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Sant'Antioco. La festa del Santo medico tamaturgo attraverso le fonti (di Roberto Lai)

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La festa durava quattro giorni, da sabato a martedì, il giorno della partenza. Molti però cominciavano a sfollare dopo la mezzanotte, e lo sfollamento proseguiva sino alle prime ore del giorno. Nel secolo XVII, ed in particolare dopo la inventio, si prepararono grandi avvenimenti per il nostro santo, come scrive Giampaolo Mele nella Passio medioevale di Sant’Antioco, “tesi a rinnovare i fasti liturgici dell’epoca vittorina, tra secolo XI e XII, all’epoca della prima stesura latina della Passio. 04 17 statua patronoE non a caso proprio la Passio medioevale venne appunto ricopiata, appena qualche anno dopo nel 1621, insieme all’Ufficiatura, corroborata da una serie di sottoscrizioni notarili. Ma non è assolutamente chiaro come la parte medioevale liturgica dell’Apogr. Igl. 1621, oltretutto munita di intonazioni con notazione adiastematica di assai impegnativa decifrazione, fosse allora fruita. Era però di certo viva l’esigenza di servirsene come modello e simbolo di vetustà, quasi monumento della propria identità liturgica locale, in un momento di esasperazioni localistiche. Ma la fortuna della parte liturgica di epoca vittorina, rinverdita improvvisamente in piena età barocca, era destinata a durare poco. Un certo travaso dei fenomeni medioevali in età moderna era spinto a ripiegare, nel mutare dei tempi, in epoca sardo-spagnola: nuovi agiografi incalzavano, spesso scaldati da traboccante estro letterario, mentre antiche memorie – scritte e orali – andavano disperdendosi e confondendosi nel magma delle tradizioni popolari, di cui gli stessi gosos/goggius erano al contempo veicolo passivo e motore. Per comprendere il fenomeno occorre sempre considerare la temperie cratasi durante l’epoca controriformistica, allorquando la letteratura agiografica prese a svolgere soprattutto una funzione apologetica. Gli esempi dei santi, la loro solidità morale e dottrinale, l’eroismo del loro impegno ascetico e spirituale, l’efficienza della loro attività taumaturgica, tutto serve ad esaltare la vitalità della chiesa, in un’epoca scossa da problemi teologici e disciplinari di estrema gravità. Anche in Sardegna, dopo il fragore del primo quarto del secolo XVII, con le sue infuocate polemiche agiografiche localistiche, a partire dalla metà del Seicento e durante tutto il Settecento, tra età tardo spagnola e incipiente presenza piemontese, non tarderanno ad affermarsi nuove proposte di testi e canti liturgici. La stessa antica ufficiatura per sant’Antioco, su espressa richiesta del clero sulcitano, e a seguito di ripetute sollecitazioni presso la curia romana, fu sostituita da un’altra, stampata nel Settecento. Tali innovazioni spazzeranno via per sempre interessanti memorie del culto su sant’Antioco – anche pregevolmente artistiche, come quelle innografiche – attecchite nel ramo della ufficiatura medioevale vittorina, che peraltro già la Vida catalana cinquecentesca aveva espunto.

Roberto Lai

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