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Una giornata speciale

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Il Papa ha preso con se 13 profughi, saranno ospiti del Vaticano. Grande gesto umanitario soprattutto perché, come tutti i notiziari si sono sperticati a dire, trattasi di tre famiglie musulmane.
Nell’immensamente più piccolo, ho vissuto la mia giornata speciale qualche giorno fa. Sbarco nel porto canale di Cagliari della nave mercantile greca Rizopon. 235 individui, donne, uomini e bambini approdati in un Luogo. Inconsapevoli del nome della terra che li ha ricevuti. Il comitato d’accoglienza composto da Esercito, Polizia, Carabinieri, Protezione Civile, Croce Rossa… Sguardo smarrito, stanchezza e difficoltà di comunicazione. Constatare che l’umanità sì tutta uguale è profondamente diversa. Un Noi e Loro dato dalle transenne, dalla considerazione differente dello stesso lembo di terra condiviso. L’assegnazione di un numero identificativo, il richiamo a questo e non all’identità della persona. Il viaggio alla prefettura per la registrazione. Foto segnaletiche, impronte e cartella.
Osservo dodici piccole donne, affaticate e nei loro occhi presumo di scorgerci speranza e malinconia. Interpreto il dolore per il distacco da tutto ciò che è casa, famiglia. Legami recisi quale che sia il loro destino, una parte di loro è morta in quel viaggio di-speranza.
Blessing, Happy, Favour, Joy… Nomi che narrano di benedizione, gioia, felicità e benevolenza, valori cristiani come la religione di queste giovani donne e, coraggio da parte di chi di loro si occuperà. Impresa faticosa e umanamente formante.
Situazione difficile per l’Italia, probabilmente neppure gestita nel modo migliore, ma tra capo e collo è una tegola che non si può evitare. Chi osserva il problema nel suo aspetto di dispiegamento di uomini e risorse...enorme, chi lo valuta come tornaconto, chi come gesto altruistico/egoistico, chi fobico, chi evitante. Da qualunque punto di osservazione si viva non si può prescindere dal considerare che, quei numeri identificativi, quei nomi, quelle ragazze sono umanità, la stessa che include la nostra. Da qualsiasi “mostro” fuggano, non possiamo pensare che non ci riguardi, non possiamo non accogliere il loro bisogno. Sconvolgono la nostra idea di tranquillità, ci portano a riflettere. Il prossimo passo sarà accogliere che le barriere, quelle mentali e territoriali, non sono un buon recinto dove vivere.

Il Punteruolo Rosso

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