’altro e is cuncordias ben si accostavano al giubbetto, “cuncordanta”, rendendolo un capo esclusivo e di stile.
Queste applicazioni, insieme a vari articoli di passamaneria, chincaglierie e mercerie giungevano nell’isola di Sardegna a partire dagli scambi commerciali con la Francia, passando per i principali porti annessi al Regno di Sardegna, in particolare quello di Genova, porto catalizzatore che smerciava merci provenienti da più parti (1852 – 1853).
Erano fatte a macchina con telai e trecciatrici apposite che si diffusero con l’industrializzazione. Venivano vendute a metraggio insieme a vari tipi di tessuti.
Le prime (1748) hanno come paese d'origine l'Inghilterra. In seguito si diffusero in Francia e furono alcuni emigrati francesi a portarle in Germania.
Queste guarnizioni, eleganti e ricche di particolari, a volte erano molto vistose, come quelle dell’abbigliamento delle classi alte sulcitane.
Sia le foto d’epoca che i capi rinvenuti nel Sulcis confermano la presenza di un assortimento piuttosto ampio di cuncordias.
Venivano applicate sulla parte inferiore della manica, contornando i bordi e il polso.
Potevano essere disposte in una o in doppia fila a seconda della preferenza e delle possibilità economiche di chi le indossava (alcune stavano anche all’interno del polso, altre solo in sa faci bella, anche questo dipendeva dal costo de sa cuncordia e dalle possibilità della proprietaria de su giponi).
Alcuni modelli a forma di foglie e fiori riempivano la parte centrale della manica inferiore. Questo punto poteva anche essere decorato con ricami direttamente realizzati sul tessuto. Si trattava di riproduzioni floreali di piccola dimensione e dai toni accesi, eseguite da mani esperte secondo la moda del periodo.
Is cuncordias di forma più semplice erano realizzate facendo uso di un unico materiale. Altre rappresentavano figure più complesse ed erano costruite combinando tessuti e filati differenti, uniti a elementi decorativi come paillettes, strass, perline che creavano un effetto finale decisamente ricercato.
Is cuncordias dei giubbetti ordinari erano di solito più modeste rispetto a quelle che abbellivano l’abito elegante. Nel vestiario casalingo e da lavoro, il giubbetto era prevalentemente a maniche lisce o guarnito in maniera minimale.
Era diffuso anche l’utilizzo dei galloni, una passamaneria a forma di nastro schiacciato, di varia altezza e a motivi floreali o realizzata con fili dorati, intrecciati ad altri fili in seta.
Sui giubbetti in velluto destinati all’uso elegante, a guarnizione delle maniche, potevano essere applicate strisce in pelliccia di colore scuro.
Nella fotografia di proprietà della famiglia Diana, allegata all’articolo, la signora Ida di Nuxis, primo decennio del ‘900 circa, indossava, insieme a sa mantilla e al fazzoletto in tulle accuratamente annodato all’altezza del seno, un prezioso giubbetto in velluto, rifinito con applicazioni in pelliccia bicolore chiare e scure.
Dopo il 1800 gradualmente l’abito femminile sulcitano ha perso la sua connotazione decorativa per passare a uno stile più semplice e pratico, non condizionato dalle classi sociali, ormai in progressiva decadenza.
L’ampiezza e la lunghezza della gonna si ridussero a favore di modelli meno vaporosi. Le scarpe divennero chiaramente visibili mentre in passato era possibile intravederne appena la punta all’incedere della donna. I giubbetti assunsero linee più squadrate e is cuncordias, passamanerie e applicazioni varie, seguirono questa trasformazione, venendo ridotte all’essenziale fino a scomparire del tutto dalle maniche.
A cura di Vanessa Garau
[Le foto pubblicate sono di proprietà del Gruppo Folk Sant’Elia Nuxis]