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Carbonia. Comunali. Per Giuseppe Casti c’è la “grosse Koalition” in salsa mineraria. (di Giovanni di Pasquale)

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A Giuseppe Casti, sindaco uscente alla guida del centrosinistra, il centrosinistra evidentemente non basta più. Nel 2011, la sua coalizione era formata da PD, SEL, PSI, Federazione della Sinistra (Rifondazione e Comunisti Italiani), due liste civiche “d’area” più, unica presenza anomala, i Democratici Cristiani Sardi, partito-azienda dell’AIAS e della famiglia Randazzo, la quale tuttavia in quel periodo stazionava nel centrodestra in consiglio regionale. Insomma l’omogeneità “ideologica”, a grandi linee, fu salvaguardata. A guardare la coalizione che si appresta ad affrontare le elezioni comunali del 5 giugno, di quella omogeneità non è rimasto quasi nulla. Complice la deflagrazione del centrodestra in città: di quella coalizione capace di mettere paura perfino a Tore Cherchi, nel 2001, come nella San Martino del Carso di Ungaretti, «non è rimasto/ neppure tanto».
A sostengno di Casti, c’è il PD, ovviamente, e c’è pure SEL, salvo sorprese dell’ultima settimana per la presenza di ex centrodestra nelle liste alleate: la voce di un addio a Casti per approdare nella coalizione tutta a sinistra di Ugo Piano gira da giorni ma non viene considerata credibile. C’è il Partito dei Sardi, che fa parte della coalizione che ha eletto Francesco Pigliaru al vertice della regione, ma è un partito se non indipendentista in senso classico, quanto meno identitario, non proprio di centrosinistra: a Carbonia, per di più, schiera Fabio Usai, esponente di spicco del centrodestra cittadino fino a qualche anno fa. Poi ci sono le “civiche”. La più importante è quella che cinque anni fa si chiamava Cittadini per Carbonia, guidata da Piero Porcu, una di quelle formazioni che, nella vulgata giornalistica, vengono chiamate “liste del sindaco”: questa volta, a quanto pare, annovererà, nelle sue file, l’ex UDC, primo dei non eletti alle regionali, Checco Fele, buon collettore di preferenze. Altra civica d’area è quella che sta allestendo Marco Loi, consigliere comunale eletto nella Federazione dei Movimenti, proveniente da Rifondazione Comunista. Per finire, il “botto”: “Unione Cittadina”, lista che proviene, in buona parte dall’area di centrodestra, centrista e civica, finora all’opposizione in consiglio comunale. In lista non mancheranno anche ex esponenti della sinistra e dell’area sardista, con un apporto dell’associazionismo e del volontariato rappresentato da Francesco Giganti, un recente passato piuttosto burrascoso nel M5S. Una “grosse Koalition” in salsa mineraria finalizzata a chiudere il conto con gli agguerriti avversari al primo turno ed evitare i rischi di un ballottaggio che a Carbonia non si tiene da quindici anni.
Come è chiaro e come anticipato, la deflagrazione del centrodestra in città e nel territorio ha determinato una sorta di “liberi tutti”, con la conseguenza che alcuni esponenti – in lista con Unione Cittadina i nomi anche di spicco della fu coalizione berlusconiana non mancheranno – non hanno potuto fare altro che tentare l’ingresso nell’intesa che sostiene il sindaco uscente e che è, naturalmente, favorita. Qualche settimana fa, in corrispondenza con le “gazebarie” svoltesi a Roma nell’ambito di Forza Italia a sostegno della candidatura a sindaco di Guido Bertolaso, dai giovani di FI del Sulcis era venuta la richiesta di una simile iniziativa per il candidato a sindaco di Carbonia: la benedizione arrivata dal coordinatore provinciale Ignazio Locci non pare aver sortito alcun risultato. Di Forza Italia e dei resti del centrodestra non v’è più traccia: anche i Riformatori Sardi, che sostengono la candidata a sindaco Daniela Garau, si presenteranno sotto le spoglie di una “civica”. D’altronde, il fatto che il clan già berlusconiano dei Lombardo (Salvatore e Claudia), dopo la rottura con Cappellacci, alle regionali abbiano sostenuto Pietro Cocco, attuale capogruppo del PD in consiglio regionale, ha detto già abbastanza sul destino di quest’area politica.
Non c’è più il centrodestra ma ci sono quelli che furono gli elettori di centrodestra. L’incognita per Giuseppe Casti e i suoi nuovi e meno nuovi alleati è solo questa: acquisiti ufficiali e sottufficiali, adesso c’è da convincere la truppa. E, in questo caso, il “signorsì” è tutt’altro che scontato.

Giovanni Di Pasquale

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