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Una domenica al mare.

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Domenica al mare. Caldo d'inferno fin dal primo mattino. Dal parcheggio alla seconda spiaggia di Portopino, quasi un km per raggiungere un punto che, da abitudinaria non voglio perdere e la domenica, è dura. Nella linea di confine tra la prima la seconda, c'è un punto di vedetta, da lì, posso capire se posso sperare di sistemarmici. Sempre dallo stesso punto ed essendo comune abitudine, si ingaggia una silenziosa gara a "chi arriva prima", per ciò, che ci arrivi o meno al posto ambito, ci arrivi stremato, grondante e fiero o meno del "premio". Anche oggi è andata così. Solo che già dalla "vedetta", l'esito della gara è apparso a tutti i partecipanti "fottuto". Io non ho desistito e imperterrita sono arrivata alla meta pronta a ingaggiare una battaglia.
Come si può vedere dalla foto, quella senza la macchina. Mi è subito parso un abuso edilizio. Piccolo monolocale con veranda, annessa dependance e, accanto anche il locale lavanderia con stendi panni, dalla veranda, scorgendo l'interno, appeso alla parete anche un arazzo. Mi è sembrato di tornare negli anni 70 quando andare al mare significava pianificare la costruzione dell'accampamento con tanto di aperture strategiche verso il mare e i vicini, pavimentazione anti granello di sabbia e copertura anti ago di pino, carta moschicida e vasetto di erbette aromatiche sul tavolo pieghevole con sei spiaggine, qualche volta anche azzardo della nonna col centrino all'uncinetto. Per entrarvi, mamme, zia e nonne...si andava al mare in cambarara...ti urlavano in polifonia: i pieeeeeediiiii!
Ma di acqua ne è passata nel bagnasciuga da allora, possibile ci sia ancora chi ha voglia di farsi quel km carico come un mulo, trascorrere 3 ore a preparare un alloggio che non servirà ad altro se no come monito per gli altri vacanzieri che dovranno stare a debita distanza, ma ironizzando sola stranezza della cosa... dimenticavo, anche l'urlo da pineta a Teulada.... Vannnesssaaaaa!

C.S.

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