Una esprienza che è rimasta impressa nei protagonisti. Era il cinque agosto scorso quando 36 pellegrini sono giunti a Sant'Antioco dopo aver percorso il tratto di strada da Tratalias a Sant'Antioco di un tragitto complessivo di 100 km del Cammino di Santa Barbara. Una esperienza anora viva nei ricordi dell'assessore alla cultura del Comune di Sant'Antioco, Rosalba Cossu, che racconta le impressioni dell'accoglienza.
"Tutti noi conosciamo il viaggio della vita: un continuo camminare attraverso strade spianate, altre sconosciute e faticose, non sempre prive di ostacoli. Camminiamo tesi verso una direzione, con mete talvolta chiare, altre volte indefinite. Il pellegrinare della vita implica impegno e fatica, ricerca, desiderio di uscire da sé stessi per aprirsi agli altri, per conoscersi meglio, per trovare risposte ai tanti perché.
Non tutti, però, abbiamo fatto l’esperienza straordinaria del pellegrinaggio, inteso come camminare a piedi, per conoscere la natura, i luoghi della storia, i valori dei popoli, raggiungere luoghi sacri per condividere esperienze religiose. Quest’ultima è una realtà antica e molto diffusa tra le diverse religioni. La recente iniziativa, promossa dalla Chiesa Cattolica, ha visto come protagonisti migliaia di giovani che, da ogni parte d’Italia, si sono messi in marcia lungo 114 itinerari, impregnati di storia e spiritualità, per arrivare a Roma, al Circo Massimo (11 agosto) e a San Pietro (12 agosto), per incontrare Papa Francesco, in preparazione al Sinodo dei giovani che si svolgerà ad Ottobre. Tra questi giovani c’erano anche i rappresentanti del nostro territorio che, lungo il Cammino di Santa Barbara , hanno compiuto un tragitto complessivo di 100 km. Partendo dalla Cattedrale della Madonna di Monserrat, a Tratalias, il 5 agosto sono arrivati presso la Basilica di Sant’ Antioco 36 pellegrini, guidati da Suor Teresa, responsabile della Pastorale Giovanile Diocesana.
Sono andata loro incontro, desiderosa di condividere, anche se in piccola parte, un tratto del percorso. Alle 21 circa, presso le Saline, nel buio, in lontananza, brillavano flebili luci, che si avvicinavano sempre di più: erano le piccole torce portate sulla fronte, per illuminare il percorso. Voci confuse, risate gioiose rompevano il silenzio che dominava la natura, ricca di effluvi. Dopo brevi convenevoli mi sono unita al gruppo, costituito da giovani, molti dei quali adolescenti, con evidenti segni di stanchezza, sudati, con il fardello dello zaino sulle spalle curve e gli scarponi appesantiti dalla polvere della marcia, ma pronti a spronare con una battuta.
Il capofila esortava alla prudenza: in certi tratti il buio non facilitava l’incedere spedito. Suor Teresa incoraggiava con dolcezza, indicando prossimo l’ingresso in città. C’era chi, in silenzio, procedeva sincronizzando i passi con quelli degli altri, chi scherzava con il vicino, chi contemplava la suggestione del paesaggio, puntellandosi sui bastoni. Sul ponte momenti di stupore, davanti all’incanto del mare calmo, sulle cui acque le imbarcazioni, ancorate ai pontili, indicavano sosta in attesa di partenza. Camminare, sentire la fatica,la fame e la sete, ma aver voglia di arrivare, mettersi in discussione, dimostrare a sé stessi e agli altri che si è in grado di essere protagonisti, se c’è uno scopo.
Questi giovani sono una forte espressione di vitalità, di desiderio di uscire dalla quotidianità monotona e complessa, bisogno di confrontarsi con gli altri per conoscere il meglio di sé, necessità di silenzi indispensabili per un cammino interiore, alla ricerca di ideali forti. Lungo il corso Vittorio Emanuele il gruppo si è snodato, aprendosi un varco tra le numerose persone che passeggiavano, accompagnato dagli sguardi e dalle domande dei più curiosi. In Basilica, davanti al simulacro del nostro antico pellegrino, il Santo martire Antioco, un momento di preghiera e di riflessione comune con Don Mario. Accaldati e sempre più stanchi, i giovani hanno trovato tregua sui banchi. Il corpo era esausto, ma l’animo sempre più leggero: la gioia traspariva dallo sguardo dei pellegrini . Hanno lasciato la comodità delle loro case, spinti da una forza interiore che li ha sollecitati a condividere quest’ esperienza straordinaria. Dopo la cena , si sono riposati e di buon mattino hanno ripreso la marcia, respirando l’aria fresca dell’alba che colora i loro sogni. Lungo il cammino hanno provato stupore davanti alla bellezza del creato, hanno ammirato le testimonianze storiche presenti nel territorio, innalzato al cielo canti e preghiere. Di lì a poco, la mèta ambita: l’incontro con il Papa. Il pellegrinaggio ha certamente rappresentato un’esperienza unica e indimenticabile che segnerà le loro scelte.
Sono convinta personalmente dell’importanza del Pellegrinaggio religioso rivolto in particolare ai giovani. Attraversiamo un periodo di disorientamento, di perdita dei valori. In un paese minacciato dalla secolarizzazione, dove prevalgono dubbi, incertezze, sfiducia nelle istituzioni, allontanandoci sempre di più dai principi cristiani, quest’esperienza, di forte valenza educativa, indica che la Chiesa vuole prendersi cura dei giovani, costruendo legami importanti, adeguandosi al loro linguaggio, venendo incontro alle loro aspettative. I volontari, gli educatori, laici, suore e sacerdoti, che credono nella forza dell’ascolto e dell’accompagnamento, sono strumenti indispensabili a cui va la nostra riconoscenza per il loro impegno generoso. E’una grande sfida che merita sostegno: aiutiamo i nostri giovani ad essere protagonisti di questo tempo.
Rosalba Cossu