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L'Editoriale del 2 Giugno 2022. Z COME ZOZZONI (di Giovanni di Paquale)

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“Sulla barca dell’oligarca” non ci vuol salire solo, come canta Checco Zalone, «Di Ciolla Nicola/ già guardia portuale» per farci la festa della prima comunione del figlio Vincenzo con la scusa di infliggere al «russo magnato» e a tutti «i russi/ la granda sanzione». Metafora dell’amore per la ricchezza facile o di facciata di una certa Italia per niente residuale, il grottesco bozzetto del comico pugliese, come spesso capita con le sue creazioni canore, raffigura come la Russia di Puntin abbia attratto quella parte del paese non solo dal punto di vista ideologico ma anche o soprattutto per l’opportunità di mettere le mani nell’immenso sacco delle fortune rubate dalla cerchia oligarchica al popolo russo. E pure tra coloro i quali hanno lodato il modello Putin a sostegno delle proprie idee reazionarie, illiberali e retrive, i difensori della cosiddetta “tradizione”, non mancherà chi abbia pensato anche alle opportunità “finanziarie” di certi calorosi rapporti. D’altronde è noto come il regime putiniano non lesini generosità con i propri amici stranieri, quasi quanto la spietatezza con chi osa mettersi di traverso. Chiaramente è assai difficoltoso cogliere certi innamorati aedi dell’autocrate di Mosca con le dita sporche di marmellata ma chissà che nel futuro, in un’epoca post-putiniana a venire si spera prestissimo, qualcosa non salti fuori di quanto oggi, per l’abilità russa di celare i passaggi di denaro, resta occulto.
Supposizioni? Già i tre rapporti “The Kremlin Trojan Horses” dell’Atlantic Council, risalenti al 2016, 2017 e 2018, hanno fatto aprire gli occhi a quanti, nei principali paesi europei, fino ad allora avevano sottovalutato la corsa ad accreditarsi come “amici” della Russia: Mosca investe su questi ambienti e, come fa dire Shakespeare, nel II atto delle “Comari”, a Ford e Falstaff, «quando è il denaro a far da battistrada, s’apron tutte le strade», «sacrosanto, l’oro è un gran capitano che marcia sempre in testa». Si prenda per esempio questo Antonio Capuano, ex parlamentare di Forza Italia, il quale è stato prescelto da Salvini per l’allestimento del viaggio da barzelletta a Mosca: avvocato, lavora per l’ambasciata russa a Roma. Si prenda ancora, per esempio, l’analisi di cui oggi si parla sulla Stampa: sono stati filtrati 551 account in lingua italiana sul web che riportano esplicitamente nel simbolo l’odiosa “Z” della propaganda russa e russofila, specializzati in disinformazione dolosa e attacchi modello “hate storm” contro i nemici veri o presunti di Putin, tra i quali Draghi, una vera e propria rete, secondo gli esperti, di cui fa parte importante l’account dell’ambasciata russa in Italia. Come già emerso da tempo, la galassia putinista si interseca o perfino si sovrappone a quella no-vax, anch’essa a suo tempo attenzionata per l’influenza dei media russi o comunque controllati dal Cremlino. Qualche nome? Byoblu, Meluzzi, Diego Fusaro, Giovanni Frajese, Imola Oggi, Radio Radio, L’antidiplomatico. Ecco dunque emergere una ragnatela di “Z-ozzoni” che non ha eguali nell’occidente europeo e fa dell’Italia un caso da tenere sotto controllo nei contesti dell’Alleanza Atlantica e dell’Unione Europea: al suo interno non mancano i “credenti” ma è sempre più chiaro che la situazione venutasi a creare con l’aggressione dell’Ucraina attira opportunisti di varia estrazione al fine di lucrare dalla vicinanza a chi è ben disposto ad acquistarne i servigi. Proprio come quando gli oligarchi scorrazzavano senza remore per il Bel Paese e in tanti non avevano vergogna di farseli amici, ingolositi da un denaro sporco di truffa, di violenza e pure di sangue.


Giovanni Di Pasquale

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