In una luminosa giornata di giugno, a Donori in località “Sa Defenza” uomini, donne e bambini riuniti in un’aia, hanno rivissuto uno spaccato di vita agreste. Ciò che un tempo era usuale, oggi è eccezionale e desta stupore.
Di buon mattino, sabato 18 giugno, con “sa fraci”, “is messaius” hanno tagliato il grano maturo. Successivamente le spighe mietute sono state caricate sui carri e ammonticchiate in “s’argioa” accuratamente pulita ed estirpata dalle erbacce. Poco dopo gli animali della fattoria cavalli, asini, buoi, pestando sul grano liberano i chicchi dalla pula, mentre i lavoranti rivoltano con un forcone le spighe ammucchiate.
Sinteticamente i fatti. Altra cosa le emozioni.
Lasciando la strada conosciuta, quella battuta dai veicoli, percorriamo una strada sterrata, alberata. All’improvviso la percezione è quella di essere sbalzati in un altro tempo. Lentezza, colori vividi, note musicali, aliti di vento, frusciare di abiti. Tra il rosa, il verde e l’azzurro del paesaggio, la miriade di tonalità degli abiti sardi, impallidisce l’estro del paesaggio naturale. Movimenti severi ed eleganti, pose composte. Capannelli di persone parlano, ballano, suonano, guardano. Tutto è nuovo. Tutto è arcaico.
La mescolanza di tempi è sconcertante. Ammirando il quadro l’impressione è quella di già vissuto. In un solo momento tutti i sensi sono coinvolti. Improvvisamente un insieme di ricordi, anticipazioni, nostalgie. L’odore acre delle bestie, l’aroma del cibo, i suoni degli strumenti musicali, dei campanacci, il tepore del sole e il soffio fresco del vento. Tutto si fonde e confonde ancora di più. La sensazione è quella di rammentare una vita e tante vite passate: semplice, genuina, concreta. Il lavoro nelle campagne, il calendario uniformato con le attività agrarie. Attimi in cui la fatica veniva alleggerita con canti e balli. L’ospitalità al forestiero come fondamentale dimostrazione di generosità e splendore.
Lontani dai rumori di quella che chiamiamo società moderna, la pace è assoluta. Solo rumori silvani e umani. I colori del cielo tra il pomeriggio e la notte, qualcosa di ancestrale che si impadronisce di tutto lo scenario e uomini e donne vivono la loro vera essenza. Mani che stringono mani. Piedi che si muovono. Ballu in tundu che coinvolge sentimenti che nel movimento prendono e danno forma ad amicizie, amori, legami. I colori, i suoni nel vortice si mescolano e si armonizzano. Al culmine di tutte le emozioni, carichi dell’energia che nutre e rigenera si riprende la via. Viandanti per tradizione, visitatori di epoche lontane. Il viale alberato riporta alla realtà e la strada maestra prepara allo sbalzo temporale. Sulla via del ritorno si riprende la consuetudine. Noi, testimoni del tempo nella Sardegna di oggi a desiderare l’Isola di ieri.
Grazie Donori per l’accoglienza e il rigenerante tuffo nel bel tempo passato. Atrus annus e…
Saludi e trigu!
C. Serra - (foto di Antonio Curcio)