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Sant'Antioco - Terme Coequaddus. Il punto di vista di GentiNoa

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Ci sarebbe da restare sbigottiti a leggere i contenuti di certi articoli se non fosse che le scelte politiche scellerate, le quali hanno sempre caratterizzato la nostra storia recente, non destano più scalpore. Invero l'idea di utilizzare le "volumetrie industriali per lo sviluppo turistico", lascerebbe intendere che, laddove possibile, si dovrebbe innescare un processo di riconversione economica, riqualificando le aree industriali dismesse per poterle reimpiegare in vista di un imminente sviluppo dell'economia turistica.
Ci sarebbe da restare sbigottiti a leggere i contenuti di certi articoli se non fosse che le scelte politiche scellerate, le quali hanno sempre caratterizzato la nostra storia recente, non destano più scalpore. Invero l'idea di utilizzare le "volumetrie industriali per lo sviluppo turistico", lascerebbe intendere che, laddove possibile, si dovrebbe innescare un processo di riconversione economica, riqualificando le aree industriali dismesse per poterle reimpiegare in vista di un imminente sviluppo dell'economia turistica.

Ma la logica non appartiene evidentemente a chi, come qualche politico "Illuminato" del territorio e non, la cui "brillante idea" è stata menzionata in tanti articoli di stampa.

Incomprensibilmente, contro l'umano buon senso, in questa dotta proposta di riconversione non si è fatto alcun riferimento alle aree ex Sardamag o ex Palmas Cave di Sant'Antioco, le quali dovrebbero far parte, a pieno titolo, delle volumetrie industriali, sicuramente meritevoli più di tutti di riqualificazione ambientale e paesaggistica, ma alla spiaggia di Co e' Quaddus. Pensando di "sottrarre dal totale delle volumetrie industriali, il volume impegnato nel centro termale di Co e' Quaddus" si vorrebbe riconvertire qualcosa che è già convertito e votato all'economia turistica fin dalla notte dei tempi.

In altre parole, invece di pensare di realizzare questo fantomatico centro termale di cui tanto si discute a Sant'Antioco, (spesso in vista delle campagne elettorali), nelle aree industriali dismesse, magari proponendo la riqualificazione ambientale e paesaggistica delle stesse, con tanto di ritorno di posti di lavoro anche per queste attività, si propone di realizzare il centro termale nell'ultima spiaggia incontaminata di Sant'Antioco. È come si fosse avuta la trovata geniale di piazzare la tazza del cesso di casa al centro del salotto e non nel decisamente più appropriato vano bagno.

Insomma, secondo la proposta di questa classe dirigente a cui la storia sembra non abbia insegnato niente, sarebbe preferibile costruire sopra la natura incontaminata ed affacciarsi sulle rovine dell'economia industriale, piuttosto che edificare sulle rovine industriali per godere, residenti e turisti naturalmente, del nostro patrimonio ambientale e paesaggistico. E ciò con tutte le conseguenze che ne deriverebbero in termini di perdita di opportunità di lavoro e di sviluppo (quello vero però, non quello che dura il tanto di realizzare un residence in riva al mare destinato a chiudere i battenti in poco tempo come è accaduto a Sant'Antioco con altri quattro villaggi turistici).
Dal punto di vista della pianificazione dello sviluppo socio economico, questo ragionamento politico, secondo il quale il territorio si consuma e non si riqualifica, è stupido quanto l'uomo che brucerebbe le banconote per scaldarsi la prima sera d'inverno.

Ma, al di là delle incessanti proclamazioni di intenti che si leggono in ogni dove, si vorrebbe capire anche quale sia il parere dei nostri politici locali, quelli che non si sono ancora espressi come hanno fatto invece altri lidi che in diverse occasioni, hanno promosso l'iniziativa edificatoria a Co e' Quaddus quasi si trattasse di un'opera pubblica, mentre invece si tratta solo di una operazione immobiliare privata.

Siccome non è tempo di gettare via la camicia sporca per indossarne una nuova ogni volta, nessuno può pensare di rovinare l'unico tratto di spiaggia non edificato rimasto a Sant'Antioco per realizzare in riva al mare un'opera edilizia definita centro termale prima ancora che si cercasse l'acqua calda.

Si ripulisca altrove, per esempio in area ex Palmas Cave - dove peraltro tutti sanno esiste l'acqua termale oltre i quaranta gradi C - e li, eventualmente, si autorizzi l'edificazione dell'industria turistica.

Ma, nonostante tutto non v'è la necessità di gridare allo scandalo: il nostro presente è il frutto delle scelte che i nostri rappresentanti politici hanno fatto per noi in passato.

Dopotutto se viviamo nella provincia più povera d'Italia ci sarà un motivo. Iniziamo a pensare, dunque, che gli errori del passato non si devono più commettere, anche quando entreremo nella cabina elettorale.

Genti Noa

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