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Cisl. Il governo non faccia parti eguali fra diseguali.

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Diceva Don Milani nella sua scuola di Barbiana "Non c'è nulla che sia più ingiusto che far parti uguali tra diseguali". Apprendiamo con profonda tristezza che il governo applica questo principio d'ingiustizia ai lavoratri sardi della scuola, ci amareggia anche parecchio che a rispodere all'Assessore Regionale sia il sottosegretario Toccafondi e non il Ministro Giannini, ma amareggia molto di più il contenuto della risposta, che denota una scarsa conoscenza delle condizioni geografiche dell'Isola, visto che un sardo qualsiasi per raggiungere l'altra parte del mare deve fare ore di viaggio e centinaia di chilometri con costi decisamente più alti degli abitanti della penisola e con una continuità territoriale pessima. L'unico risultato dell'azione del Governo sarà quello di smembrare le famiglie e creare inutili e inaudite sofferenze, impoverendo i nuclei familiari dei lavoratori della scuola.
Io mi permetto di fare un invito al ministro e al sottosegretario: vengano loro per 3 o 4 mesi con uno stipendio medio di 1200 euro al mese ad insegnare e vivere in Sardegna, lasciando famiglia e affetti e nel farlo immaginino anche di essere l'unico reddito del loro nucleo, e ci dicano se questo è giusto e sostenibile.

Noi chiediamo che il governo metta tutti nelle condizioni di svolgere serenamente e dignitosamente il proprio lavoro. I sardi devono spostarsi bene, sia riconosciuto l'oggettivo svantaggio e sia data una congrua indennità aggiuntiva per il viaggio e il vivere fuori residenza. Altrimenti siano create le condizioni per continuare a lavorare in Sardegna
Chiediamo questo non solo per noi, ma per tutti i cittadini delle periferie in base alla distanza tra il loro luogo di residenza a quello di lavoro. Bene fa la Regione a chiedere la sospensiva e il cambiamento delle regole di ingaggio, ma la Presidenza non escluda di impugnare o ricorrere come altre regioni. Chiediamo al ministro e al sottosegretario conterraneo dell'amato Don Milani, di farsi garanti di un principio di giustizia che non riaffermi l'ingiustizia di fare parti eguali tra diseguali.
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L’industria aerospaziale contro l’impoverimento tecnologico della Sardegna e per il recupero di zone industrialmente emarginate

Investire in tecnologia innovativa deve essere uno degli obiettivi del nuovo piano industriale della Regione, che dovrà conciliare insieme nuova occupazione, soprattutto giovanile ad al tasso culturale, rispetto dell’ambiente e rilancio produttivo di aree attualmente a forte disagio economico. L’industria aerospaziale può garantire queste tre condizioni. Anche perché significativamente già presente nell’isola con alcune realtà d’avanguardia pubbliche e private specializzate sul test, validazione, qualifica e training di velivoli militari e civili, riunite nel Distretto Aerospaziale della Sardegna, nato nel 2013.

La nostra regione presenta alcune caratteristiche particolarmente rilevanti ai fini del potenziamento dell’industria aerospaziale. A cominciare dalla presenza del Sardinian Radiotelescope(SRT) con possibilità di impieghi nel campo della radioastronomia, geodinamica e scienze spaziali con i collegamenti che questi settori naturalmente hanno con l’elettronica, informatica, la meccanica avanzata. L’industria aerospaziale può contare altresì sugli spazi e le potenzialità del Poligono Sperimentale del salto di Quirra(PISQ), dove oggi operano circa 1000 lavoratori. La conversione del PISQ in un polo tecnologico esclusivamente orientato verso l’industria civile d’avanguardia per seguire, monitorare i velivoli in volo e in orbita, monitoraggio ambientale e idrogeologico, risolverebbe l’annoso problema delle servitù militari senza incidere negativamente – ma anzi migliorando e riqualificando l’occupazione – sul mantenimento dei posti di lavoro.

La presenza di aree aeroportuali, sotto utilizzate e prossime alla dismissione come Fenosu (Oristano) e Tortolì, inoltre, consente l’utilizzo immediato di zone di collaudo e sperimentazione anche al servizio dei distretti di specializzazione di altre zone d’Italia per la creazione di una filiera nazionale aerospaziale .

Come sempre nell’inoltrarsi in queste nuove frontiere dello sviluppo, il fattore tempo diventa componente essenziale per la riuscita di un progetto, dove la concorrenza – come è stato dimostrato dalla sperimentazione con i droni – non ammette ritardi .

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