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Calasetta. 7/mo incontro sulla famiglia. Quando una famiglia non basta, due ce la fanno

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Agiuru Torrau, espressione della lingua sarda che si fonda sulla reciprocità. S’agiuru Torrau è il principio che muove l’associazione culturale Aina di Calasetta. Riprendendo infatti un caposaldo della cultura isolana e attualizzandolo, tale associazione mette in pratica il “do ut des”, facendone un principio cardine delle azioni poste in essere finora. ”Ti aiuto per migliorarci” come condizione per costruire una società che opera per l’altro e con l’altro non monetizzando il tempo e la prestazione, ma traendo benessere dal benessere attivato.
Fill’e Anima, letteralmente Figli dell’Anima era l’espressione che significava l’affidamento volontario del bambino da parte del genitore biologico ad adulti non necessariamente parenti che prendevano in carico l’onere del sostentamento, cura ed educazione del bambino. Tale pratica è perdurata fino agli anni settanta con l’introduzione del Nuovo Diritto di Famiglia. Prendere a fillu de anima un minore non era solo prendersene cura, ma anche prendersi a “cuore” le sorti della intera famiglia e sollevarla dalla fatica socio-economica momentanea o definitiva fornendo una prospettiva di vita migliore al minore e alla famiglia stessa. “Fill’e Anima” con la sua squadra di lavoro garantisce formazione, informazione e altri servizi per l’affido, l’adozione e Spazio neutro.
Due modalità, agiuru torrau e fill’e anima, particolarmente simili che nel pomeriggio di sabato 28 maggio, a Calasetta, si sono incontrate grazie al ciclo “Sulla Famiglia” affrontando una tematica complessa, quella dell’affido. L’appuntamento, molto ben titolato “Quando una famiglia non basta, due ce la fanno” secondo una personale interpretazione, rimanda appunto alla reciprocità. La famiglia affidante in difficoltà con l’aiuto della famiglia affidataria che provvede al mantenimento, all’educazione e alla cura del minore o dei minori offre un’opportunità di crescita a entrambe.
Il dottor Roberto Orrù, pedagogista e giudice onorario del Tribunale per i Minorenni e per la Famiglia, con grande competenza ha illustrato qual è il lavoro svolto dalla cooperativa sociale “NOA, Nessuno Ostacoli l’Apprendimento” con il progetto “Fill’e Anima”.
“La squadra di lavoro composta da diverse professionalità quali animatori, educatori, pedagogisti, psicologi ecc… si occupa di garantire un supporto alle famiglie affidatarie. L’affido inizia quando un minore si trova in un momento di difficoltà per cui è necessario fornirgli un periodo di cura educativa in un’altra famiglia, in alternativa al trasferimento in comunità”. Lo stesso “si conclude quando il minore può rientrare nella propria famiglia dopo il periodo trascorso con gli affidatari…o il tribunale stabilisce differenti forme di tutela per il minore”.
Rilevante importanza nell’affido è data all’Identità del minore. Intendendo per identità la consapevolezza di sé e il riconoscimento da parte degli altri. Il parziale sradicamento da un ambiente “familiare” con legami specifici, porta a un disequilibrio nel minore. Le modalità di affido sono stabilite con un’attenzione particolare nei confronti del bambino cercando di minimizzarne il disagio. Per questa ragione viene elaborato un profilo del minore e della possibile famiglia affidataria e la valutazione delle capacità educative genitoriali gestendo e favorendo laddove possibile, gli incontri con la famiglia d’origine.
Il filo conduttore dei seminari “Sulla Famiglia”, molto ben organizzati e che nei diversi incontri hanno fornito molteplici aspetti del più piccolo gruppo sociale, è la complessità e la ricchezza delle relazioni familiari che adeguatamente sviluppate divengono un pilastro portante della società.
Per similitudine, la famiglia sta alla società come il singolo granello all’Aina. Indispensabili unicità.
Ultimo appuntamento, sabato 4 giugno 2016 con dottor Maggetti, neuropsichiatra infantile e dirigente Asl 7, con l’intervento su “I disturbi specifici dell’apprendimento, dalla prevenzione al recupero. Strategie di intervento”.

C. Serra

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