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02
Fri, Dec
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Una giornata al mare tra ingegneri di spiaggia, piccole pesti, creme esotiche e "bodete"

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Si sa, l’estate è un periodo vacante. Si allentano i freni, si è maggiormente disinibiti, ci si permette una maggiore libertà. Ciò nonostante una certa dose di buone maniere e rispetto verso l’Altro non dovrebbe mai mancare. Probabile che, in virtù della vacanza, chi è di per sé licenzioso allentando i freni, rischia di diventare ingombrante.
Qualche giorno fa, in una nota e frequentata spiaggia del basso Sulcis, è sembrato di assistere a una delle scene più grottesche del filone cinematografico vacanziero del cinema italiano.
Dunque…
Due giovani uomini arrivano particolarmente carichi. Carrellino trasformabile in sdraio colmo di borse frigo e ombrelloni. Ben cinque! Si intrufolano in uno spazio decisamente più piccolo del numero di persone che poco dopo arrivano. I due uomini, mani sui fianchi, controllano la zona e studiano quale posizionamento ideale permetta loro il miglior riparo dalla calura pomeridiana.
Dispongono a quadrato quattro aste e, mani sui fianchi, controllano la copertura. Si inclinano…danno uno sguardo al cielo valutando lo spostamento del sole…appaiono mediamente soddisfatti. Le cupole lasciano scoperto centralmente uno spazio che dà il tormento ai due. Nuovamente con le mani sui fianchi...grattatina alla testa, uno dei due viene folgorato dalla “ideona”. Il quinto ombrellone, il più piccolo viene infilato centralmente e appoggiato alle cupole degli altri. Ciò crea una nuova preoccupazione ai due ingegneri all’ultima spiaggia. L’asta resta sospesa creando problemi per la sicurezza. Grattacapo che trova soluzione addossando e appendendo le sacche alle aste che poco dopo sotto il peso, si flettono.
Le Giovani Marmotte della tintarella non hanno il tempo di compiacersi dell’opera perché, piazzato l’accampamento, arrivano le rispettive compagne corredate di piccoli ometti. Due per ciascun ingegnere.
“Miiiii ammore!!! Ge li avete messi bene. Jack, Lory…non fate il bagno…non è ora”
Tutt’intorno abbiamo capito che la comitiva avrebbe dato filo da torcere sul piano “relax in spiaggia”.
Dopo lunghi preliminari di spalmaggio fattori solari differenti per differenti pelli e profusione di aromi bilboeggianti, ingegnere 1 e ingegnere 2, esortano i rispettivi congiunti a essere più ordinati e nel mentre comincia la disposizione di teli e sdraio. Con cipiglio maniacale, così indaffarati e osservati dal vicinato in trepidazione, arriva la coda della comitiva. Il fronte ingegnere 1 e 2 si compatta e critica l’indolenza degli ultimi arrivati. Tuttavia la prospettiva della giornata in “cricca” prevale sul rimbrotto e gli animi si rasserenano. Ora che la comitiva è al completo, si contano cinque piccole pesti e tre coppie euforiche.
Dopo il bagno ristoratore, frizzi e lazzi, l’allegra combriccola si dispone ammonticchiata sotto gli ombrelloni. Il momento è cruciale. La spiaggia è popolata da gente “costumata” che addenta pranzi veloci. Nella calura nutriente e silente la cinquina ombreggiante, rumoreggia. Bimbi che, dato l’ultimo morso al panino sottopongono i genitori al tormentone “a che ora posso entrare in acqua?”. Qui la discussione si anima. Le tre coppie intavolano la questione delle tre ore canoniche ma, controcorrente, c'è chi asserisce che ancheunabasta. I bambini sfamati diventano ancora più chiassosi. Con le pile ricaricate sembrano cinque giamburrasca all’opera. Rotolano, si allenano nella disciplina olimpionica del lancio di sabbia fina, pestaggio con paletta e rastrello, ingiuria libera e pianto più o meno reale. Attorno cominciano a verificarsi le prime chiusure anticipate di ombrelloni.
Ai blandi rimproveri e all’insensibilità della prole, si decide di inviare i bambini in riva con la ferma imposizione di non entrare in acqua assolutamente…”tranne che per riempire il secchiello”.
Le coppie possono finalmente concedersi lo sbrago. La discussione diventa più matura e i temi toccati con toni confidenziali tali per cui nell’arco di dieci metri, ciascuno avrebbe potuto dire la sua, si affronta il tema dell’amicizia. Data, insultata e tolta per opera di post non condivisi per il loro contenuto.
Ora, per meglio rendere l’idea, la cadenza è quella di Nenno e Nenna. Uno dei due ingegneri racconta di aver tristemente perso un’amicizia per aver postato una frase rispetto al suo parere circa i tatuaggi e ciò ha ferito diverse persone. La cosa è uscita dal social ed è terminata al telefono. Mentre il racconto procede i piccoli a più riprese chiedono quanto manchi al bagno. Alcuni ci provano e vengono redarguiti con una minaccia terrificante gridata dall’accampamento all’acqua “mì che se entri ce ne stiamo andando, smontiamo tutto”. I piccoli non fanno una piega e i bimbi del vicinato avvertono la minaccia e si chetano all’istante.
Le femmine del clan si apprestano a dare la seconda mano di creme e suggeriscono alla recalcitrante di provvedere altrimenti “là che ti bruci”. Sprezzante del pericolo, l’indomita annuncia all’intera spiaggia “a mei su sobi non mi faidi nudda. Seu pedd’e mobenti deu!”. Sussulto animalista percepito nell’intera spiaggia.
Al rientro dei maschi, uno degli ingegneri lamenta dei dolori alla cervicale e ciò non stupisce. Spalare la rena per posizionare quattro ombrelloni deve essere stata una gran fatica e la moglie, la temeraria dell’abbronzatura, propone un massaggio decontratturante con olio bilboa e amore muliebre. Spalma e impasta con vigore e l’uomo gode come un riccio. Poco dopo, presa dalla foga del momento, suggerisce di spalmare la crema anche sul cuoio capelluto. Frontalmente riprende la cura dell’amato bene e, un attimo prima dell’amplesso questo viene prosaicamente interrotto dall’affermazione: “ammore ci hai un toppo di naso enorme…puuuuuuu…è grande grande, verde verde. Mi ‘nci parit ua pallina de s’albero de natale”
Parecchi ricorderanno la bellezza della giornata, la calma degli elementi atmosferici e i colori straordinari di fine agosto. Per alcuni predominerà l’immagine degli undici bagnanti assolutamente irrispettosi. La loro è stata davvero una giornata vacante mentre tutto attorno vacillavano idee omicidiarie.

Il Punteuolo Rosso

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