NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
11
Thu, Aug
22 Nuovi articoli

Editoriale del 4 giugno 20222. VILLAMASSARGIA? NO, GRAZIE di Giovanni di Pasquale

Ritagli
Aspetto
Condividi


L’idea di realizzare il nuovo ospedale del Sulcis Iglesiente a Villamassargia è una sciocchezza che rischia di affossare definitivamente la qualità e quantità della sanità del territorio. Parte da un presupposto a dir poco sempliciotto: visto che dalle nostre parti, da anni, ci si scanna fra Iglesias e Carbonia per difendere il proprio ospedale, tanto meglio costruirne uno equidistante, per cui, secondo taluni, tale principio sarebbe soddisfatto dall’individuazione di un’area nell’agro di Villamassargia, come dire: “a metà strada”. Una pochezza sconcertante.
Purtroppo, come ho avuto modo di scrivere nel post dal titolo “Il partito del Mago Oronzo”, la classe politica locale, non avendo contezza per mancanza di studi e di approfondimenti dei problemi e delle esigenze della popolazione in tema di sanità, brancola nel buio rincorrendo soluzioni facili per questioni complicate. L’idea di costruire un nuovo ospedale nella Sardegna sud-occidentale è tutt’altro che peregrina e risponde a un bisogno autentico: quello di avere, per il nostro territorio, una struttura di nuova concezione. Mi è capitata qualche giorno fa tra le mani una rivista di ingegneria sanitaria, nella quale si descrivevano nuove realizzazioni e idee innovative, le quali non potranno mai essere implementate al Sirai e al CTO, perché di tratta di strutture ormai obsolete che nessun intervento edilizio potrà rammodernare. Ci sarebbe magari da interrogarsi sul perché negli anni passati si sia deciso di investire un mucchio di soldi in questi due stabilimenti inseguendo le chimere, invece di progettare un nuovo nosocomio: la risposta è più semplice di quanto si possa immaginare, perché se oggi, ancora oggi, il primo problema da risolvere, secondo la politica regionale e locale, è trovare un appezzamento di terreno che disti da Carbonia e da Iglesias lo stesso numero di chilometri, significa che non si è ancora capito granché dell’utilità di un ospedale nuovo e unico. In fondo, il “presidio ospedaliero unico” esiste già dal 2019, nel Sulcis Iglesiente, ancorché suddiviso in due stabilimenti ospedalieri, ma l’integrazione delle risorse è di là da venire per svariati motivi che non posso approfondire, soprattutto perché nella direzione ospedaliera ci lavoro, sebbene un poco di immaginazione sarà sufficiente per venirne a capo.
Venendo però alla questione dell’ospedale unico anche come stabilimento, ci si dovrà domandare perché, al di là delle già menzionate questioni di ordine tecnico-strutturale, sarebbe meglio delle due soluzioni oggi stanti. La prima ragione è che le risorse oggi in forza alla ASL Sulcis sarebbero una volta per tutte contenute in un’unica cornice assistenziale, con risparmio in termini finanziari e guadagni quanto all’efficienza. Crescerebbe inoltre una cultura operativa omogenea, ciò che oggi ancora non ha luogo per le eredità lasciate dalle divisioni amministrativo-sanitarie, a tutto favore dell’efficacia assistenziale e della possibilità di proporsi come meta di operatori sanitari di valore o attratti dalla positiva situazione per una crescita professionale. Un quadro così disegnato avrebbe buon gioco nell’essere punto di riferimento dell’intero territorio, che è oggi, stante lo strapotere cagliaritano, il primo degli obiettivi che devono essere perseguiti.
A questo punto del ragionamento, si inserisce la questione del possibile collocamento della struttura. Se ne parlò nel passato decennio, durante il governo guidato da Cappellacci: la proposta fu lanciata dall’allora direttore generale dell’ASL di Carbonia Maurizio Calamida il quale, probabilmente esausto per le guerricciole di retroguardia fra i due poli sanitari che egli doveva governare, mise in campo l’idea che, da allora, non è più caduta. Ovvero, in quel frangente, la classe politica locale la respinse per varie ragioni: tra le quali non trascurerei che, allora, fra Carbonia e Iglesias, si contavano ancora tre ospedali, tanto da potersi ancora cullare sugli allori – tutt’altro che tali – del passato. Già Calamida parlò di Villamassargia, convinto di persuadere i capponi di Renzo di piazza Roma e di piazza Sella: oggi che, però, mentori il sindaco di Villamassargia e la regione, l’ipotesi sembra prendere corpo, sarebbe bene mettere le cose in chiaro, a cominciare dalla questione dei trasporti e della “vexata quaestio” dell’equidistanza.
Quando Calamida formulò la proposta, personalmente pensai che uno dei problemi da affrontare preventivamente sarebbe stato quello del trasporto pubblico: un sistema efficiente per consentire a tutti di raggiungere la nuova destinazione ospedaliera avrebbe certamente creato un consenso altamente favorevole all’ipotesi. Resto ancora di questa opinione e bene sarebbe che i nostri rappresentati politici a tutti i livelli istituzionali facessero in modo che la questione fosse collocata ai primi posti dell’ordine del giorno.
E veniamo alla “equidistanza”. L’idea che il problema riguardi Carbonia e Iglesias non sarebbe accettata dall’intero territorio: il principio deve essere quanto meno applicato sull’intera area della ASL Sulcis. Se dunque chi dovrà scegliere il sito in cui collocare la struttura vorrà trovare un punto centrale capace di soddisfare tutti i cittadini del Sulcis Iglesiente, dovrà armarsi come io ho fatto di un compasso e disegnare una “circonferenza di interessi” puntando su possibili centri. Il centro-Villamassargia ha un ineludibile difetto: avvicina a Cagliari e alle sue strutture attraenti l’utenza del territorio e allontana il grosso del bacino locale, quello sulcitano. Più si allontana dalla maggiore densità abitativa la struttura, più la si avvicina alla calamita sanitaria del capoluogo, con la sua enorme offerta pubblica e privata.
Basta perciò, come si vede dalla foto a corredo del post, spostare leggermente a sud-ovest il perno del compasso, per avere la circonferenza adeguata: non solo ricomprendente tutti i comuni da nord a sud e da est a ovest ma capace anche di ricomprendere Teulada, ancorché appartenente ad altra area politico-sanitaria. Il perno deve essere puntato, insomma, su Carbonia e sui suoi dintorni, non per determinare la primazia del Sirai, bensì per ottenere un’area onnicomprensiva dal punto di vista demografico per il nuovo nosocomio: se l’obiettivo primario fosse quello di offrirsi ai cittadini del territorio. Se invece i presupposti fossero altri, confessabili o meno, lasciatemi rispolverare in parafrasi uno slogan degli anni Ottanta: ne ho fatto il titolo.
Giovanni di Pasquale

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna