Ho sentito spesso parlare del mal d’Africa. Qualcuno mi ha messo pure in guardia: se vai in Africa, quando torni, vieni assalito dal mal d’Africa! Ma chi sa davvero di cosa si tratta? Non esiste una definizione precisa, proprio perché i sentimenti che ognuno prova sono così intimi che ciascuno li vive in modo differente. Pensavo comunque che quella nostalgia, quello stato dell’anima prima ancora che mentale e quella struggente malinconia che colpiscono i viaggiatori affetti dal mal d’Africa riguardassero soltanto chi va nel ‘continente nero’, nell’Africa della foresta tropicali e della savana e dei baobab, nell’Africa ‘vera’. Mi sono reso conto che non è così quando sono andato in Tunisia. In quel primo viaggio, organizzato con tanto di guida, rimasi colpito dai meravigliosi paesaggi, dalle oasi con migliaia di palme, dalla maestosità del deserto. Ma quando il viaggio finì, mi accorsi che ciò che mi era rimasto più impresso erano le frotte dei bambini scalzi che rincorrevano i turisti chiedendo una stylo, una penna. E così ci sono tornato altre due volte e, con una macchina a noleggio e senza guida, ho visitato la Tunisia non toccata dalle rotte turistiche, visitando mosche e scuole, parlando con la gente dei piccoli villaggi. Del mio viaggio in Egitto di alcuni anni fa ricordo non solo la maestosità delle piramidi, lo splendore della tomba e del tesoro di Tutankhamon e il Tempio di Luxor. Ricordo anche i bambini di una scuola elementare seduti su panche di legno e una lavagna sgangherata alla parete. Mentre del mio viaggio in Libia, prima della caduta di Gheddafi, mi sono rimasti impressi i numerosi, e ben conservati monumenti romani e lo sforzo di quel popolo di uscire da una povertà antica.
Oggi sono arrivato a Casablanca con lo stesso spirito dei miei viaggi in Tunisia, in Egitto e in Libia: conoscere il Marocco e il popolo marocchino, che ha una storia che si à incrociata spesso con quella della Sardegna, aldilà degli stereotipi e dei pregiudizi. Il modo migliore per farlo è quello di parlare con la gente. Ho cominciato bene, In una sola sera ho più notizie sul Marocco di quanto non ne abbia trovato su internet. A fornirmele sono state una ragazza di Casablanca che lavora in un centro estetico di Cagliari e che ha viaggiato col mio stesso aereo, e due persone conosciute stasera. Il mio francese è scolastico e si riconosce benissimo che sono italiano. Mourad Taoubam, questo il nome del primo marocchino al quale ho chiesto un’informazione, si è messo a ridere e mi ha detto di parlare col nipote che era con lui. Adil è figlio di sua sorella sposata con un romano, è nato in Italia, fa la seconda media e per le vacanze è venuto dai nonni. Mourad è farmacista e ha studiato a Trieste. Mi ha detto tante cose interessanti di cui però vi parlerò, se avrete il tempo e la pazienza di leggere questo mio diario di ‘viaggiatore quasi per caso’. Così come vi parlerò di quanto Nouriddin Rajouh mi ha raccontato sul conto del re del Marocco Muhammad VI. Nouriddin mi ha detto di aver racimolato una piccola fortuna vendendo falsi Rolex a Genova e di averli investiti aprendo un bazar a Casablanca.
Angelo Mascia