NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
04
Sun, Dec
59 Nuovi articoli

IL DITO NELL’OCCHIO. Il “partito della città”. A Carbonia prende corpo il progetto renziano di “partito della nazione”.

Ritagli
Aspetto
Condividi

Ecco il “partito della nazione”, anzi: il partito “della città”. A Carbonia, in viale Arsia, non ci sono “apprendisti stregoni” ma dirigenti in linea con gli strateghi del Largo del Nazareno: così il PD cittadino prova a combattere l’emorragia di voti verificatasi nelle ultime tornate elettorali e la minaccia di avversari, dopo due tornate stravinte al primo turno, quanto meno agguerriti.
Intanto: in che cosa consisterebbe questo “partito della nazione”? Ne parlò Matteo Renzi, non ancora assisosi a capotavola di Palazzo Chigi dopo il celeberrimo hashtag “#enricostaisereno”, quando, appena eletto segretario a furor di iscritti e simpatizzanti, indicò la linea per una possibile egemonia del Partito Democratico nella scena politica nazionale: secondo il suo punto di vista, la sinistra non potrebbe mai esercitare un ruolo predominante, tenendo conto del consenso storicamente attribuitole dagli elettori, senza riuscire ad attrarre una parte dell’elettorato che, dall’avvio del sistema più o meno bipolare instauratosi con la riforma del sistema elettorale maggioritario e con la nascita di Forza Italia, ha scelto il campo avverso a quello dapprima progressista e successivamente di centrosinistra. Il “patto del Nazareno”, finalizzato a mettere in sicurezza l’approvazione della riforma della Costituzione, è stato letto dagli osservatori – con sfumature, a seconda delle posizioni, molto positive o estremamente negative – esattamente come un “exitus” dalla Seconda Repubblica dei berlusconiani e degli antiberlusconiani e un “introitus” verso la Terza. Le cose, com’è noto, non sono andate così, soprattutto perché il Cavaliere non avrebbe gradito l’elezione al Quirinale di un “cattocomunista” come Mattarella raggiunta senza il suo contributo di voti. Le vicende successive hanno mostrato ampiamente la volontà del segretario del PD: allargare la base di consenso, intanto parlamentare, atta a neutralizzare le defezioni interne e, in prospettiva, elettorale, in vista del referendum confermativo della riforma Boschi; lavorare per il successo alle prossime politiche, siano esse l’anno prossimo o nel 2018.
In Sardegna si vota soprattutto a Cagliari, a Olbia e a Carbonia. E proprio nel capoluogo del Sulcis Iglesiente la visione renziana pare trovare gli interpreti di più fedele coerenza. Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, la coalizione che sosterrà – salvo ulteriori e tutt’altro che inimmaginabili sorprese – il sindaco uscente Giuseppe Casti non è certo paragonabile al centrosinistra che lo condusse alla vittoria al primo turno con il 62 %. Le presenze nell’alleanza di liste e personaggi di spicco non esattamente riconducibili all’ambito consolidato non può passare inosservato: si tratta di candidature provenienti da esperienze che, con la sinistra e perfino con il centro alleato con la sinistra, non hanno mai avuto nulla a che vedere. Le rimostranze provenienti da Sinistra Ecologia e Libertà non sembrano aver sortito effetti concreti: nei giorni scorsi, sulle pagine di Facebook, sono apparse immagini di “santini” di candidati nella lista di SEL nelle quali il sostegno a Casti non è parso minimamente in discussione.
È il “partito della città”, modello cittadino del “partito della nazione”: strategia concepita per neutralizzare l’emorragia di voti determinata dalle candidature a sindaco di Ugo Piano e Francesco Cicilloni, entrambi pronti a sottrarre consensi al PD e alla sinistra. E, non di meno, dell’esordio alle comunali del M5S, che nelle precedenti consultazioni del 2013 e del 2014, hanno ricevuto dall’elettorato di Carbonia un voto di opinione a dir poco notevole. Il pozzo di consensi cui Casti e il PD tentano di attingere, per respingere queste minacce, è quello di un centrodestra sparito dalla circolazione: incapace perfino di presentare i suoi simboli tradizionali o attuali. La differenza con il progetto nazionale è tutta qui: il PD e l’area di centrosinistra negli ultimi anni hanno mostrato in città una forza che ha annichilito gli avversari, ciò che a livello nazionale non è mai accaduto perfino nei momenti più favorevoli, come per esempio alle ultime politiche. Adesso, anche nell’ ”incrollabile” Carbonia, le certezze sembrano vacillare.
Tuttavia, a quanto pare, il progetto di allargare la base a sostegno del sindaco uscente non fa parte della tattica dell’ultimo momento: a leggere alcuni commenti alla notizia, pubblicati su Facebook, da esponenti della giunta in carica, i contatti erano in corso da tempo. Il progetto di “partito della città” è insomma stato concepito in corrispondenza con il dissolvimento del centrodestra: e, proprio come nella strategia renziana, la scomparsa dei simboli è una caratteristica atta a favorire l’assorbimento in un’area un tempo lontana o lontanissima. A Carbonia, il centrodestra che guarda a sinistra ma non solo quello, si porge al vaglio dell’elettorato sotto simboli civici. Quasi che, ormai, i vessilli che, fino a qualche anno fa, apportarono consensi copiosi, fossero immagini foriere di sola sconfitta.
Il “partito della città” sembra far non poco conto dell’apporto di antichi avversari. È forse, perfino in chiave di lettura del probabile ballottaggio del 19 giugno, uno degli snodi di una campagna elettorale che non si vedeva dal 1993.

Giovanni Di Pasquale

Iscriviti!! E' Gratis

Iscriviti attraverso il nostro servizio di abbonamento gratuito di posta elettronica per ricevere le notifiche quando sono disponibili nuove informazioni.
Pubblicità